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Tierno Monénembo was among the African authors invited to Rwanda after the 1994 Tutsi-Hutu massacre to “write genocide into memory.” In his novel The Oldest Orphan , that is precisely what Monénembo does, to devastating effect. Powerful testimony to an unspeakable historical reality, this story is told by an adolescent on death row in a prison in Kigali, the capital of Rwanda. Dispassionately, almost cynically, the teenager Faustin tells his tale, alternating between his days in jail, his adventures wandering the countryside after his parents and most of the people of his village have been massacred, and his escapades as a cheerful hoodlum in the streets of Kigali. Only slowly does the full horror of his parents’ death and his own experience return to Faustin. His realization strikes the reader with shattering force, for it carries in its wake the impossible but inescapable questions presented by such a murderous episode of history and such a crippling experience for a child, a people, and a nation.

96 pages, Hardcover

First published January 1, 2000

4 people are currently reading
113 people want to read

About the author

Tierno Monénembo

34 books7 followers
Thierno Saïdou Diallo, usually known as Tierno Monénembo (born 1947), is a Francophone Guinean novelist. Born in Guinea, he later lived in Senegal, Algeria, Morocco, and finally France since 1973. He has written eight books in all and was awarded the 2008 prix Renaudot for The King of Kahel (le Roi de Kahel).

His most noted book is said to be Pelourinho, which was set in Brazil. For the English-speaking world his significance was more for being one of the African authors invited to Rwanda after the 1994 Tutsi-Hutu massacre to "write genocide into memory." From this came the novel The Oldest Orphan; the 2004 translation by the University of Nebraska may be his most successful book in the English language. In November 2010 the English translation of le Roi de Kahel (The King of Kahel) was published by AmazonCrossing, Amazon.com's translated fiction publishing arm, it was the new publishing companies first translated and published book.

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Displaying 1 - 17 of 17 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,460 reviews2,434 followers
May 11, 2025
IL DOVERE DELLA MEMORIA

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Nel 1998 dodici artisti africani (dieci scrittori, un filmmaker e un artista figurativo) sono stati invitati a Kigali, capitale del Rwanda, nell’ambito del progetto “Rwanda: écrire par devoir de mémoire” (all’epoca il francese era ancora la seconda lingua del paese, dopo il kinyarwanda – in seguito è stato raggiunto e superato dall’inglese – perché la forza vincitrice, l’FPR di Paul Kagame, veniva dall’Uganda, paese anglofono, figlia delle diaspore seguite alla fine della colonizzazione belga). Si sono fermati alcuni giorni in Rwanda, sono stati accompagnati a visitare il paese, sono ritornati due anni dopo e hanno prodotto.
Tre dei risultati sono stati tradotti anche in italiano: Murambi, il libro delle ossa di Boubacar Boris Diop, L’ombra di Imana: viaggio al termine del Rwanda di Véronique Tadjo, e questo.
Il libro di Diop è bello, quello della Tadjo lo leggerò a breve, adesso parlo un po’ di questo di Monénembo, romanziere nato in Guinea e trasferito a Parigi ormai da quasi mezzo secolo.

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I vestiti dei cadaveri ritrovati anche a distanza di anni sono strumento che aiuta il riconoscimento dei corpi. Abiti e corpi, per la composizione del terreno rwandese, si sono conservati come mummificati.

Non è facile costruire un racconto di finzione che vuole contenere una verità come quella che appartiene al genocidio dei tutsi (1994): l’orrore è materia delicata da trattare, e maneggiare.
Tierno Monénembo sceglie, secondo me, la strada più ardua: perché sceglie di romanzare con trama densa e piena di eventi qualcosa che più rimane prossimo alla realtà dei fatti e più risulta un pugno alla bocca dello stomaco.
Quindi, direi che il primo errore di Monénembo è un eccesso di costruzione, di finzione narrativa.

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La vicenda di Faustin, all’epoca del genocidio dodicenne, figlio di padre hutu e madre tutsi (ennesima dimostrazione di come quelle due classi sociali, classi sociali molto più che razze, si fossero incontrate e intrecciate nel corso dei secoli, con matrimoni misti, dividendo la stessa lingua e la stessa religione, oltre che la stessa terra), oggi che ci racconta i fatti invece quindicenne, rinchiuso in carcere in attesa di giudizio, con rischio di condanna a morte, tutto sommato mi pare forzata, esageratamente complicata, poco verosimile, e dunque, poco credibile.

