C’è un protagonista che ha perso il suo posto nel mondo. Sta tornando dall’Antartide, luogo alieno, simbolo della sua disconnessione da sé e dagli altri.
Ci sono tre padri; uno morto, uno moribondo, uno scomparso.
C’è la montagna. Luminosa di giorno, verde come le acque del lago. Oscura di notte, nel buio del bosco. Misteriosa sempre.
I canoni sembrano quelli del thriller, ma sono al servizio di un racconto di sperdimento, di un viaggio per trovarsi o forse perdersi ancora di più.
Mi ha ricordato una serie tv come Fortitude, che si finge horror per dire altro, e lo fa ambientandosi nell’estremo nord. Ma mi ha fatto pensare anche a The Wicker Man (l’originale), film in cui lo straniero si addentra in un luogo isolato, confrontandosi con pratiche ancestrali.
È il secondo romanzo che leggo di Laura Pugno. Fin qui, la trovo una scrittrice ottima, che ama trattare il disturbante, ciò di cui non ci piace parlare, un’inquietudine condivisa.