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Ceux de la soif
Frantz Müller et Rita sont venus se réfugier dans la solitude d'une île perdue des Galapagos. Mais la civilisation ne tarde pas à les rattraper, avec son cortège de conflits et de crises... Simenon excelle dans ce récit où des personnages tourmentés cherchent vainement dans l'exotisme la solution de leurs troubles intérieurs.
- GenresFiction
215 pages, Mass Market Paperback
First published January 1, 1938
About the author
Georges Simenon
2,657 books2,449 followersGeorges Joseph Christian Simenon (1903 – 1989) was a Belgian writer. A prolific author who published nearly 500 novels and numerous short works, Simenon is best known as the creator of the fictional detective Jules Maigret.
Although he never resided in Belgium after 1922, he remained a Belgian citizen throughout his life.
Simenon was one of the most prolific writers of the twentieth century, capable of writing 60 to 80 pages per day. His oeuvre includes nearly 200 novels, over 150 novellas, several autobiographical works, numerous articles, and scores of pulp novels written under more than two dozen pseudonyms. Altogether, about 550 million copies of his works have been printed.
He is best known, however, for his 75 novels and 28 short stories featuring Commissaire Maigret. The first novel in the series, Pietr-le-Letton, appeared in 1931; the last one, Maigret et M. Charles, was published in 1972. The Maigret novels were translated into all major languages and several of them were turned into films and radio plays. Two television series (1960-63 and 1992-93) have been made in Great Britain.
During his "American" period, Simenon reached the height of his creative powers, and several novels of those years were inspired by the context in which they were written (Trois chambres à Manhattan (1946), Maigret à New York (1947), Maigret se fâche (1947)).
Simenon also wrote a large number of "psychological novels", such as La neige était sale (1948) or Le fils (1957), as well as several autobiographical works, in particular Je me souviens (1945), Pedigree (1948), Mémoires intimes (1981).
In 1966, Simenon was given the MWA's highest honor, the Grand Master Award.
In 2005 he was nominated for the title of De Grootste Belg (The Greatest Belgian). In the Flemish version he ended 77th place. In the Walloon version he ended 10th place.
Although he never resided in Belgium after 1922, he remained a Belgian citizen throughout his life.
Simenon was one of the most prolific writers of the twentieth century, capable of writing 60 to 80 pages per day. His oeuvre includes nearly 200 novels, over 150 novellas, several autobiographical works, numerous articles, and scores of pulp novels written under more than two dozen pseudonyms. Altogether, about 550 million copies of his works have been printed.
He is best known, however, for his 75 novels and 28 short stories featuring Commissaire Maigret. The first novel in the series, Pietr-le-Letton, appeared in 1931; the last one, Maigret et M. Charles, was published in 1972. The Maigret novels were translated into all major languages and several of them were turned into films and radio plays. Two television series (1960-63 and 1992-93) have been made in Great Britain.
During his "American" period, Simenon reached the height of his creative powers, and several novels of those years were inspired by the context in which they were written (Trois chambres à Manhattan (1946), Maigret à New York (1947), Maigret se fâche (1947)).
Simenon also wrote a large number of "psychological novels", such as La neige était sale (1948) or Le fils (1957), as well as several autobiographical works, in particular Je me souviens (1945), Pedigree (1948), Mémoires intimes (1981).
In 1966, Simenon was given the MWA's highest honor, the Grand Master Award.
In 2005 he was nominated for the title of De Grootste Belg (The Greatest Belgian). In the Flemish version he ended 77th place. In the Walloon version he ended 10th place.
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Displaying 1 - 25 of 25 reviews
January 12, 2024
Un Simenon anomalo nella produzione classica, con una ambientazione "tropical-selvaggia" dove ambienta un simil-dramma pieno di pazzi furiosi :-)
Perchè non saprei come altro definire quella congerie di protagonisti:
- il professor Muller, stimato dottore che si estrania dalla società e se ne va su un'isola deserta e un tantinello inospitale per vivere una roba tipo "nudi e crudi" con la sua adorante assistente ed ex amante* Rita (*ex perché Muller ha deciso che non farà più sesso che è una attività troppo svilente ed esuberante per il suo nuovo scarno io).
- i coniugi Hermann che arrivano sull'isola alla ricerca di un clima confacente al figlio Jeff (che a me è sembrato più che tubercolotico, mezzo scemo) e vivono a metà tra il naturismo di Muller e una bucolica allure agricola
- il norvegese Larsen che ogni tanto arriva in barca per fare 4 chiacchere ma si innamora di
- la Contessa, una tipa abbastanza fuori di testa che arriva con l'idea di aprire un hotel (quello del titolo) per ricconi annoiati, con al seguito Nic (un truffatore che si spaccia per la qualunque ed è amante della Contessa) e Klaus (un ventenne tedesco ammaliato dalla Contessa che fa lo schiavo per entrambi, costruendo l'hotel, e lavorando per consentire loro di non fare nulla)
- un asino domestico, a cui Muller e Rita sono molto affezionati ma che fa la fine di quello di Buridano
Succedono diverse cose, in special modo la Contessa&co bevono bevono bevono e tentano di irretire gli altri abitanti principalmente con orge ipoteticamente sfrenate ma che a causa del limitato numero dei partecipanti risultano essere noiose a loro stessi.
Ogni tanto arriva uno yacht che porta alcol e sigarette (Lord Bembridge è il mio top di gamma, con la sua volontà di viaggiare in tutto il mondo rimanendo sempre a bordo dello yacht senza mai mettere piede a terra)
Alla fine la siccità mette alla prova la resistenza delle persone, forse succede qualcosa, , ma l'effetto è di chiudere il libro con una discreta arsura in gola, e una sensazione di pericolo imminente dietro le foglie.
Il libro si chiude, come tutti i romanzi di Simenon, con la data e il luogo, in questo caso ci fa pensare che Tahiti nel 1935 non fosse poi tutto questo splendore se ha portato a questo incubo :-)
Perchè non saprei come altro definire quella congerie di protagonisti:
- il professor Muller, stimato dottore che si estrania dalla società e se ne va su un'isola deserta e un tantinello inospitale per vivere una roba tipo "nudi e crudi" con la sua adorante assistente ed ex amante* Rita (*ex perché Muller ha deciso che non farà più sesso che è una attività troppo svilente ed esuberante per il suo nuovo scarno io).
- i coniugi Hermann che arrivano sull'isola alla ricerca di un clima confacente al figlio Jeff (che a me è sembrato più che tubercolotico, mezzo scemo) e vivono a metà tra il naturismo di Muller e una bucolica allure agricola
- il norvegese Larsen che ogni tanto arriva in barca per fare 4 chiacchere ma si innamora di
- la Contessa, una tipa abbastanza fuori di testa che arriva con l'idea di aprire un hotel (quello del titolo) per ricconi annoiati, con al seguito Nic (un truffatore che si spaccia per la qualunque ed è amante della Contessa) e Klaus (un ventenne tedesco ammaliato dalla Contessa che fa lo schiavo per entrambi, costruendo l'hotel, e lavorando per consentire loro di non fare nulla)
- un asino domestico, a cui Muller e Rita sono molto affezionati ma che fa la fine di quello di Buridano
Succedono diverse cose, in special modo la Contessa&co bevono bevono bevono e tentano di irretire gli altri abitanti principalmente con orge ipoteticamente sfrenate ma che a causa del limitato numero dei partecipanti risultano essere noiose a loro stessi.