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A cominciare proprio dalla condanna a morte che all’epoca della pubblicazione di questo romanzo era un rischio per i genocidari, per chi si era macchiato di crimini plurimi contro l’umanità, non certo per la ragione di cui Faustin è accusato.
Il Rwanda è stato il primo paese della regione dei Grandi Laghi che ha abolito la pena di morte (2007). Nel 2000, anno di uscita del romanzo di Monénembo, le condanne a morte effettivamente eseguite erano state ‘solo’ 22. Uno dei rescapé che incontrai nel mio primo viaggio si lamentava proprio di questo: avremmo dovuto fucilarne subito almeno una dozzina, come a Norimberga, il processo di pace se ne sarebbe giovato.

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Una parte consistente dei massacri fu perpetrata all’arma bianca: machete, come in questa foto, e mazze chiodate.

Monénembo sceglie di lasciare alla diretta voce di Faustin il racconto: e questa voce, la voce di questo io narrante probabilmente perché Monénembo la vuole innestare delle conseguenze del trauma vissuto, inclusi i vuoti e salti di memoria, questa voce è irritante e sbruffona però puzza ancora di latte: il che rende il suo racconto indisponente spaccone e cinico sin dal principio, con brevi momenti di interesse per me lettore, nonostante l’argomento sia tra quelli che mi stanno maggiormente a cuore.
Un esempio su tutti: la leziosa insistita abitudine di far parlare Faustin in modo falsamente naïf con l’uso di termini storpiati (avventi per avvenimenti, taumatrismi presumibilmente per traumi, pedrofilo per pedofilo, pellicinina per penicillina, mercrocomo per mercurio cromo, pernangamato per permangato, Nozioni Unite per Nazioni Unite, Uaticano per Vaticano…).

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Ntituzabibagirwa

Accanto a queste presunte ingenuità di linguaggio, Monénembo per bocca di Faustin racconta orrori che sono indicibili, massacri di una crudeltà che lascia senza fiato. E lo stridore accresce, diventa inutilmente disturbante.

E quindi un po’ per questa ‘voce’ stridula e fastidiosa, un po’ perché subito qualcosa mi ha stonato, ho avviato un processo di fact checking che mi ha portato a dubitare di buona parte di quanto scritto, inclusi, addirittura, gli accenni alla Coppa d’Africa di calcio (le due squadre nominate come possibili vincitrici non entrarono neppure tra le prime quattro classificate).
Credo che anche la finzione letteraria dovrebbe porsi dei limiti, anche se l’intento di partenza è ‘buono’, è nobile.

Se uccidi un uomo, sei un assassino. Se ne uccidi migliaia, sei un conquistatore. Se li uccidi tutti, sei un dio.
Edmond Rostand in epigrafe.

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Profile Image for Issi.
685 reviews5 followers
February 1, 2013
Undoubtedly a compelling story, but terribly disjointed, with too much jumping back and forth in time.
Profile Image for Jark Lulle.
68 reviews1 follower
October 22, 2024
A poorly written story about something that needs to be put on paper.
Profile Image for Chema Caballero.
269 reviews21 followers
November 14, 2022
Es una historia del genocidio de Ruanda, pero no es una historia más, tiene un toque distinto. Aborda una nueva faceta, con los niños cuyos padres murieron y quedan en la calle. Es duro, tierno y mueve muchas cosas. Está traducido al castellano también.
Profile Image for Anis Ababsia.
1 review4 followers
May 20, 2016
L’aîné des orphelins : Témoignage traumatique du génocide rwandais.

L'aîné des orphelins est au génocide rwandais ce que sont L'Opium et le Bâton, et Voyage au bout de la nuit à d'autres massacres, à savoir, un témoignage historique magnifiquement bien écrit, poignant, et surtout, qui remplit avec le plus grand succès le dessein de son écriture : Marquer à jamais la mémoire de l'Homme.
La mémoire est en effet un terme clé, puisque c'est dans le cadre d'une résidence d'écriture organisée au lendemain du génocide rwandais en réaction au mutisme littéraire de l'Afrique face au génocide. "Rwanda : écrire par devoir de mémoire" est cette résidence ayant réunis de célèbres auteurs africains tel que Diop ou Waberi pour témoigner de l'hécatombe rwandaise. C'est dans ce contexte que L'aîné des orphelins est né.
Le récit se situe cinq ans après le génocide rwandais, en 1999. Faustin Nsenghimana, « l’aîné des orphelins », un garçon de 15 ans vient d’être condamné à mort. En attendant son exécution dans une des cellules surpeuplées d’une prison de Kigali, au Rwanda, il nous livre les souvenirs de ses cinq dernières années, comme ils lui viennent à l’esprit, sans leur donner un ordre particulier ou chronologique. Il raconte les signes avant-coureurs du génocide, les croix rouges peintes sur les maisons des Tutsis, les massacres, les réfugiés, les soldats, le chaos dans Kigali, la prison.

N.B : Je me réserverais de citer des extraits du roman dans l’analyse suivante, sauf en cas d’extrême nécessité. Le but n’est évidemment pas de vous gâcher sa lecture.

