È una sera di ottobre del 1942. La locanda di Proskurov è gremita di militari in trasferta. Il pastore venuto ad assistere un condannato a morte deve dividere la stanza con un capitano in partenza per il fronte di Stalingrado. È la guerra, la guerra di Hitler. La notte è nera e tempestosa, la follia nazista e la morte ammorbano l'aria, eppure in quella stanza trionfa la vita. La bella Melanie sale le scale di nascosto e viene ad abbracciare per l'ultima volta il suo capitano. In tre dividono pane e miele, un sorso di caffè vero. Poi, mentre gli amanti si appartano in un angolo, il pastore si immerge nella storia dell'uomo che verrà fucilato per diserzione: negli atti del processo trova la strada per giungere al suo cuore. E in carcere, più tardi, pastore e condannato si dicono addio come fratelli. All'alba il plotone d'esecuzione si metterà in marcia, l'aereo del capitano decollerà per Stalingrado. Ma in quella notte inquieta sguardi, abbracci, voci e parole uniscono per sempre, e rendono giustizia assoluta.
«Non mi azzardo a spegnere completamente la luce. Non posso addormentarmi. Nessuno può addormentarsi, di questi tempi. Questa è la guerra, la guerra di Hitler.»
Notte inquieta, Notte in treno, Il silenzio del mare, La luna è tramontata: quattro storie differenti per raccontare in una manciata di pagine tutto quello che separa la vita dalla morte, la pace dalla guerra, la follia dalla ragione. Bello e disarmante nella sua semplicità, ma complesso nell’opporre, nel suo solo apparente immobilismo, una resistenza umana agli orrori della guerra fatta solo di sguardi, di parole, di silenzi.
Qui una bella recensione su uno dei film tratti da questo racconto.
Si consiglio dei miei due librai angel and devil, Fabrizio e Antonello. Un classico Seconda guerra mondiale. Ottobre del '42 per l'esattezza. Un pastore, chiamato all'esecuzione di un condannato a morte per impartire l'estrema unzione, divide la stanza con un capitano in partenza per il fronte di Stalingrado. Atmosfera cupa ma che scalpita a favore della vita. Prosa magistrale. Non è un libro da leggere sotto l'ombrellone È intenso e molto doloroso a mio dire. Ne consiglierei la lettura in una giornata piovosa in montagna davanti al camino acceso, per chi può. Sarebbe perfetto.
Un pastore evangelico che fa parte della Wermacht, deve dare conforto a Fedor Baranowski, un soldato tedesco condannato a morte, siamo nel 1942 a Proskurov in Ucraina. Segue tutto il rituale che si svolge nel rispettoso silenzio e con una delicatezza che impressiona. Il pastore vuole capire, cerca nella storia del condannato, cosa lo ha condotto alla diserzione che è il motivo della sua condanna. Studia gli atti del processo e trova che una speranza aveva strappato l'uomo dalla crudeltà della guerra. Ora quella speranza sta solo in una richiesta di grazia che non arriverà mai. Il disertore ha rischiato tutto per amore, quello per Ljuba, una ragazza ucraina L'autore (1908-2000) è stato cappellano militare durante la Seconda Guerra Mondiale, vocazione lasciata per diventare scrittore. Tutto si svolge in una notte, dove la disumanità della guerra è protagonista involontaria negli uomini che non possono fare altro che starne dentro, come succede anche al cappellano. Parallelamente a una storia che sta per terminare con la morte, c'è anche quella del capitano Brentano in partenza per Stalingrado e della sua amata Melania. Una nuova speranza affiora tra le righe, il cappellano però è impotente nel destino di questi giovani e può usare solo la preghiera e parole di conforto.
L’autore riesce incredibilmente a trasportarti, in poche pagine, all’interno della sua storia. Le parole sembrano quasi sfiorarti e ti rendi conto che la realtà che percepisci intorno a te é contaminata da quello che stai vivendo nel libro. Intenso e profondo come l’abisso. Ci si ricorda del male per poi dimenticarlo.
Alcuni passi illuminanti, ma altre parti un po' lasciate in superficie, certo è un racconto breve, scritto bene, la tematica per alcuni versi pare attuale, ahimè.
Sono poche pagine, ma dense e lievi allo stesso tempo. È una leggerezza dolorosa, che trafigge come una pallottola e resta dentro, scavando. L’altra faccia della guerra, che è follia e distruzione, ma anche umanità e amore. In una manciata di ore (ma potrebbero essere secondi o sembrare anni) si racchiude la verità della vita e della morte, dell’amore, dell’onore e della dignità.