Ogni tanto arriva uno yacht che porta alcol e sigarette (Lord Bembridge è il mio top di gamma, con la sua volontà di viaggiare in tutto il mondo rimanendo sempre a bordo dello yacht senza mai mettere piede a terra)
Alla fine la siccità mette alla prova la resistenza delle persone, forse succede qualcosa, , ma l'effetto è di chiudere il libro con una discreta arsura in gola, e una sensazione di pericolo imminente dietro le foglie.
Il libro si chiude, come tutti i romanzi di Simenon, con la data e il luogo, in questo caso ci fa pensare che Tahiti nel 1935 non fosse poi tutto questo splendore se ha portato a questo incubo :-)
December 15, 2023
Magnifica storia con personaggi incredibili per bellezza e realismo. Simenon dà dipendenza.
March 3, 2019
Una sorta di anacronistica "Isola dei Famosi" senza telecamere (ovviamente), il tentativo di tornare alla natura come in un'utopia robinsoniana, che fallisce miseramente. Il romanzo è basato su fatti veri, avvenuti proprio negli anni '30 a Floreana, un'isola semideserta delle Galapagos; fatti che sono tuttora avvolti in un fitto mistero (e ormai l'ultima rimasta dei coloni originari, Margaret Wittmer - ovvero la Maria Herrmann del romanzo - è morta nel 2000 all'età di 95 anni); Simenon si è limitato a cambiare i nomi dei protagonisti e a farci vedere alcune modalità del comportamento umano in caso di difficoltà estreme come la mancanza d'acqua e la difficoltà a entrare in contatto con la civiltà in caso di bisogno.
March 4, 2026
Il mio primo incontro con Georges Simenon. Non sapevo bene cosa aspettarmi, e forse proprio per questo l’esperienza è stata ancora più positiva.
Quello che mi ha colpito di più è l’atmosfera: sospesa, quasi immobile. L’ambientazione isolata non è solo uno sfondo esotico, ma diventa una presenza viva, che osserva e lentamente mette a nudo i personaggi. Si ha la sensazione che lo spazio ristretto (l'isola) e la distanza dalla civiltà facciano emergere ciò che normalmente resta nascosto: fragilità, frustrazioni, desideri, tensioni sotterranee.
Il mistero c’è, ma non è il centro del romanzo. Non si legge per scoprire “chi ha fatto cosa”, il vero enigma è l’animo umano.
La scrittura è asciutta, essenziale, senza compiacimenti. Simenon non forza mai la mano, non drammatizza inutilmente. E proprio questa sobrietà rende tutto più inquietante. Il senso di inevitabilità cresce pagina dopo pagina, quasi senza che ci si accorga. Non è un romanzo d’azione, né un thriller nel senso classico, ma un racconto psicologico. E proprio per questo mi è piaciuto molto: per l’atmosfera, per l’ambientazione suggestiva e per la profondità con cui scava nei personaggi. Un primo incontro con Simenon che mi ha lasciato la voglia di continuare con la conoscenza.
Quello che mi ha colpito di più è l’atmosfera: sospesa, quasi immobile. L’ambientazione isolata non è solo uno sfondo esotico, ma diventa una presenza viva, che osserva e lentamente mette a nudo i personaggi. Si ha la sensazione che lo spazio ristretto (l'isola) e la distanza dalla civiltà facciano emergere ciò che normalmente resta nascosto: fragilità, frustrazioni, desideri, tensioni sotterranee.
Il mistero c’è, ma non è il centro del romanzo. Non si legge per scoprire “chi ha fatto cosa”, il vero enigma è l’animo umano.
La scrittura è asciutta, essenziale, senza compiacimenti. Simenon non forza mai la mano, non drammatizza inutilmente. E proprio questa sobrietà rende tutto più inquietante. Il senso di inevitabilità cresce pagina dopo pagina, quasi senza che ci si accorga. Non è un romanzo d’azione, né un thriller nel senso classico, ma un racconto psicologico. E proprio per questo mi è piaciuto molto: per l’atmosfera, per l’ambientazione suggestiva e per la profondità con cui scava nei personaggi. Un primo incontro con Simenon che mi ha lasciato la voglia di continuare con la conoscenza.
February 16, 2023
Una storia che non so per quale motivo mi ha infastidito.
La contrapposizione aperta e sfrontata tra l’aspirazione di vivere nel rispetto assoluto della natura, privandosi degli agi della vita a moderna e fuggendo nella vita esotica della piccola isola di Floreana, al riparo apparente dalle brutture, dalle contraddizioni della vita in società e le corruzioni insite nella natura umana che nessuna ambizione alla vita secondo natura può sopire completamente.
Anzi le privazioni e i disagi della vita solitaria e di purezza filosofica amplificano la parte buia e oscura della natura umana. Simenon muove i suoi personaggi in questo contesto che dovrebbe essere idilliaco e invece il caldo umido costante, il mare infestato di squali, le piogge torrentizie a cui seguono mesi di siccità rendono questa isola un piccolo inferno da cui fuggire il prima possibile.
I presagi della tragedia si intuiscono subito.
Simenon unico!
La contrapposizione aperta e sfrontata tra l’aspirazione di vivere nel rispetto assoluto della natura, privandosi degli agi della vita a moderna e fuggendo nella vita esotica della piccola isola di Floreana, al riparo apparente dalle brutture, dalle contraddizioni della vita in società e le corruzioni insite nella natura umana che nessuna ambizione alla vita secondo natura può sopire completamente.
Anzi le privazioni e i disagi della vita solitaria e di purezza filosofica amplificano la parte buia e oscura della natura umana. Simenon muove i suoi personaggi in questo contesto che dovrebbe essere idilliaco e invece il caldo umido costante, il mare infestato di squali, le piogge torrentizie a cui seguono mesi di siccità rendono questa isola un piccolo inferno da cui fuggire il prima possibile.
I presagi della tragedia si intuiscono subito.
Simenon unico!
March 11, 2026
Vivir en la utopía de una isla. La sed de Georges Simenon. Reseña.
«Müller sabía que en la laguna, a esa hora, el agua tenía la transparencia del cristal, y que era posible ver estirarse a los peces martillo e hincharse a unos extraños peces rosados, mientras que en el fondo del mar estaba lleno de conchas teñidas de tantos colores como el cielo, tan inhumanas, tan fantásticas como él.
