Ho perso i libri “generazionali” della mia generazione perchè mi sentivo troppo impegnato a crescere, ma qualcuno riesco a recuperarlo.. e questo l’ho letto in una serata: troppo forte il déjà vu, l’impatto di un ventenne con la realtà infingarda dell’Italia alla fine degli anni ’80; a partire dal servizio militare (con le sue possibili alternative), istituzione che per molti rappresentava il vero incontro con lo Stato e le sue incongruenze.
Tutti noi che abbiamo compiuto i 18, e quindi ci siamo affacciati alla vita, alla fine degli ’80 abbiamo avuto queste sorprese da una società che appariva integralmente marcia e corrotta, dedita a sfruttarci prendendoci in giro: tanto più che esistevano ancora istituzioni, oggi tramontate, ma che allora si davano a queste attività su scala industriale: i partiti politici della “partitocrazia” e appunto l’esercito di leva.
Opera prima dell’autore, uscita nel ’94, si presenta come un epigono del “Giovane Holden” con un protagonista avulso da qualunque realtà (familiare, scolastica, lavorativa) e in rivolta contro tutto e tutti.
Culicchia fotografa tutti quei temi che oggi, trent’anni dopo, sono sulla bocca di tutti, ma allora erano nascosti prima dai lustrini della “Milano da bere”, poi, dopo che questa ebbe rivelato tutto il suo marcio, dal “nuovo miracolo italiano” berlusconiano che cercò di resuscitarla: l’immobilità sociale, la mancanza di prospettive per i giovani, la pervasività del privilegio e la corruzione come unica alternativa per ottenerne qualche briciola. La narrazione inizia quando il Muro di Berlino è ancora in piedi, ed è ambientata prima di Mani Pulite: direi che copre il triennio 1988-90: la cronologia non è rigorosa ma c’è il primo Salone del Libro di Torino, maggio ’88, e la contestazione universitaria della Pantera, iniziata nel dicembre ’89; Trump è già citato come esempio di palazzinaro arrivista e senza scrupoli (e il card. Ratzinger di intransigenza religiosa). Il film di Virzì “Ovosodo”, pochi anni dopo, riprenderà molto di questa storia.
Narrazione lineare, snella ed essenziale, ma ben ritmata e sapida: era la narrativa italiana degli anni ’90, ben esemplificata dalla star di quegli anni, Andrea De Carlo: esponente dell’alta borghesia intellettuale milanese quanto Culicchia lo è del proletariato torinese, liceo classico Berchet (quello dove insegnava Vecchioni) versus istituto tecnico per geometri, entrambi impegnati in una narrativa che riprendesse a narrare il presente delle nuove generazioni post ’68 e post ’77, grazie anche all’esempio di Tondelli.
NB: l’ossessione per le avances degli omosessuali non dovrebbe essere vista come omofobia, oltre tutto in un alievo di Tondelli:premesso che in quegli anni eravamo lontani dalla correttezza politica, penso sia soprattutto una metafora di come si potesse ottenere qualcosa solo attraverso favori sessuali; e dato che il protagonista è maschio, queste proposte potevano solo arrivare da omosessuali (si chiama Walter forse come Walter Alasia, il brigatista rosso morto ventenne in uno scontro a fuoco con la polizia a Sesto San Giovanni nel ’76, cugino primo dell’autore e di dieci anni più anziano).