“Questa è la dolcezza dell'amore: le ore diventano anni. E questa è la saggezza dell'amore: l'attimo si fa lungo come un anno. Hanno una notte sola, quei due. Ma vuol dire: per sempre.”
Ore inquiete che custodiscono briciole di intimità e condivisione e conforto; ore in cui è inevitabile fare i conti con la propria esistenza e si mette in discussione ciò in cui si crede.
“Bisogna sconsacrare la guerra. Toglierle ogni incanto. Bisogna inculcare nella coscienza umana la certezza di come sia banale e laido questo mestiere di soldato. Che l'Iliade rimanga l'Iliade e il Canto dei Nibelunghi quel che è; ma noi dobbiamo sapere che lavorare con una pala e una zappa è più onorevole che andare a caccia di decorazioni. Dobbiamo dire che la guerra è sudore, pus, orina. Dopodomani lo sopranno tutti e lo sapranno per qualche anno. Ma lasci che passi un decennio e vedremo di nuovo crescere i miti, come gramigna. E allora ciascuno di noi dovrà essere al suo posto, con una buona falce.”
“Non c’era bisogno di parlare. In cima ai monti e nell’abisso tacciono le conversazioni; e quanto sia grande la distanza tra quelle e questi, solo Iddio lo sa. Iddio e coloro che si amano.”
“... il suo volto, tutto il suo essere, era come spalancato e offerto alla notte. Lo capiva bene: l’avvenire era impenetrabile. Ma sarebbe stato colmo di forza e di vita.”
Questo libro è un gioiellino. Mi ha fatto venire voglia di rileggere “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman. Quattro stelline mezzo.
Un libro breve ma profondissimo. Seconda guerra mondiale, il cappellano militare viene convocato urgentemente per una missione dell'ultima ora: il mattino presto alle 5.45 verrà fucilato il disertore Baranowski, poiche il giudice ha ufficialmente rifiutato la sua domanda di grazia. Trascorrerà quest'ultima notte ignaro, tutti sanno della sua imminente esecuzione tranne lui. Seguiamo il cappellano nella sua notte inquieta. Prima l'incontro con lo sgradevole ufficiale Kartuschke, una di quelle persone violente e maligne che in guerra fioriscono. Poi l'incontro con i detenuti, adesso soldati condannati per diserzione o furto, in un mondo alternativo senza conflitto mondiale giovani che mai sarebbero stati condannati ad alcunché. Poi la notte alla locanda, a studiare l'incartamento di Baranowski, a cercare di capire l'uomo, la vicenda intima. La condivisione della stanza con un soldato in partenza per la Russia, la sua ultima notte in Germania spesa con la fidanzata Melanie, infermiera. Infine l'incontro con lo spirito affine del Tenente Tenet. Il codice militare non si può infrangere, bisogna fare, ubbidire, rispettare. Ma loro saranno vigili quando tutto finirà, avranno un nuovo dovere e lo dovranno rispettare: dovranno sconsacrare la guerra, inculcare bene nelle teste che la guerra è devastazione, e che andare a caccia di medaglie non è un vanto, è una rovina. Gran bel libro, ti trascina subito al suo interno in questa atmosfera buia, carica di pensieri, meditativa, seria, profonda. Consigliato.
Goes dà voce ad un cappellano militare che è tenuto a dare sostegno spirituale ad un condannato a morte, Baranowski. Siamo nel 1942, in piena seconda guerra mondiale e l’autore opera in una piena atmosfera teatrale che non mi ha coinvolto a pieno. Paradossalmente, nonostante il suo ruolo, il cappellano ha una visione molto pragmatica e terrena della vita, rimandando a Dio solo nel momento del suo lavoro con Baranowski. Durante la sua esperienza che lo porta all’accompagnamento alla fucilazione del giovane si trova davanti a uomini frustrati, abituati a prendere e a dare ordini, quasi tutti stremati come lui dalle ingiustizie della guerra. Infatti partiamo vedendo attraverso i suoi occhi il tenente Ernst, che sa che avrà sulla coscienza quel gesto che porterà via la vita di uomo, per arrivare a Brentano, un capitano in partenza per Stalingrado, città dalla quale non tornerà mai. Il cappellano trascorre nella stanza di Brentano la notte prima della partenza di quest’ultimo, raggiunti poi dalla fidanzata del capitano arrivata in gran segreto.
Goes dà una visione alternativa della guerra, quella fatta di silenzi e ordini eseguiti di fronte alla crudeltà dell’omertà; dà voce alla quotidianità di soldati rassegnati, disillusi nei confronti della vita che guardano alla morte come una liberazione; dà spazio all’amore e ai semplici gesti come via di fuga e dà alle parole l’importanza e la vacuità che in un momento storico così imperdonabile si trovano ad assumere.