Las dos mujeres cuchicheaban detrás del profesor, y era un mundo relajante. Al cerrar los ojos, al escuchar aquel susurro femenino, uno podía imaginarse en algún lugar donde, en el recodo del camino, no se encontrara con alguna tortuga gigante cuyo caparazón tuviera ya siglos»
Situémonos en una isla del archipiélago de las Galápagos, en concreto en una que se llama Floreana, que existe y no es de las más pequeñas. Allí en la década de 1930 se reunieron un buen número de alemanes y, entre ellos, sucedieron ciertos acontecimientos que acabaron en tragedia. Allí vivía un doctor alemán con su pareja desde 1929. Un poco más tarde llegó otro matrimonio alemán buscando nuevos aires para su hijo enfermo. Y luego llegó un trío que dinamitó la convivencia idílica en la isla, y fue el trío formado por la baronesa Antonia Wagner von Wehrborn Bosquet y sus dos amantes.
Hasta aquí (y sin profundizar en lo que sucedió entre ellos) los acontecimientos históricos. Una mezcla de exotismo, sexo y muerte sucedió entre los habitantes de la isla. Todos estos acontecimientos son utilizados narrativamente por Georges Simenon, que no cambió mucho lo sucedido (a veces la realidad es más novelesca que la propia ficción), aunque sí cambió los nombres de los protagonistas y así el doctor alemán Friedrich Ritter se transforma en el doctor Frant Müller; su pareja Dore Strauch se transforma en Rita; el segundo matrimonio formado por Heinz Wittmer y Margret se transforman en Hermann y María; y la baronesa y sus dos amantes se transforman en la condesa Von Kleber y Nic Arensun y Kraus. De baronesa a condesa no va mucho.
Cada personaje en la obra de Simenon representa un distinto aspecto: el doctor Müller es el intelectual, la máxima autoridad en el funcionamiento interno de la isla, si bien ese es un título, el de «maestro», que todos le otorgan de una manera simbólica. Rita es la mujer paciente y abnegada, insatisfecha sexualmente por la impotencia de su pareja. Ellos abandonaron a sus matrimonios en Alemania y huyeron a la isla. En realidad, unos por unos motivos y otros por otros, todos los que llegan a la isla vienen huyendo. El otro matrimonio (el de los Hermann en la ficción) viene buscando nuevos aires para su hijo. En la realidad esto sucedió así, pero habría que añadir que también había motivaciones políticas en la huida de ese matrimonio de Alemania, pues en 1930 ya pululaba un hombrecillo llamado Hitler junto sus acólitos de camisas pardas, faltando solo tres años para que ganasen las elecciones y dinamitaran la frágil democracia de Weimar. Esto en la obra de Simenon está oculto y no toca motivaciones ideológicas, pero sí hay una especie de escenificación social de jerarquías, que va a ser mucho más evidente tras la llegada de la condesa.
El libro se editó por primera vez en 1938, aunque en realidad salió en una especie de folletín entre 1936-1937, por lo que la novela está escrita al hilo casi de los acontecimientos, en el año de 1935. También es bueno recordar que Simenon no solía tardar más de un par de meses para escribir una de sus novelas duras. Una vez que perfeccionó su método de escritura, este se convirtió en un pulmón más, una forma de respirar. Contrariamente a lo que pueda pensarse sus obras no adolecen de esa celeridad creativa. Son perfectas en su estructura y ambiciosas en sus indagaciones atmosféricas y psicológicas.
«Cosa curiosa, la condesa la había engatusado. La señora Hermann era una buena ama de casa, una abnegada madre de familia y, sin lugar a dudas, tenía todos los prejuicios de su clase. Sin embargo, precisamente ella era la que sentía más indulgencia, incluso más admiración, por la tempestuosa aventurera».
La condesa (baronesa) es el personaje más interesante de la novela y de la realidad. Una mujer enamorada de la libertad (aquí Simenon no aprovecha ese filón narrativo lo suficiente) a la que le importaba un bledo la opinión de los demás y vivía como le venía en gana. La obra de Simenon sí explota su lado sexual y sus dotes para el galanteo y la fiesta etílica, pero aparca a un lado su reivindicación vitalista. En esta obra aparecen dimensionadas sus peores dotes (las más estrafalarias). Al fin y al cabo se instala en esa isla para montar un hotel de curioso nombre rousseauniano: Hotel del retorno a la naturaleza, y que en la realidad se llamó Hacienda Paraíso. Simenon la retrata en franca decadencia económica, pero esto no era así en la realidad. Fue allí como una especie de relaciones públicas y deseando que sus dos amantes le construyesen un hotel para recibir ocasionales visitas de millonarios y miembros de la nobleza.
La isla estaba casi completamente aislada de las rutas comerciales, solo de vez en cuando llegaba un yate de enclaves cercanos dejando víveres y correspondencia. Y tal y como fue en la realidad no era sencillo sobrevivir en esa isla pues dependía de un pequeño hilillo de agua que en la estación seca quedaba reducido o agotado. Era fundamental tener reservas de agua para poder salir adelante en lo peor de la canícula.
«Esas simples detonaciones marcaban el final de una época. Cuando Müller y su compañera llegaron a la isla, los animales no le tenían ningún miedo al hombre. Durante mucho tiempo, una de sus distracciones en la playa había sido acariciar a los mostachudos leones marinos, que los miraban con cómica estupefacción».
Podríamos suponer que todos estos personajes han ido allí a esa isla perdida a vivir su propia utopía vital, pero en realidad todos arrastran sus propios fantasmas, y como siempre pasa en la realidad la geografía puede ser la puntilla para algo que ya se arrastra desde otras latitudes. Quién no recuerda la última frase del Buscón de Quevedo. Sea como fuere, estos sucesos son muy bien transformados por Simenon, que sabe aprovechar siempre muy bien la llegada del personaje discordante a una comunidad, en este caso la condesa, y que durante buena parte del libro crea toda una atmósfera de desasosiego, entre tensiones latentes, sexualidades reprimidas, fiestas orgiásticas y con abundante alcohol, y el exotismo y la existencia utópica en un paraíso que no pide permiso a sus habitantes.
«Nic se pasaba días sin afeitarse ni cambiarse de ropa interior. Durante horas permanecía tumbado en la misma hamaca de la terraza, fumando cigarrillos y releyendo novelas que había leído cinco o seis veces. O, si no, ponía discos que se remontaban a tres años atrás y que le recordaban los tiempos de Montparnasse».
La primera vez que leí este libro aún desconocía los hechos reales de la isla. Años después descubrí que Simenon apenas había alterado los acontecimientos. De hecho, hay alguna otra obra suya que creo recordar con bastantes similitudes. Me inclino a pensar que era Barrio Negro, pero no la recuerdo con mucha claridad. Esa también era desasosegante y como casi siempre Simenon penetra en los comportamientos humanos y en sus luces y sombras con apenas unos trazos, e incrustándolos en un entorno que parece succionarles y agotarles su vitalidad.
