Vor sich eine weiße Wand und die herausfordernd leere Seite seines Notizhefts, ringt ein Schriftsteller um den ersten Satz. Und weil sich der an diesem heißen Berliner Sommertag partout nicht einstellen will, springt er auf, kontrolliert zum hundertsten Mal, ob sich der Zustand seiner Wohnung wieder verschlechtert hat: Das alte Mietshaus, in dem er mit seiner Frau und zwei Kindern lebt, wird von dem neuen amerikanischen Investor saniert, und nun senken sich die Böden ab. Die Wände zeigen Risse, und ist nicht sein ganzes Leben seitdem buchstäblich in eine Schieflage geraten? Er beschließt, dem amerikanischen Investor einen Brief zu schreiben. Natürlich führt auch dieser neue Plan zwangsläufig zur weißen Seite zurück, und je stärker und empathischer sich der Schriftsteller auf der Suche nach dem richtigen Einstieg in seinen Adressaten hineinversetzt, von dem er kaum mehr weiß, als dass dieser ständig in seinem Flugzeug die Welt umkreist, desto unbarmherziger wird er auf die eigene Lebenssituation zurückgeworfen. Furios und unentwegt Volten schlagend, entwickelt Jan Peter Bremer Szenen von aberwitziger Komik und erweist sich einmal mehr als Meister der hochprozentigen Parabel.
Uno scrittore, padre e marito, in crisi su tutti e tre i fronti, è il coprotagonista di questo bel libro di Jan Peter Bremer (il suo esordio). Crisi che si acuiscono quando l’appartamento dove vive con la sua famiglia viene acquistato da un fantomatico imprenditore americano (l’altro coprotagonista), costantemente in orbita sopra le loro teste a bordo del suo aereo privato e intenzionato a sfrattarli dalla stabile comodità abitativa e famigliare conquistata. Lo scrittore si rinchiuderà tra le quattro mura delle sue fantasie e delle sue paure, tra pavimenti che si inclinano, vecchie dirimpettaie da spiare, e una lettera da scrivere proprio a quella persona che sta cercando di sconvolgere oltremodo la sua vita; un personaggio dai contorni sfumati, ma onnipresente nel suo ruolo di avido distruttore. Un lungo monologo (con più piani di lettura), a tratti delirante e in altri quasi doloroso, animato dall’impossibilità dello scrittore-protagonista di fare alcunché, sempre più convinto che ogni sforzo sia destinato a perdersi nell’ennesimo e inutile passo falso, e via così, fino a ritrovarsi magari a dover ricominciare tutto daccapo, dal punto di partenza.