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Molotov e bigodini

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Finalmente la mitica rivoluzione del ’68 raccontata in chiave ironica e... da una donna!
Abbiamo letto centinaia di rievocazioni in tono eroico-celebrativo dei “formidabili” anni Sessanta e Settanta, ma ci pareva sempre che mancasse qualcosa, una grande assenza che determinava opacità e quasi un senso d’irrealtà in quei racconti... Era la voce delle donne a mancare (tranne forse le voci di Lila e Lenù), quell’altra “metà del cielo” che il ’68 l’ha fatto prima tra il ciclostile, la corte di qualche leaderino e maschi che volevano menar le mani, più tardi tra rivolta femminista e gruppi di autocoscienza. In questo romanzo la voce di una ragazza di quei tempi, squillante, ironica, curiosa, ci racconta le fughe da casa, le cotte per i bei rivoluzionari, gli amari risvegli, le botte coi fascisti, le estenuanti e fumose riunioni sulla linea politica, l’“andata” alla classe operaia, il “ritorno” alle intimità “piccolo-borghesi”, le amicizie femminili e le tante altre avventure di quell’epoca comunque straordinaria. Si ride davvero con questo romanzo ma, come si diceva una volta, s’impara pure tantissimo su una storia, un tempo, una rivoluzione di cui si può e si deve ridere senza rinnegarne gli aspetti più belli. A fronte dei cupi deliri brigatisti – con cui troppo spesso si rievoca quell’epoca – fa bene ascoltare la risata liberatrice con cui molte (e molti) accompagnarono quell’assalto al cielo.

351 pages, Kindle Edition

First published May 10, 2023

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16 (19%)
1 star
5 (6%)
Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,495 reviews2,474 followers
June 5, 2025
MIA SORELLA È FIGLIA UNICA


L’Italsider di Bagnoli negli anni Settanta, bomba ecologica a miccia corta.

Il 28 febbraio del 1969 Alice compie sedici anni e diventa comunista. O meglio, marxista-leninista. O meglio, maoista.
Per completare la trasformazione, si innamora di un compagno rivoluzionario che ha ventinove anni, una moglie e un figlio: ma siccome la moglie è francese e l’ha lasciato per tornare in Francia col bambino, Salvatore, il compagno rivoluzionario è sentimentalmente libero e disponibile. E per giunta interessato.
La trasformazione di Alice diventa davvero totale quando grazie a Salvatore Siciliano, di detto e di fatto, si libera della verginità.


Lo stabilimento dell’Alfa Romeo a Pomigliano d’Arco negli anni Settanta.

Solo che in casa di Alice sono sette figli e babbo, che è arrivato a Latina per la bonifica, gira con il rosario in tasca. Un rosario che si completa con un crocefisso.
E la mamma, che viene dal Polesine, vuole che la domenica tutta la famiglia vada alla messa. Babbo e mamma sono nati democristiani e moriranno democristiani, Alice lo sa, lo pensa, lo dice, lo minaccia, lo premonisce.

Non è facile fare la rivoluzione: il siciliano è geloso, e si dimentica un po’ troppo frequentemente che l’amore non è un monologo, si fa in due. E, intanto, l’amore è rimasto, c’è, esiste? Chissà. Però sposarsi serve a venire via da casa, a sottrarsi al giogo genitoriale. E quindi, vai con le nozze, per giunta in chiesa, perché anche se gli sposi sono rivoluzionari e atei, i genitori della sposa sono invece molto devoti e cattolici.


Latina negli anni Settanta, i ragazzi del chiosco.

Com’è un matrimonio tra due compagni maoisti e rivoluzionari? Com’è se la sposa deve ancora studiare per gli esami di maturità? Com’è se la giovane moglie una volta diplomata non gradisce essere al cento per cento a carico del marito e si cerca un’occupazione, studentessa lavoratrice, e il marito si sente sminuito, anche se in teoria è un rivoluzionario?
Ad Alice ne succedono di tutti i colori, passa dal vendere bigodini porta-a-porta al nascondere in borsa una bottiglia molotov, passa da angelo del ciclostile allo sguardo critico di Adorno. Aderisce a Lotta Continua che però qualche anno dopo si scioglie, ma nel frattempo lei è già uscita per aggregarsi a gruppi femministi: un percorso lungo, frastagliato, a base di inquietudine incertezza più tenacia. Un percorso che non è completato neppure quando finisce il romanzo che la porta fino alla soglia dei trent’anni, abbracciando tutto il decennio Settanta e i primi anni di quello seguente.


Come eravamo

Alice è corsara, spavalda, impertinente e più il racconto va avanti e più lei diventa un magnifico personaggio. Una splendida donna qualsiasi e assolutamente speciale.
Una prospettiva femminile, ironica e piacevolmente tagliente, sugli anni Settanta, sulla sinistra oltre la sinistra, sulla rivoluzione, sulla politica, ma anche sulla casa, il matrimonio, la famiglia, l’amicizia.


Roma, la stazione Termini negli anni Settanta, magnifico esempio di architettura made in 1950, oggi purtroppo irriconoscibile dopo i millanta scempianti interventi.
Profile Image for Daniele Scaglione.
Author 13 books16 followers
August 5, 2023
La mia vita in incognito

Pare vadano forte, di questi tempi, i romanzi che in realtà sono delle autobiografie però non lo dichiarano. Molotov e bigodini è uno di questi. La protagonista si chiama Alice Pannaci, ha un nutrito gruppo di fratelli uno dei quali si chiama Marco e ha un momento di militanza tra i fascisti, poi cambia completamente orientamento politico e alla fine diventa scrittore (non è difficile, dunque, individuare il vincitore del premio Strega 2010).