Sé que de estos acontecimientos en la isla se han hecho películas y otros libros, pero no puedo hablar de ellos puesto que no los he leído ni visto. Sí que recuerdo La noche de la iguana, pero esa es una peli magnífica que deriva de una obra de Tennessee Williams, y creo recordar que acontecía en México. En lo que sí coincide es en esa atmósfera de sexualidad reprimida y exotismo ambiental, y ya que estamos recuerdo al poeta anciano declamando unos versos en una escena memorable.
Volviendo a Simenon, no dejen de leer sus «libros duros». Los del comisario Maigret son un pasatiempo sin grandes compensaciones, pero las novelas duras son increíbles. Unas pueden gustar más, otras menos (pienso que aquí Simenon podía haber alargado un poquito más la tensión, que no la aprovecha del todo), pero no pasa de ser una apreciación personal y como siempre hay que agradecer esa lupa de aumento sobre la condición humana que no es complaciente y que sabe adivinar que todos los individuos tienen sus pros y sus contras, sus horas de luz y sus horas de sombra, y que vivir y no sucumbir solo es una atribución de dioses; el resto sobrevive y vive y muere con menos dignidad de la que presumen.
No me extrañaría nada que esta baronesa fuese el germen de la baronesa Von Lumpe en Bolaño. Es verdad que una es austriaca y la otra prusiana; que la bolañiana nunca se metería en una isla casi desierta, pero aparte del apellido hay cierto paralelismo vital y emocional. Ahí lo dejo, posiblemente la leyenda de esta baronesa llegó a oídos de Bolaño y su imaginación hizo el resto.
«Müller sabía que en la laguna, a esa hora, el agua tenía la transparencia del cristal, y que era posible ver estirarse a los peces martillo e hincharse a unos extraños peces rosados, mientras que en el fondo del mar estaba lleno de conchas teñidas de tantos colores como el cielo, tan inhumanas, tan fantásticas como él.
Las dos mujeres cuchicheaban detrás del profesor, y era un mundo relajante. Al cerrar los ojos, al escuchar aquel susurro femenino, uno podía imaginarse en algún lugar donde, en el recodo del camino, no se encontrara con alguna tortuga gigante cuyo caparazón tuviera ya siglos»
Situémonos en una isla del archipiélago de las Galápagos, en concreto en una que se llama Floreana, que existe y no es de las más pequeñas. Allí en la década de 1930 se reunieron un buen número de alemanes y, entre ellos, sucedieron ciertos acontecimientos que acabaron en tragedia. Allí vivía un doctor alemán con su pareja desde 1929. Un poco más tarde llegó otro matrimonio alemán buscando nuevos aires para su hijo enfermo. Y luego llegó un trío que dinamitó la convivencia idílica en la isla, y fue el trío formado por la baronesa Antonia Wagner von Wehrborn Bosquet y sus dos amantes.
Hasta aquí (y sin profundizar en lo que sucedió entre ellos) los acontecimientos históricos. Una mezcla de exotismo, sexo y muerte sucedió entre los habitantes de la isla. Todos estos acontecimientos son utilizados narrativamente por Georges Simenon, que no cambió mucho lo sucedido (a veces la realidad es más novelesca que la propia ficción), aunque sí cambió los nombres de los protagonistas y así el doctor alemán Friedrich Ritter se transforma en el doctor Frant Müller; su pareja Dore Strauch se transforma en Rita; el segundo matrimonio formado por Heinz Wittmer y Margret se transforman en Hermann y María; y la baronesa y sus dos amantes se transforman en la condesa Von Kleber y Nic Arensun y Kraus. De baronesa a condesa no va mucho.
Cada personaje en la obra de Simenon representa un distinto aspecto: el doctor Müller es el intelectual, la máxima autoridad en el funcionamiento interno de la isla, si bien ese es un título, el de «maestro», que todos le otorgan de una manera simbólica. Rita es la mujer paciente y abnegada, insatisfecha sexualmente por la impotencia de su pareja. Ellos abandonaron a sus matrimonios en Alemania y huyeron a la isla. En realidad, unos por unos motivos y otros por otros, todos los que llegan a la isla vienen huyendo. El otro matrimonio (el de los Hermann en la ficción) viene buscando nuevos aires para su hijo. En la realidad esto sucedió así, pero habría que añadir que también había motivaciones políticas en la huida de ese matrimonio de Alemania, pues en 1930 ya pululaba un hombrecillo llamado Hitler junto sus acólitos de camisas pardas, faltando solo tres años para que ganasen las elecciones y dinamitaran la frágil democracia de Weimar. Esto en la obra de Simenon está oculto y no toca motivaciones ideológicas, pero sí hay una especie de escenificación social de jerarquías, que va a ser mucho más evidente tras la llegada de la condesa.
El libro se editó por primera vez en 1938, aunque en realidad salió en una especie de folletín entre 1936-1937, por lo que la novela está escrita al hilo casi de los acontecimientos, en el año de 1935. También es bueno recordar que Simenon no solía tardar más de un par de meses para escribir una de sus novelas duras. Una vez que perfeccionó su método de escritura, este se convirtió en un pulmón más, una forma de respirar. Contrariamente a lo que pueda pensarse sus obras no adolecen de esa celeridad creativa. Son perfectas en su estructura y ambiciosas en sus indagaciones atmosféricas y psicológicas.
«Cosa curiosa, la condesa la había engatusado. La señora Hermann era una buena ama de casa, una abnegada madre de familia y, sin lugar a dudas, tenía todos los prejuicios de su clase. Sin embargo, precisamente ella era la que sentía más indulgencia, incluso más admiración, por la tempestuosa aventurera».
La condesa (baronesa) es el personaje más interesante de la novela y de la realidad. Una mujer enamorada de la libertad (aquí Simenon no aprovecha ese filón narrativo lo suficiente) a la que le importaba un bledo la opinión de los demás y vivía como le venía en gana. La obra de Simenon sí explota su lado sexual y sus dotes para el galanteo y la fiesta etílica, pero aparca a un lado su reivindicación vitalista. En esta obra aparecen dimensionadas sus peores dotes (las más estrafalarias). Al fin y al cabo se instala en esa isla para montar un hotel de curioso nombre rousseauniano: Hotel del retorno a la naturaleza, y que en la realidad se llamó Hacienda Paraíso. Simenon la retrata en franca decadencia económica, pero esto no era así en la realidad. Fue allí como una especie de relaciones públicas y deseando que sus dos amantes le construyesen un hotel para recibir ocasionales visitas de millonarios y miembros de la nobleza.
La isla estaba casi completamente aislada de las rutas comerciales, solo de vez en cuando llegaba un yate de enclaves cercanos dejando víveres y correspondencia. Y tal y como fue en la realidad no era sencillo sobrevivir en esa isla pues dependía de un pequeño hilillo de agua que en la estación seca quedaba reducido o agotado. Era fundamental tener reservas de agua para poder salir adelante en lo peor de la canícula.
