Finché non capirà il significato degli Archetipi, l'uomo sarà dualista, in perenne lotta fra il bene e il male. "Ogni aspetto creativo dell'universo è semplificabile a tal punto da corrispondere a una delle innumerevoli combinazioni di questi segni sacri. Nell'antichità, gli Archetipi erano conosciuti e usati, su di essi furono costruiti i primi linguaggi; anche Socrate e Platone erano consapevoli della loro esistenza ed erano in grado di usarli, ottenendo così una comprensione profonda dei fatti della vita. Col pensiero dialettico non si è risolto nessun problema, ma, uscendo dalle forme e osservando il proprio pensiero e i suoi Archetipi, l'uomo sta per scoprire di avere la stessa matrice universale da cui sono nati tutti gli esseri viventi e da cui è uscito l'intero cosmo. Il piccolo uomo comincia a scoprire il Grande Uomo, quello che non ha confini. E ne sente la voce". La stessa che hanno sentito e trasmesso tutti i pionieri degli Archetipi.
Archetipi: ne aveva già parlato Socrate a Platone definendoli "i mattoni del pensiero", oltre lo spazio e il tempo, immagini eterne e viventi.
Ma altri saggi dell'antichità come Abramo, Akhenaton o Pitagora se ne occuparono nel corso della loro vita, così come anche nella nostra storia recente ci sono stati esempi di noti studiosi come F. Myers, D. Diringer, C.G. Jung che hanno cercato di dipanare l'intricata matassa che porta alla soluzione del mistero cosmico ad essi correlato.
la parte iniziale e la parte finale sono interessanti, mentre quella centrale sembra quasi un libro di scienza delle costruzioni per ingegneria l'intento di pincherle era certamente quello di mostrare qualcosa oltre l'evidenza e sebbene lo sforzo sia apprezzabile, questo qualcosa sembra più presente nella parole finali di socrate che nella descrizione del tornio, delle tenaglie, etc.
Il libro non mi ha soddisfatta. Primo, manca la bibliografia. Vengono citati autori e brani dell'antichità e del passato senza citare i testi di riferimento. Secondo, mi sembra di capire che l'autore per individuare gli archetipi utilizzi il metodo dell' "osservazione comparata "che fa dire a Socrate essere il suo metodo. Ma non specifica da quale opera trae il brano. Terzo, propone dei giudizi storico-morali sulla figura di Mosè che mi lasciano perplessa. Ma da quali fonti li ha dedotti? Per il resto ha delle opinioni personali e sociali che posso condividere, ma il suo modo di affrontare l'argomento specifico degli archetipi, mi fa dubitare della saggezza delle sue deduzioni, per quanto ammetto che sarei contenta che le cose stessero come lui dice.