Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.
Questo è uno degli incipit più famosi della narrativa e trovo sia perfetto anche per Lo diciamo a Liddy?, il delizioso romanzo di Anne Fine edito da Adelphi.
Bridie, Heather, Liddy e Stella sono quattro sorelle apparentemente molto legate. Diversissime tra loro, condividono ore di telefonate a catena, week end all'aperto, cene di Natale, fino a quando un pettegolezzo sul nuovo, e fino a quel momento perfetto, fidanzato di Liddy manda in crisi le altre tre, e soprattutto Bridie. Cosa fare? Dirlo a Liddy o no? Bridie, a differenza di Stella ed Heather, non ha dubbi, la sorella deve essere informata, perché tra loro non c’erano mai stati segreti (sicura Bridie?). Fino a quel momento!
Improvvisamente i loro rapporti si incrinano, e la trama del romanzo prende una piega talmente inaspettata da avermi lasciata incredula e divertita allo stesso tempo. Niente è scontato per Anne Fine, l’armonia e l’affetto che sembrava legare le quattro sorelle ad un certo punto svanisce e lascia il posto a sgomento, dolore e soprattutto tanta rabbia.
A un tratto capiva come mai c'erano famiglie che si dividevano per l'eredità di un vaso, fratelli che abitavano uno fianco all'altro e non si parlavano per colpa di una battuta infelice su una ex fidanzata, madri e figlie che si perdevano di vista per un commento tagliente sulla maleducazione dei nipoti. Com'è possibile, aveva sempre pensato finora, che uno stupidissimo vaso, per quanto prezioso, abbia la meglio su "tutte le altre cose"? Ma se non c'era niente, se "tutte le altre cose" erano una bolla di sapone, allora tanto valeva scegliere il vaso. Quando finalmente capisci che "tutte le altre cose" non contano più niente per nessuno, cominci a guardare il mondo da una prospettiva diversa.
La caratterizzazione delle protagoniste è perfetta, così come l'analisi psicologica dei loro comportamenti.
Anne Fine ha dimostrato un vero talento nel descrivere dinamiche famigliari e umane, senza cadere in scontati cliché; in pochissime pagine ha saputo condensare sentimenti di vendetta, indifferenza, atteggiamenti egoistici e cinici, dialoghi serrati, e il tutto è così credibile e reale da non sembrare affatto un romanzo.
Soltanto una figlia unica può commettere il tremendo errore di cercare di sfangarla con una maschera, perché se avesse una sorella sarebbe sempre lì pronta a strappargliela.