«Esas simples detonaciones marcaban el final de una época. Cuando Müller y su compañera llegaron a la isla, los animales no le tenían ningún miedo al hombre. Durante mucho tiempo, una de sus distracciones en la playa había sido acariciar a los mostachudos leones marinos, que los miraban con cómica estupefacción».
Podríamos suponer que todos estos personajes han ido allí a esa isla perdida a vivir su propia utopía vital, pero en realidad todos arrastran sus propios fantasmas, y como siempre pasa en la realidad la geografía puede ser la puntilla para algo que ya se arrastra desde otras latitudes. Quién no recuerda la última frase del Buscón de Quevedo. Sea como fuere, estos sucesos son muy bien transformados por Simenon, que sabe aprovechar siempre muy bien la llegada del personaje discordante a una comunidad, en este caso la condesa, y que durante buena parte del libro crea toda una atmósfera de desasosiego, entre tensiones latentes, sexualidades reprimidas, fiestas orgiásticas y con abundante alcohol, y el exotismo y la existencia utópica en un paraíso que no pide permiso a sus habitantes.
«Nic se pasaba días sin afeitarse ni cambiarse de ropa interior. Durante horas permanecía tumbado en la misma hamaca de la terraza, fumando cigarrillos y releyendo novelas que había leído cinco o seis veces. O, si no, ponía discos que se remontaban a tres años atrás y que le recordaban los tiempos de Montparnasse».
La primera vez que leí este libro aún desconocía los hechos reales de la isla. Años después descubrí que Simenon apenas había alterado los acontecimientos. De hecho, hay alguna otra obra suya que creo recordar con bastantes similitudes. Me inclino a pensar que era Barrio Negro, pero no la recuerdo con mucha claridad. Esa también era desasosegante y como casi siempre Simenon penetra en los comportamientos humanos y en sus luces y sombras con apenas unos trazos, e incrustándolos en un entorno que parece succionarles y agotarles su vitalidad.
Sé que de estos acontecimientos en la isla se han hecho películas y otros libros, pero no puedo hablar de ellos puesto que no los he leído ni visto. Sí que recuerdo La noche de la iguana, pero esa es una peli magnífica que deriva de una obra de Tennessee Williams, y creo recordar que acontecía en México. En lo que sí coincide es en esa atmósfera de sexualidad reprimida y exotismo ambiental, y ya que estamos recuerdo al poeta anciano declamando unos versos en una escena memorable.
Volviendo a Simenon, no dejen de leer sus «libros duros». Los del comisario Maigret son un pasatiempo sin grandes compensaciones, pero las novelas duras son increíbles. Unas pueden gustar más, otras menos (pienso que aquí Simenon podía haber alargado un poquito más la tensión, que no la aprovecha del todo), pero no pasa de ser una apreciación personal y como siempre hay que agradecer esa lupa de aumento sobre la condición humana que no es complaciente y que sabe adivinar que todos los individuos tienen sus pros y sus contras, sus horas de luz y sus horas de sombra, y que vivir y no sucumbir solo es una atribución de dioses; el resto sobrevive y vive y muere con menos dignidad de la que presumen.
No me extrañaría nada que esta baronesa fuese el germen de la baronesa Von Lumpe en Bolaño. Es verdad que una es austriaca y la otra prusiana; que la bolañiana nunca se metería en una isla casi desierta, pero aparte del apellido hay cierto paralelismo vital y emocional. Ahí lo dejo, posiblemente la leyenda de esta baronesa llegó a oídos de Bolaño y su imaginación hizo el resto.
March 30, 2024
The book comes across as superficial because it only shares observations that one could easily make just by glancing at the island. It's somewhat like watching "Big Brother," but in a reading format. Yet, this apparent superficiality is precisely what adds depth to the characters and their actions.
I have never read anything like it before and I gave it five stars because the rawness and simplicity of the writing were what held my attention.
Whether it's an easy read or a suffocating (in a good way) one depends on your interpretation and current mood. I loved it.
I have never read anything like it before and I gave it five stars because the rawness and simplicity of the writing were what held my attention.
Whether it's an easy read or a suffocating (in a good way) one depends on your interpretation and current mood. I loved it.
April 7, 2015
Quattro stelle molto abbondanti per un Simenon che si sposta dai soliti luoghi a lui più congeniali. Storia ambientata infatti in una piccola isola delle Galapagos, dove la distanza è rappresentata in tutti suoi aspetti, da quello geografico a quello delle abitudini, delle consuetudini, delle comodità. Non il solito Simenon. Ne vale la pena
August 28, 2025
Strange Roman Dur from Simenon set on a small island in the Galapagos. All the characters are German. The professor who has yanked out all his teeth so he can't eat meat. His companion Rita who goes about naked but despite her desires the professor doesn't touch her. Hermann and his wife who have a sadistic son Jef who kills sea turtles. The countess who gets drunk and lies, and lives with Nic, a bad hombre, and Klaus a hardworking nervous wreck with tuberculosis. Don't let them tell you Simenon didn't set any books in Latin America. Apart from this, I think there's one set in Colombia and a couple partly in Panama. 'Thirst' is more a Roman Exotique than a Roman Dur.
March 30, 2015
scritto molto bene. trasmette in maniera mirabile la languidita tropicale nonché il senso d'inquietudine che più trasmettere un incontaminato ambiente tropicale
March 26, 2025
Mai l'orizzonte era sembrato così lontano. Era realmente in un altro mondo, un mondo ignaro della terra, incupito da quel sole ancora incandescente. Rita voltò a metà il viso e le si strinse la gola. Perché tutto un lembo di cielo era già morto. La porpora e la luce non arrivavano più fin là, dove regnava un giorno verdastro, di una nettezza implacabile. Mentre altrove gli alberi fiammeggiavano nel crepuscolo, da quella parte gli oggetti assumevano posture inumane: parevano rigidi, precisati, acuiti da un giorno venuto da altrove e non dal nostro sole, come se la terra si fosse raffreddata all'improvviso, come se, fuggendo dalla sua orbita rassicurante, si fosse introdotta in un nuovo sistema di pianeti.
Era la prima volta che si trovavano riuniti così, al completo, e certo provavano tutti il medesimo senso di prostrazione. Nessuno poteva sfuggire a quella sensazione troppo forte per i nervi, per le arterie di un uomo. Una lotta gigantesca, lotta di astri, lotta di stelle e di prismi si combatteva nel cielo, e loro vedevano soltanto degli aloni di cui non potevano comprendere i movimenti.
Non pensava a nulla. Nessun pericolo la minacciava, eppure mai una disperazione simile l'aveva pervasa, una disperazione senza motivo, senza forma, una disperazione simile a quella luce verde che aveva trafitto il cielo. La contessa si rimise in cammino. Passò a dieci metri dal gruppo, si fermò un istante e riprese la strada esclamando: «Quando il nostro amico Bambridge tornerà, la settimana prossima...». Perché quella frase suonò così sinistra? Perché tutti capirono che lo yacht non sarebbe mai tornato e che l'isola era ancorata, e per sempre, alla sua solitudine?