Procédés scripturaires :


I - Spatialité
« L’espace constitue une des matières premières de la texture romanesque. Il est intimement lié non seulement au point de vue, mais encore au temps de l’intrigue, ainsi qu’à une foule de problèmes stylistiques, psychologiques, thématiques qui, sans posséder de qualités spatiales à l’origine, en acquièrent cependant en littérature comme dans le langage quotidien »
Jean Weisgerber, L’espace romanesque, Ed. L’âge d’homme, Lausanne, 1999, p.19.
D’après les descriptions qui en sont faites, la prison apparait d’emblée comme un espace clos, asphyxiant, écrasant, et des plus précaires. Faustin a alors recours à ses souvenirs pour tenter de fuir la réalité angoissante de la prison. Il s’y réfugie, comme une échappatoire. C’est là que la magie de la double spatialité close opère, car l’ensemble des événements qui semblent revenir à Faustin en mémoire, se déroulent inexorablement dans des lieux non moins clos et précaires et que celui de la prison, tels que le bar, le « QG », l’orphelinat ou l’église. Premier signe traumatique par excellence. Fuir est impensable, impossible. Le corps comme l’esprit sont tous deux condamnés. La liberté et la grâce sont bannies même du domaine des songes.

II - Temporalité
« Quand on s’est terré autant que je venais de le faire, impossible de se souvenir ! L’image n’était pas bien nette : trop de fantômes et de zones d’ombres autour de lui, et la nature renvoyait de telles couleurs qu’on se serait cru dans un autre monde. » (p.16)
Au-delà de l’aspect onirique et cauchemardesque des descriptions mémorielles, un autre signe du trauma est manifeste : L’amnésie. Catharsis et ineffable vont ici de paire. Catharsis parce que la psyché peut délibérément recourir à l’amnésie pour des raisons thérapeutiques, tant les souvenirs peuvent-être funestes pour l’esprit. Ineffable ou indicible pour et par l’horreur et le désastre que ces derniers représentent. Dans les deux cas, la mémoire doit s’effacer de manière partielle ou complète.

III - L’oralité
L’aîné des orphelins est sans conteste un pilier majeur de la littérature africaine moderne. Et comme toute fiction africaine qui se respecte, elle a sa part d’oralité, présente ici par le biais de certaines formes : La proverbialisation, les mythes, la figure du sorcier, les prophéties. Cet aspect oral est bien entendu tout sauf fortuit. Il enduit le récit d’un aspect authentique, local, dans un souci de rigueur réaliste.

IV - L’humour et l’ironie
De même que le recours à la voix enfantine pour son caractère innocent, l’humour et l’ironie ont pour principal but de dédramatiser le tragique. Je me passerais d’analyse ici, et vous laisse juger par vous-même avec un extrait.
Faustin est jugé pour l’assassinat de son meilleur ami qu’il avait surpris en train de violer sa sœur. Dialogue entre Faustin et le juge :
« - Vous, si je couchais avec votre sœur, vous me feriez bien ce que j’ai fait à cette pourriture, non ? L’Honneur de la famille, ça ne se discute nulle part au monde, en tout cas, pas chez les Nsenghimana !
Certains rigolaient, d’autres applaudissaient. Bukuru me tirait nerveusement par la chemise en me faisant des gestes affolés. Quant à Claudine, son visage perlait de sueur, elle était au bord de l’évanouissement. Moi, j’étais fier de moi.
- C’est toi qu’on juge, Faustin, certainement pas le monde entier ! dit le troisième juge en s’étranglant de rage.
- Dis, moi Faustin, continua le deuxième juge, dans ce fameux QG, vous n’étiez pas que des petits saints si l’on en croit Tatien. Tu as bien couché avec des filles là-bas, je veux dire, les sœurs des autres, et personne, que je sache, ne t’a logé de balle dans le ventre ! …
- Justement, c’était les sœurs des autres ! » (p. 135, 136).

V - La subversion au service du témoignage
Subversion est synonyme de transgression. Transgression des normes scripturaires sous toutes ses formes (Bienséance, Chronologie, Linéarité, etc.) Un écrit subversif est n’est pas un écrit ordinaire, c’est un écrit qui transcende le banal, pour provoquer, pour choquer, pour marquer au fer rouge. Dans l’aîné des orphelins, Menenmbo n’y va pas de main morte en employant les techniques subversives suivantes pour faire de son roman un témoignage fidèle à la cruelle réalité du génocide :
1. La mort : Le lexique omniprésent de la mort laisse planer sur le lecteur un sentiment d’insécurité, cette impression que la mort est réellement aux aguets, partout et à tout moment. C’est dans une optique réaliste que l’écrivain choisit de créer ce lien précaire entre le lecteur et sa diégèse. De ce fait, Le lecteur est immergé en pleine atmosphère génocidaire.
2. L’abject : Le vocabulaire de l’abject dans toute sa crudité et son obscénité. Le lecteur ne peut rester indifférent face à la cruauté des conditions d’existence lors d’un génocide. Maladies, prostitution, viols de masse, massacres, absence de toute notion d’hygiène ou de morale, etc. Attention, âmes sensibles, s’abstenir :

