L’idea iniziale, così enormemente farraginosa e intrigante al tempo stesso, avrebbe potuto sfociare in una sorta di esperimento del tipo Grande Fratello, con interessanti dinamiche tra gli occupanti della casa. In realtà, purtroppo (veramente, purtroppo, questi esperimenti in teoria li trovo geniali), è tutto di una noia disarmante. Tutti i personaggi sono o bidimensionali o caricature di sé stessi, i dialoghi sono sciatti, i sentimenti suonano falsi, perfino le scene di sesso sono alquanto deludenti. Non è un romanzo serio perché le riflessioni sono o confuse o didascaliche, non è un romanzo comico o ironico perché non si sorride nemmeno. È solo un romanzo non riuscito, con una parte centrale inutilmente lunga e ripetitiva, sonnolenta come un lungo sbadiglio. Le lettere finali riescono nell’ardua impresa di non aggiungere nulla alla caratterizzazione dei singoli personaggi che, di nuovo, purtroppo, continuano ad esprimersi come nelle 400 pagine precedenti, ovvero in maniera insulsa. Il capitolo finale? Da Big Brother a Liala.
Sufficienza risicata, 6- perché si intuiscono le potenzialità dell’autore.
C’è un però: mi è venuta voglia di leggere Gita al faro.