Che poesia.
Meraviglioso, per quanto sia probabilmente un Simenon minore e senz’altro anomalo, scritto dall’autore belga durante un soggiorno a Tahiti nel 1935.
È ambientato alle Galapagos e sì, se bazzicate nel true crime riconoscerete il caso della baronessa di Floreana, ispirazione dichiarata di questo romanzo.
August 13, 2024
Devo dire che mi ha un po’ delusa. Buona come sempre la scrittura, discreta l’ambientazione, ben delineati i personaggi (pochi), nessuno dei quali mi ha ispirato simpatia. La storia non mi ha detto granché, mi è sembrata un po’ piatta, anche se smuove una certa attesa, il finale poi è così triste… quanta amarezza...
Vabbè, sono comunque contenta di averlo letto.
🌎 LdM: Ecuador 🇪🇨
✍️ GS
Vabbè, sono comunque contenta di averlo letto.
🌎 LdM: Ecuador 🇪🇨
✍️ GS
February 22, 2021
E' oggi ancora possibile vivere nella Natura, "rinselvatichendosi"? E' quello che si chiede Georges Simenon in questo breve romanzo ispirato ad una storia vera. Sull'isola di Floreana, nelle Galapagos, vivono il professor Müller con la sua compagna/assistente Rita perennemente nuda e la famiglia Herrmann composta da marito, moglie, figlio con problemi ed un altro figlio in arrivo. Tutti hanno lasciato la Germania per una vita più semplice e libera. Di lì a poco giunge la contessa Von Kleber con due servitori/amanti, decisa a trasformare l'isola in un resort per ricchi, abbagliata dalla vita libera e selvaggia.
Ma gli occidentali sono davvero ancora in grado di vivere a contatto con la natura o ne siamo ormai troppo avulsi? I nostri comportamenti, bisogni e desideri che riusciamo a mantenere in un ambiente totalmente antropizzato, saranno gli stessi anche in un ambiente totalmente naturale?
Il professor Müller ha la risposta: "Le cosiddette isole incantate non sono luoghi adatti alla colonizzazione, né a imprese di qualunque tipo. La natura si difende da sola contro l'orgoglio degli uomini." E così è. Per quanto l'Uomo tenti di domare o distruggere la Natura, essa è sempre più forte di noi.
Ma gli occidentali sono davvero ancora in grado di vivere a contatto con la natura o ne siamo ormai troppo avulsi? I nostri comportamenti, bisogni e desideri che riusciamo a mantenere in un ambiente totalmente antropizzato, saranno gli stessi anche in un ambiente totalmente naturale?
Il professor Müller ha la risposta: "Le cosiddette isole incantate non sono luoghi adatti alla colonizzazione, né a imprese di qualunque tipo. La natura si difende da sola contro l'orgoglio degli uomini." E così è. Per quanto l'Uomo tenti di domare o distruggere la Natura, essa è sempre più forte di noi.
August 29, 2021
Il libro per me rientra in quei libri grigi che non capisco se mi sia piaciuto o meno.
La prosa è super scorrevole, i personaggi sono abbastanza okay ma il finale mi ha lasciata di sasso non descrivendo (e di conseguenza) non sapendo che fine hanno fatto alcuni personaggi
La prosa è super scorrevole, i personaggi sono abbastanza okay ma il finale mi ha lasciata di sasso non descrivendo (e di conseguenza) non sapendo che fine hanno fatto alcuni personaggi
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January 10, 2026
Questo romanzo è tratto da una storia vera, per sfuggire dalla società corrotta, degli studiosi tedeschi decidono di trasferirsi a Floreana, nell’arcipelago delle Galapagos, per vivere immersi nella natura in un’isola abitata soltanto da animali.
Quando Muller e la sua compagna erano arrivati sull’isola, gli animali non avevano affatto paura dell’uomo. Sulla spiaggia, uno dei loro passatempi più frequenti era stato quello di accarezzare i baffuti leoni marini che li guardavano con comico stupore.
Sono passati cinque anni quando, con una goletta di rifornimenti, arriva una donna con i suoi due amanti, con il proposito di aprire un lussuoso albergo. Come reagiranno gli abitanti dell’isola a questa forzata intrusione? Riusciranno ad avere una pacifica convivenza?
Una scrittura tagliente, spietata, Simenon con poche parole crea atmosfere di ansia, terrore, descrivendo scene e personaggi in modo preciso e mantenendo sempre accesa l’attenzione con un continuo alone di suspense tra le pagine, peccato per il finale che mi ha lasciato un pizzico di amaro in bocca.
L’acqua placida della laguna avvolgeva l’isola come una cintura di quiete, ma a meno di un miglio, sui coralli, le onde del Pacifico infuriavano a ranghi serrati; venivano da lontano, dall’Asia o dall’America, da un polo o dall’altro, e si sfracellavano per far posto alle altre che s’infrangevano a loro volta, insinuando nella notte un lontano rombo di tuono.
Il messaggio è forte e chiaro: … le cosiddette isole incantate non sono luoghi adatti alla colonizzazione, né a imprese di qualunque tipo. La natura si difende da sola contro l’orgoglio degli uomini.
Quando Muller e la sua compagna erano arrivati sull’isola, gli animali non avevano affatto paura dell’uomo. Sulla spiaggia, uno dei loro passatempi più frequenti era stato quello di accarezzare i baffuti leoni marini che li guardavano con comico stupore.
Sono passati cinque anni quando, con una goletta di rifornimenti, arriva una donna con i suoi due amanti, con il proposito di aprire un lussuoso albergo. Come reagiranno gli abitanti dell’isola a questa forzata intrusione? Riusciranno ad avere una pacifica convivenza?
Una scrittura tagliente, spietata, Simenon con poche parole crea atmosfere di ansia, terrore, descrivendo scene e personaggi in modo preciso e mantenendo sempre accesa l’attenzione con un continuo alone di suspense tra le pagine, peccato per il finale che mi ha lasciato un pizzico di amaro in bocca.
L’acqua placida della laguna avvolgeva l’isola come una cintura di quiete, ma a meno di un miglio, sui coralli, le onde del Pacifico infuriavano a ranghi serrati; venivano da lontano, dall’Asia o dall’America, da un polo o dall’altro, e si sfracellavano per far posto alle altre che s’infrangevano a loro volta, insinuando nella notte un lontano rombo di tuono.
Il messaggio è forte e chiaro: … le cosiddette isole incantate non sono luoghi adatti alla colonizzazione, né a imprese di qualunque tipo. La natura si difende da sola contro l’orgoglio degli uomini.
March 8, 2024
Il semble que presque tous les lecteurs de cette édition sont italiens! Heureusement je peux vous entendre (plus ou moins). Je fais des commentaires en français (pq je l’ai lu en français), j’espère sans trop d’erreurs [langue natale anglais].