« Agide, qui partage ma natte, a les couilles en compote. Quand la lumière du soleil arrive à percer les lézardes du mur, on peut voir ses boules qui flottent dans le pus et les vers blancs qui grouillent entre les jambes. » (p.22)

« La puanteur des caniveaux où, au fil des jours, la pisse des ivrognes et des putes avait surpassé en volume le sang coagulé et la cervelle gluante des cadavres. » (p.47)

3. L’obscène : Les descriptions des actes sexuels et autres langages du corps se font également sans pincettes. Pour cause, il s’agit là d’une facette du génocide trop peu évoquée sur laquelle l’auteur se doit d’insister. Les viols collectifs en toute liberté ne sont pas autant mentionnés que les massacres, et pourtant, c’est toute génération d’orphelins qui succèdera aux génocides. Un séisme social aux dégâts incommensurables.

Conclusion :
Faustin est-il victime ou bourreau ? L’aîné des orphelins aborde la même problématique soulevée par Allah n’est pas obligé d’Ahmadou Kourouma, traitant des enfants terroristes. La notion d’innocence est complètement annihilée lors d’un génocide, et les enfants continuent à en payer le prix même en post-génocide par leur illégitimité majoritaire. Les crises spatio-temporelles qui tissent le fil narratif du roman sont représentatives du déséquilibre social et psychique affectant les victimes du génocide. Tierno Menenmbo nous livre un parfait témoignage, avec un réalisme sans pareil des cruelles conditions du génocide rwandais. Vous n’en sortirez pas indemnes.
Profile Image for Danny Mason.
343 reviews11 followers
February 24, 2021
A difficult book, both because of the content and the structure, but one that's well worth reading. By portraying the genocide through the story of a single boy's experiences, it conveys the horrors of those events and the impact they had on individuals in a way fiction is uniquely equipped to do.
Profile Image for Loréna.
224 reviews11 followers
November 2, 2023
lecture qui laisse pas indifférent·e :( j'ai trouvé le texte vraiment judicieux dans la façon qu'il a de nous exposer les choses, et dans les réflexions dans lesquelles il nous plonge forcément
Profile Image for Christian.
143 reviews1 follower
March 5, 2022
"Sempre fica um pouco de vida, mesmo quando o diabo passa!"
Ótimo livro!
Muitos comentários de outros leitores fazem alusão ao recurso usado pelo escritor de não seguir um roteiro linear como sendo um dos pontos fracos do livro. Eu já acho que é um dos pontos fortes e uma sacada genial, de como ele liga o fim do livro e o destino de Faustin com o início da história. E como ele deixou esse início como último ato, como mensagem de que o genocídio não pode ser esquecido. Grande obra!
Profile Image for Fábio de Carvalho.
234 reviews13 followers
September 26, 2015
L'Aîné des orphelins profite d'une narration désordonnée, mais calculée, qui alterne à coups d'allers-retours entre les différentes années de la vie de son jeune protagoniste. L'intérêt de ce roman, en plus de son efficace narration, est sa manière de traiter le génocide non pas comme sujet principal, mais comme trame de fond. Bien qu'on y parle des horreurs du génocide, on y traite davantage de l'impact qu'a eu celui-ci sur la vie des jeunes survivants de la tragédie. Un roman qui fait réfléchir.
19 reviews1 follower
March 1, 2009
For most of this short novel we don't even know whether the protagonist was a victim or perpetrator in the genocide, but this novel isn't about the genocide, it's about the aftermath. This is an extremely powerful novel about the psychological trauma of the genocide that doesn't rely on a single cliche or statistic to get its point across.
Profile Image for Rachel Baker.
201 reviews5 followers
January 15, 2014
The structure is very challenging which made me engage in the narrative more objectively than I would have thought, given the story. But it also made the suspence sneak up on me so that by the end I was on the edge of my seat.
Profile Image for Allegra S.
627 reviews10 followers
April 17, 2014
I've read this book in the original French and the translated English. It's a very interesting (and undoubtably disturbing) read about the genocide in Rwanda told from the view of a child - shocking, unbelievable, and poignant. The last paragraph always leaves me with chills.
109 reviews
August 5, 2014
Jag själv var 14 år när det här hände. Folkmorden i Rwanda alltså. Men så lite jag visste, så skilda världar jag och den här pojken befann oss på. Skakande läsning.
Displaying 1 - 17 of 17 reviews

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