S'incontrano personaggi anche loro più o meno in incognito - ci sono un Erri e un Ottaviano: De Luca e Del Turco? - e altri ben palesati, tipo Bruno Trentin. Così come s'incontrano le varie vicende del nostro paese negli anni che vanno dai Sessanta ai primi Novanta.

Perché vadano così forte le biografie in incognito non lo so, ma nel caso di Amedea Pennacchi il risultato mi sembra gradevole. La sua vita è stata intensa, piena di militanza, studio, amori più o meno tormentati e tutto si mescola, in modo piacevole, in queste pagine.
Profile Image for Gabriella P.
307 reviews11 followers
April 13, 2025
Nel caleidoscopico panorama della narrativa contemporanea italiana, "Molotov e bigodini" tenta di raccontare un decennio di fermento storico, sociale e personale attraverso gli occhi di Alice, una giovane donna alle prese con il proprio percorso di emancipazione negli anni Settanta. Promettendo leggerezza ironica e un tocco dissacrante, il romanzo propone un racconto intimo e personale, ma lascia spazio a riflessioni controverse sulla sua esecuzione stilistica.

Il punto di forza dell’opera è il filtro narrativo offerto dalla protagonista. Attraverso lo sguardo soggettivo di Alice, Pennacchi tratteggia un mondo fatto di ribellioni casalinghe, sogni di libertà e contraddizioni culturali. Il romanzo si sviluppa come un viaggio nella quotidianità femminile di quegli anni, restituendo una prospettiva autentica e personale. Alice non è solo un personaggio, ma un prisma attraverso cui leggere le sfide, le incertezze e le speranze di un’intera generazione.

Uno degli intenti dichiarati di questo romanzo è utilizzare l’ironia per reinterpretare situazioni e dinamiche sociali dell’epoca. Tuttavia, il risultato non sempre colpisce nel segno. Ad esempio, la scena in cui la madre insegue Alice intorno al tavolo con l’intento di punirla fisicamente, viene narrata con un tono che vorrebbe essere divertente, ma che rischia di risultare dissonante, persino doloroso. Per chi ha vissuto esperienze simili, quella che dovrebbe essere una situazione comica si trasforma in un momento di introspezione, portando alla luce il peso culturale e personale di certi episodi dell’infanzia.

Una scelta narrativa interessante è l’utilizzo dei soprannomi per i personaggi maschili, un espediente che sembra ridimensionarli e reintrodurli in una dimensione ironica o caricaturale. Questo stratagemma, efficace nel contesto del punto di vista di Alice, riesce a mettere in risalto il viaggio interiore della protagonista, spostando il focus sugli aspetti più personali e meno epici degli anni Settanta.

Pur con alcuni momenti di autenticità e spunti interessanti, il romanzo risente di uno stile narrativo che fatica a trovare un equilibrio tra leggerezza e profondità. L’ironia promessa si perde in passaggi che, più che essere graffianti o originali, scivolano in una superficialità che non riesce a cogliere pienamente la portata storica e culturale degli eventi descritti. Dal mio punto di vista, l'insieme compromette la godibilità dell’opera.

Nonostante ciò, il libro rappresenta un tentativo interessante di reinterpretare gli anni Settanta attraverso uno sguardo femminile e intimo.
Profile Image for Cristina.
895 reviews38 followers
December 4, 2023
Fino a circa 3/4 il libro mi ha preso molto. Mi sono affezionata ad Alice, al suo impegno politico, la sua rivolta verso i genitori conservatori, la sua anarchia interiore, alle sue tribolazioni personali. E' stato molto interessante leggere (da chi c'è stato dentro) dei movimenti politici di sinistra del tempo, delle discussioni interne, delle lotte, anche violente, nel nome di un ideale, del femminismo le cui ali venivano tarpate già nei vari circoli, della rivoluzione sessuale.
Purtroppo poi le tribolazioni sentimentali sono diventate un po' troppe e troppo presenti, ed il libro si è spento senza trovare una conclusione degna, come se l'autrice, più si avvicinava all'era attuale, meno avesse da raccontare. Una progressiva normalizzazione, dagli ideali giovanili, al disincanto da adulta in carriera? Boh, non è dato sapere, il libro si conclude più o meno all'inizio degli anni 80.
Comunque l'autrice (ci vuole poco a dedurre sia una biografia romanzata) ha avuto una vita interessante, vissuta fino in fondo.
Certo mi sarebbe piaciuto leggere dei fratelli Pennacchi, pardon Pannacci, hanno avuto tutti vite interessanti.
Profile Image for Barbara.
146 reviews1 follower
October 12, 2025
Tanta lotta politica negli anni '70 a fare da fil rouge alla storia della protagonista, incasinata tra storie d'amore acerbe e malate, alla ricerca di un equilibrio. Perché la vita è un fluire tra scelte e conseguenze, tra decisioni prese e altre lasciate al caso col rischio di trovarsi dall'altra parte della barricata senza averlo previsto. Un'autobiografia non dichiarata.
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