Pour moi, “Ceux de la Soif” c’est Simenon classique, surtout de plusieurs de ses romans des années ‘30. Mise en scène exotique et isolée, transport exigeant, un petit ensemble de caractères divers et complexes. Et comme dans tous ses romans, le paysage—le cadre—c’est un personnage qui domine tous les autres. L’auteur exprime ici, comme d’habitude, sa sagacité approfondie, même affectueuse, des humains qu’il y observent.
Il y a plusieurs thèmes: les attitudes classistes; les effets de l’isolement prolongé; on port ses problèmes sur le dos partout [comme les tortues de Galapagos). À mon avis, le roman évoque aussi les messages qu’on trouve dans “Sa Majesté des Mouches” (Golding), et surtout, “Huis Clos” (Sartre).
Mon professeur de la littérature latinoaméricaine [via zoom; il habite Buenos Aires] ajoute une autre observation. Il sait que j’aime les romans français, et m’a demandé lequel j’était en train de lire. J’ai résumé l’intrigue, et il dit “Hmm… auteur belge… publié en 1937… des gens qui attendent les orages. Ça c’était en effet l’état d’esprit des européens à cette époque.
Pour moi, “Ceux de la Soif” c’est Simenon classique, surtout de plusieurs de ses romans des années ‘30. Mise en scène exotique et isolée, transport exigeant, un petit ensemble de caractères divers et complexes. Et comme dans tous ses romans, le paysage—le cadre—c’est un personnage qui domine tous les autres. L’auteur exprime ici, comme d’habitude, sa sagacité approfondie, même affectueuse, des humains qu’il y observent.
Il y a plusieurs thèmes: les attitudes classistes; les effets de l’isolement prolongé; on port ses problèmes sur le dos partout [comme les tortues de Galapagos). À mon avis, le roman évoque aussi les messages qu’on trouve dans “Sa Majesté des Mouches” (Golding), et surtout, “Huis Clos” (Sartre).
Mon professeur de la littérature latinoaméricaine [via zoom; il habite Buenos Aires] ajoute une autre observation. Il sait que j’aime les romans français, et m’a demandé lequel j’était en train de lire. J’ai résumé l’intrigue, et il dit “Hmm… auteur belge… publié en 1937… des gens qui attendent les orages. Ça c’était en effet l’état d’esprit des européens à cette époque.
August 7, 2017
Primo libro di Simenon che leggo...ma sono rimasto alquanto perplesso. Il titolo e la recensione hanno senza alcun dubbio attirato la mia attenzione in quanto credevo che nel romanzo si analizzasse il rapporto tra uomo e natura, troppo spesso alterato da preconcetti o ideologie. In realtà a parte la descrizione dettagliata delle isole Galápagos la storia mi è parsa scialba e poco convincente, intrisa di troppe assurdità. Non mi è rimasto molto da questa lettura... Sono molto curioso di leggere un' altra opera dell'autore per scoprire il vero Simenon acclamato da moltissimi lettori.
August 6, 2025
Di grande fascino, il racconto ci porta lì, sull'isola, partecipi di conflitti, tragedie imminenti. Gli spazi ristretti e le deprivazioni hanno da sempre acceso i peggiori istinti dell'essere umano, al cinema e sulle pagine, ma una narrazione così magnetica mi ha quasi fatto dimenticare il coté giallo, le morti misteriose dell'epilogo.
Il dr. Ritter, la baronessa de Wagner, solo per citarne due, sono personaggi indimenticabili. Casualmente, pochi mesi prima, vidi EDEN, il film ispirato allo stesso fatto di cronaca. Anch'esso merita considerazione.
Il dr. Ritter, la baronessa de Wagner, solo per citarne due, sono personaggi indimenticabili. Casualmente, pochi mesi prima, vidi EDEN, il film ispirato allo stesso fatto di cronaca. Anch'esso merita considerazione.
April 18, 2026
Non aspettatevi l'incanto di un mondo incontaminato, né un racconto del rapporto dell'uomo con la natura. Non c'è particolare dramma, né una vera storia. C'è l'assurdità, seppur non troppo marcata, di una serie di personaggi, l'uno più insopportabile dell'altro.
"Dopo le orge più sfrenate, quando gli altri sono sfiniti o si sentono male, lei resta fredda e più decisa che mai."
La contessa, con i suoi festini, le bugie e lo sfruttamento, è senz'altro sul podio. Fino al mistero, non risolto, della sua scomparsa, che anticipa la fine di questo fatto di cronaca che poteva rimanere tale.
"Dopo le orge più sfrenate, quando gli altri sono sfiniti o si sentono male, lei resta fredda e più decisa che mai."
La contessa, con i suoi festini, le bugie e lo sfruttamento, è senz'altro sul podio. Fino al mistero, non risolto, della sua scomparsa, che anticipa la fine di questo fatto di cronaca che poteva rimanere tale.
September 3, 2024
Un romanzo leggero e dalle pennellate sincere, che nella sua semplicità mette in scena tematiche dai toni vivaci. ‘Hotel del ritorno alla natura’ mi ricorda un quadretto ironico, quasi surreale, una vignetta che riflette il contrasto tra la franchezza della natura e la raffinatezza dell’uomo. Eh sì… l’uomo raffinato, volubile, arrendevole, il dramma dell’esistenza nella conca di un sorriso amaro.
Ho letto il racconto nell’attimo di un respiro, immaginando sempre lo sguardo ironico, consapevole e malinconico di Simenon, che lascia trasportare e anche pensare, come a cavallo di una buffa onda, di cui mi rimane un dolce sapore
Ho letto il racconto nell’attimo di un respiro, immaginando sempre lo sguardo ironico, consapevole e malinconico di Simenon, che lascia trasportare e anche pensare, come a cavallo di una buffa onda, di cui mi rimane un dolce sapore
May 30, 2025
L’enfer c’est les autres ! Ce huis-clos de Simenon semble pourtant se dérouler au paradis, sur une petite île, quasi déserte, des Galapagos. Un paradis jusqu’à l’arrivée de la Comtesse von Kleber.
Un roman qui laisse la tension s’installer crescendo avec la chaleur. Puis le manque d’eau finira de faire tourner la tête de l’exubérante comtesse
https://www.noid.ch/ceux-de-la-soif/
Un roman qui laisse la tension s’installer crescendo avec la chaleur. Puis le manque d’eau finira de faire tourner la tête de l’exubérante comtesse
https://www.noid.ch/ceux-de-la-soif/
January 18, 2021
A vivid story of people living the same experience through different beliefs and behaviors, a short book about society dynamics created by men and women who escaped from it at the very beginning.
September 11, 2025
Lettura scorrevole e piacevole.
Qualche espressione e qualche immagine sono invecchiate male. Godevole, tutto sommato.
Qualche espressione e qualche immagine sono invecchiate male. Godevole, tutto sommato.
July 7, 2015
La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di settembre della rivista letteraria on line Il Colophon https://medium.com/il-colophon/hotel-...
