Deludente, e mi dispiace. Mi dispiace perchè con la sua opera più famosa (L'arminuta) Donatella di Pietrantonio mi aveva davvero stupito in positivo, ma forse è proprio perchè le attese erano troppo alte che Borgo Sud è stata una delusione.
La selvaggia Adriana e la sua borghese sorella ritornata (arminuta, appunto) da un affido fallito, nonostante o forse a causa della loro immensa diversità crescono inseparabili, ed affrontano le felicità (poche) e le miserie (molte) di un Abruzzo secolo ventuno, rappresentato al meglio dal quartiere del porto che tutti conoscono come borgo sud. Inizio subito col dire che di mare ce n'è parecchio, in questo libro ambientato sulla costa adriatica, come è giusto che sia. C'è odore di salsedine, c'è puzza di pesce, c'è attesa sulla riva tra le pagine di Borgo sud: in generale l'autrice si dimostra capace di costruire atmosfere, di utilizzare al meglio l'ambientazione come risorsa. La stessa città di Grenoble nella quale la protagonista in prima persona si rifugia dopo il naufragio del proprio matrimonio è ben rappresentata e si riesce a percepire come una specie di antiPescara, la contrapposizione fioca e borghese della prorompente vitalità dei pescherecci abruzzesi.
Efficacia spaziale ma anche efficacia temporale, i salti di tempo sono frequenti ma molto ben gestiti, non ho mai fatto fatica a capire di che momento della vita delle due sorelle stessi leggendo.
strumenti importanti a servizio del confronto tra due mondi così diversi, quello povero di chi non ha affatto scontati i bisogni materiali, e quello medioborghese ed istruito, che si vede tutto garantito ma che non è detto che sia più felice. Adriana è tutta istinto e sentimento, vibra di passione, contagia con la sua iperattività, coi suoi problemi urgenti, ma anche con la sua animalesca mancanza di pudore la vita di chi gli sta vicino. Una vita talmente sul filo del rasoio che finisce spesso con la prigione, con la violenza, con la morte. L' io narrante (di cui non ricordo sia mai stato pronunciato il nome) che per puro caso ha avuto educazione ed istruzione superiore, ha un volto sicuramente più rispettabile ma soffocato dall'apparire, dalla rispettabilità ad ogni costo, dall'estasi dell'ipocrisia che non lascia il passo all'ira (emblematica la scena del confronto tra marito e professore universitario). Una vita talmente disgiunta da se stessa da arrivare, sfinita, a consumarsi tra gli appartamenti di una città fredda come un cadavere, circondata da montagne/mura, tra piante da pianerottolo ed un gatto condiviso col vecchio vicino.
Strumenti affilati al servizio di un parallelismo interessante, eppure il libro è una palla lo stesso.
Ho fatto davvero fatica a finirlo, tanta è stata la noia nella disperata attesa di qualcosa di nuovo. Non c'è davvero niente, in Borgo Sud, che non sia stato già detto mille altre volte da cent'anni a questa parte. Adriana? Sembra comare La Longa di Malavoglia. L'arminuta? Benvenuti nel mondo di Mastro don Gesualdo. Non se ne può veramente più di saghe familiari, credo che bisogni trovare il modo di raccontare il nostro tempo scostandosi da questo topos abusato.
Inoltre il libro è davvero troppo, troppo cinico. In una realtà complessa come la nostra le positività e le negatività sono strettamente interconnesse, e se è ingenuo ed infantile pensare che sia il migliore dei mondi possibili, è davvero irrealistico pensare che debba andare per forza tutto male. Tutt'al più, stanno nella mente dei personaggi ottimismo e pessimismo così radicali, ma questo approfondimento psicologico non c'è. Il tutto condito dal solito tradimento, dalla solita perversione sessuale buttata lì per insaporire il tutto ma che con l'idea del romanzo non centra proprio nulla. Ho letto da qualche parte che l'autrice parla in modo orgoglioso di questa parte del suo libro, che in effetti è scritta davvero molto bene, ma davvero non riesco a capire che cosa ci incastri, sembra qualcosa di aggiunto perchè la ciccia attaccata all'osso era poca cosa. Una penna di questo talento potrebbe magari scriverci un libro intero, ma qui non ci sta.
Il tutto finisce in modo assai violento, e questo invece può essere conseguenza logica del mondo vivo, sanguigno ed animalesco ritratto in borgo sud, ma che unito a quanto detto sopra mi infastidisce in quanto lettore maschio. Cosa siamo noi, una massa di fedifraghi, prendinculo e assassini? Da una mente raffinata come Donatella di Pietrantonio ha dimostrato di essere, mi aspettavo di meglio.
E non è la prima volta che me ne accorgo, libri scritti da penne di assoluto talento che però sono pieni di già visto. Questa è dunque l'alta letteratura italiana degli anni duemilaventi, saghe familiari, sodomie, strisce di droga e morti a caso? No cari Di Pietrantonio, La Gioia, Veronesi e via dicendo, non mi piace.
Riflette bene il tenore del libro la lettura di Valentina Bellè, monocorde, scolastica, recitata tecnicamente perfetta ma poco appassionata e stimolante. Mi sono sentito come davanti ad un aperitivo, in un locale in centro, di fronte ad una donna stupenda tirata come una corda di violino che si vede benissimo che si sta annoiando. Non piacevole.