Avrei voluto dare più stelline, ma non ho potuto perché la lettura si è spostata su binari decisamente diversi da quelli di partenza. Il titolo e la copertina mi dispiace dirlo ma ingannano, perché attirano quanti amano il personaggio di Marilyn Monroe pur con le sue fragilità e pensano di aver trovato un libro che scandagli gli aspetti psicologici della sua vita e soprattutto il suo rapporto con le figure dei terapisti, ma non è quello che poi ci si ritrova a leggere. O meglio, il primo capitolo accenna a questo, ma poi il saggio abbandona totalmente Marilyn per concentrarsi al 99% su Freud come padre della psicanalisi, e dei suoi colleghi e successori, dei loro rapporti con questa nascente disciplina e con tutte le distorsioni che questi nuovi metodi ed approcci hanno provocato nel rapporto con i vari pazienti, i danni che hanno causato alle loro vite e i casi di manipolazione e alterazione della realtà dei casi clinici, nonché gli innumerevoli casi di ricoveri per depressione e relativi suicidi... È sicuramente una lettura interessante e permette di entrare davvero a fondo in questa realtà con le sue dinamiche. Personalmente ho appreso molto seppur moltissimi nomi a me sono sconosciuti, a parte i grandi come Freud stesso, Jung, Skinner, Gardner. Ma diciamo che i 3/4 della lettura per me sono stati pura informazione, dotta e articolata, ma che si è discostata da quello che pensavo di leggere. Ricchissine le note per ogni capitolo, sicuramente l'autore ha fatto un super lavoro di documentazione, ma non sono rimasta soddisfatta al 100% per i contenuti, un po' complessi da comprendere per i "non addetti ai lavori".