Il professor Müller, esimio medico e scienziato berlinese, si è ritirato a vivere in un’isola deserta delle Galapagos assieme alla sua assistente Rita, inseguendo il mito del ritorno alla natura e il desiderio di un’esistenza quasi del tutto solitaria. Non ha tagliato però completamente i legami col resto del mondo grazie a una nave che passa ogni sei mesi a portare notizie, posta e provviste e grazie alla quale il professore fa giungere in Europa un libro in cui racconta la sua esperienza che suscita interesse e viene tradotto in diverse lingue. La fama dell’isola, chiamata Floreana, si diffonde e in occasione di uno dei passaggi della nave sbarcano i coniugi Herrmann col figlio tubercolotico Jef che nel clima dell’isola trova l’ambiente adatto per rimanere in vita, cosa che non sarebbe accaduta nella nativa Germania. Per fortuna Floreana è abbastanza grande per permettere ai cinque (che presto diventeranno sei visto che la signora Hermann è incinta) di coabitare rispettando le debite distanze: Müller e Rita, che convivono senza coinvolgimenti sessuali (anche se Rita è innamorata del professore) nel loro buen retiro ispirato ad uno stile libero e selvatico, gli Herrmann minuscola enclave tedesca e borghese che resiste con le abitudini europee. Ogni tanto si incontrano e socializzano ma senza esagerare. Tutto procede nel migliore dei modi finché sull’isola non sbarca la contessa Von Kleber accompagnata dai due spasimanti Nic e Kraus. La donna, insopportabile, promiscua, manipolatrice e bugiarda, vorrebbe costruire un Hôtel del ritorno alla natura in cui ospitare ricchi e annoiati personaggi a caccia di “selvatiche” emozioni. La presenza dei nuovi arrivati scombina l’equilibrio dell’isola e scatena tutta una serie di eventi che porteranno a un tragico epilogo.
Al di là della vicenda — pare ispirata a un fatto di cronaca — raccontata nello stile coinvolgente e asciutto di Simenon, che tiene incollato il lettore al romanzo fino alle ultime pagine, Hôtel del ritorno alla natura propone alcune riflessioni molto attuali benché sia stato scritto nel 1935. La necessità di recuperare un rapporto più stretto con la natura, di isolarsi dall’eccesso di socialità e da un mondo che va troppo veloce e ritrovare il piacere della lentezza sono temi molto sentiti anche oggi tanto che, se non fosse per alcuni chiari riferimenti temporali all’interno del romanzo, sembrerebbe appena scritto. Ma siamo realmente capaci di tornare a una vita naturale e selvatica oppure ricreeremmo — come fanno gli Herrmann — una copia semplificata della nostra esistenza ultra sociale e sovrastrutturata?
Per contro, la terribile duchessa incarna tutta la deprecabile categoria di coloro che vedono la natura incontaminata come un filone d’oro da sfruttare finché si può senza preoccuparsi delle conseguenze per il pianeta.
Tra le righe si legge anche la fragilità di ogni comunità, piccola — piccolissima come quella di Floreana — o grande che sia il cui equilibrio è davvero appeso a un filo sottile e bastano alcuni avvenimenti all’apparenza poco degni di nota per mandare all’aria questa armonia per sempre. Forse proprio perché è l’uomo l’elemento dissonante della natura.
Il professor Müller, esimio medico e scienziato berlinese, si è ritirato a vivere in un’isola deserta delle Galapagos assieme alla sua assistente Rita, inseguendo il mito del ritorno alla natura e il desiderio di un’esistenza quasi del tutto solitaria. Non ha tagliato però completamente i legami col resto del mondo grazie a una nave che passa ogni sei mesi a portare notizie, posta e provviste e grazie alla quale il professore fa giungere in Europa un libro in cui racconta la sua esperienza che suscita interesse e viene tradotto in diverse lingue. La fama dell’isola, chiamata Floreana, si diffonde e in occasione di uno dei passaggi della nave sbarcano i coniugi Herrmann col figlio tubercolotico Jef che nel clima dell’isola trova l’ambiente adatto per rimanere in vita, cosa che non sarebbe accaduta nella nativa Germania. Per fortuna Floreana è abbastanza grande per permettere ai cinque (che presto diventeranno sei visto che la signora Hermann è incinta) di coabitare rispettando le debite distanze: Müller e Rita, che convivono senza coinvolgimenti sessuali (anche se Rita è innamorata del professore) nel loro buen retiro ispirato ad uno stile libero e selvatico, gli Herrmann minuscola enclave tedesca e borghese che resiste con le abitudini europee. Ogni tanto si incontrano e socializzano ma senza esagerare. Tutto procede nel migliore dei modi finché sull’isola non sbarca la contessa Von Kleber accompagnata dai due spasimanti Nic e Kraus. La donna, insopportabile, promiscua, manipolatrice e bugiarda, vorrebbe costruire un Hôtel del ritorno alla natura in cui ospitare ricchi e annoiati personaggi a caccia di “selvatiche” emozioni. La presenza dei nuovi arrivati scombina l’equilibrio dell’isola e scatena tutta una serie di eventi che porteranno a un tragico epilogo.
Al di là della vicenda — pare ispirata a un fatto di cronaca — raccontata nello stile coinvolgente e asciutto di Simenon, che tiene incollato il lettore al romanzo fino alle ultime pagine, Hôtel del ritorno alla natura propone alcune riflessioni molto attuali benché sia stato scritto nel 1935. La necessità di recuperare un rapporto più stretto con la natura, di isolarsi dall’eccesso di socialità e da un mondo che va troppo veloce e ritrovare il piacere della lentezza sono temi molto sentiti anche oggi tanto che, se non fosse per alcuni chiari riferimenti temporali all’interno del romanzo, sembrerebbe appena scritto. Ma siamo realmente capaci di tornare a una vita naturale e selvatica oppure ricreeremmo — come fanno gli Herrmann — una copia semplificata della nostra esistenza ultra sociale e sovrastrutturata?
Per contro, la terribile duchessa incarna tutta la deprecabile categoria di coloro che vedono la natura incontaminata come un filone d’oro da sfruttare finché si può senza preoccuparsi delle conseguenze per il pianeta.
Tra le righe si legge anche la fragilità di ogni comunità, piccola — piccolissima come quella di Floreana — o grande che sia il cui equilibrio è davvero appeso a un filo sottile e bastano alcuni avvenimenti all’apparenza poco degni di nota per mandare all’aria questa armonia per sempre. Forse proprio perché è l’uomo l’elemento dissonante della natura.
December 21, 2023
Romanzo con carattere noir e splendida ambientazione. Scopro oggi, leggendo il libro Galapagos di Francisco Coloane che il buon Simenon potrebbe aver preso spunto da fatti realmente accaduti sull'isola Floreana, dove dalla fine degli anni venti si stabilì una piccola comunità tedesca tra cui un eccentrico dottore e una stravagante baronessa. Alcuni fatti tragici avvennero e suppongo che il grande Simenon ne sia rimasto affascinato. Un grandissimo.
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