In un mondo in cui esiste solo l'informazione, che si avvita su se stessa, parla di se stessa, megafono del nulla, quel poco di realtà che c'è ancora è ignorata dai media e quindi non esiste, perché come dice lo slogan di Teleworld "fatto è la notizia e la notizia è il fatto". Il distacco tra virtuale e reale è ormai completo. Insospettito da alcuni segnali il protagonista, Matteo, in tre giorni di ricerca angosciosa durante i quali assiste a episodi di inaudita e gratuita violenza, di cui nessuno dà conto, scoprirà questa verità di cui gli altri, paghi e storditi dall'incessante rumore di fondo dei media, non sembrano preoccuparsi o avere coscienza. Matteo è un uomo in grigio, ingenuo e mite. Né eroe né rivoluzionario, la sua ribellione sarà la morte. Mentre il mondo dell'informazione, a causa di un blackout, imploderà su se stesso e scomparirà insieme ai suoi aiutanti. Il finale del libro, che a suo modo è anche un giallo, è a sorpresa.
Massimo Fini, di padre toscano e madre russa, è nato sul lago di Como. Dopo la laurea in giurisprudenza, ha lavorato come impiegato alla Pirelli, copywriter, pubblicitario, bookmaker, giocatore di poker. Arriva al giornalismo nel 1970. Attualmente lavora per Il "Fatto Quotidiano", ed "Il Gazzettino".
Ogni tanto, durante le discussioni con mia madre, salta fuori la mitica frase, pronunciata di solito nel tentativo di suggellare la sua ragione "ma lo hanno detto alla televisione", affermazione alla quale io faccio grasse risate, perché la televisione non ce l'ho. E Fini ci presenta un futuro, nemmeno troppo lontano, in cui non solo una cosa è vera perché l'hanno detto alla televisione, ma nel quale non esiste più la realtà, bensì solo la sua rappresentazione. Sarà necessario un violento atto autodistruttivo per portare al collasso questo mondo, ma, si sa, ne uccide più la penna che la spada, e la residua umanità post catastrofe troverà il modo di far zampillare di nuovo la fonte delle informazioni. Il libro è abbastanza ben scritto, anche se a volte è difficile intuire il rapporto di causa/effetto di alcuni episodi. Esilaranti i lunghi brani "informativi", scritti col tipico linguaggio tuttologico assolutamente vuoto di contenuti e semanticamente riducibile a zero a cui ci stanno abituando i vari media.