Allora, bambini, cosa abbiamo imparato sull'etnopsic- dal libro di Nathan?
- Servirebbe più etno-qualsiasicosa nel mondo, perché ci dimentichiamo troppo spesso, avendo noi una cultura particolarmente dominante e omogenea, che invece non siamo nel giusto per la sovraccitata ragione. La cultura è -strano a dirsi, tenetevi forte per questa rivelazione- decisamente un fattore culturale! E l'uomo, qualsiasi uomo anche noi quindi, ci cresce all'interno, ne viene plasmato fin da subito, fino a creare un universo di significati fondamentale.Quindi la persona è da comprendere anche alla luce della cultura in cui è cresciuto, e le situazioni possono essere interpretate in modi differenti. Uno che si dice affatturato o posseduto non è necessariamente pazzo o da deridere, dunque, ma sta già cercando di dare una definizione al proprio malessere.
I risvolti clinici interessano a qualcuno, bambini? No? Va', saltiamoli. Riprendiamo, allora: abbiamo imparato che….?
- Anche l'incesto è culturale. Ché in altre culture, sarei caldamente invitata a sposare il mio cugino di primo grado da parte di padre, ma non quello da parte di madre, quello proprio no. Se gli zii van bene non lo ricordo, ma i cognati sicuramente sì. Il tabù sui familiari in senso stretto, su questo credo che possiamo star tranquilli, è internazionale e interculturale.
- Se io fossi una paziente all'interno di una seduta orientata etnopsicologicamente, probabilmente avrei un'altissima, stratosferica, schiacciante ansia da prestazione, nonché una vaga sensazione di sovraffollamento. Perché qua non si prevede un solo terapeuta, nossignori, ma nemmeno solo due: c'è Nathan, c'è l'assistente maghrebina, c'è il coterapeuta del Camerun, quello senegalese, quello congolese, quello dell'Algeria e via discorrendo, una quindicina di coterapeuti a fronte di un solo paziente, in un'unica stanza, chiusa, con una quantità di aria limitata e troppi occhi in giro. Ansia. Ma proprio tanta ansia.
- Svariati etnopsicologi son fissati con la storia del sacrificio animale. Tutto il relativismo che volete ma questo no, vi prego!
- E' stato un libro non proprio illuminante ma molto piacevole da leggere. Teorico quel tanto che basta per fornire delle basi, e poi via di casi clinici.