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Non mi ha convinto del tutto. non è un brutto libro, per carità, ma ho fatto fatica ad entrarci. non per lontananza di ambientazione, quanto per scarsità descrittiva, che mi ha messo in difficoltà nell'immaginarmi le situazioni e i personaggi. è perfettamente teatrale: c'è uno sfondo (una notte), un fulcro (il protagonista) attorno al quale ruotano e si presentano sulla scena vari personaggi con i loro monologhi di vita. è tutto sommato un libro poco maturo, dal punto di vista della scrittura intendo. è come se ci fosse una forte intuizione centrale (narrare più vite facendole ruotare attorno ad una condanna a morte) con una scarsa sceneggiatura di contorno. e poi mi è parso troppo semplice. hitler è il male, tutto è ingiusto, tutto è senza senso; quando tutto passerà, il senso e la giustizia torneranno. boh, al momento ho voglia di interstizi più complicati, male e bene indefiniti e mischiati, per vedere cosa ne esce fuori.
Un piccolo racconto che vale qualche romanzo. La capacità di vedere l'altro, di accoglierlo e capirlo, interpretare la storia personale, proiettarsi nel destino dell'altro. Un senso di partecipazione così grande, un doloroso appello a restare umani. La guerra, tremenda, da perdere per essere degni di poter vivere... "Ma che dovevamo perdere quella guerra, se volevamo avere ancora, in futuro, una vita degna di un uomo, solo pochissimi, a quel tempo, l'avevano capito." "Tuttavia, quell'ombra tetra che si diffondeva sulla sala non annunciava forse che era impossibile ingannarsi più a lungo sulla realtà, non rivelava forse una verità semplice e severa, e cioè che l'ingiustizia non può portare al Bene?"
“Es ist verboten. Natürlich ist es verboten. Es ist überhaupt verboten, ein Mensch zu sein. Aber es ist der Wille eines Sterbenden, ein Testament. Hol der Teufel diesen Krieg und seine Befehle.”
Ein Einblick in einen mehr oder weniger alltäglichen Tag eines evangelischen Kriegspfarrers im 2. Weltkrieg (Ende 1942): Szenario einer Erschießung eines fahnenflüchtigen Soldaten in der Ukraine. Dabei sucht der Pfarrer in erster Linie Spuren von Menschlichkeit und stellt die Schuldfrage. Und nicht zuletzt: Was kann man (nicht nur in einer solchen Extremsituation) angesichts hier auf Erden trotz allen Leids tun? - Glaube, Liebe Hoffnung
Auch aus der Perspektive von Historiker/-innen spannend (nota bene: verfasst nach Kriegsende 1949)!
E' un libro che si fa leggere, anche se, personalmente, mi sembra che resti troppo in superficie, come se l'autore non riuscisse ad affondare il colpo, come la dolorosità della storia avrebbe meritato.
In un pomeriggio ho letto questo libricino che mi ha catapultata nella seconda guerra mondiale in Ucraina. E subito si legge la tragedia di tutte le guerre con le assurde regole e i conflitti personali che tutti i coinvolti vivono in ogni momento. Molto attuale e demoralizzante
Breve e incisivo, un racconto senza fronzoli. I fatti parlano da sé: l'orrore e l'infamia della guerra emergono da una quotidianità sconfortante, così come i sentimenti più alti e nobili non necessitano di grandi giri di parole, ma sono racchiusi nell'intimità di uno sguardo o nella franchezza di un gesto.
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"Nella stufa c'era un fuoco vivace; ma tutti rabbrividivano dal freddo. Come poteva essere altrimenti? In prossimità della morte la vita rabbrividisce."
"Strana è la capacità migratoria dell'anima: un rumore isolato basta a ridestare tutta un'età del passato."
"È questo, la guerra. Può anche succedere di esser trasferito da Oriente a Occidente attraversando la città dove sei nato, senza nemmeno poter scendere dal treno. E tu te ne stai appoggiato al finestrino e vedi passare il balcone di casa tua. Magari hai fortuna: tua moglie sta stendendo la biancheria, ne puoi scorgere il vestito rosso e i capelli neri."
http://de.wikipedia.org/wiki/Albrecht... Albrecht Goes (* 22. März 1908 in Langenbeutingen; † 23. Februar 2000 in Stuttgart-Rohr) war ein deutscher Schriftsteller und protestantischer Theologe.