Un'antologia divertente e un po' stravagante che raccoglie le risposte - paradossali, rivelatrici, fulminanti - di scrittrici e scrittori contemporanei alla che cosa è sopravvalutato?
Francesco Piccolo Viaggi e vacanze Alessandro Baricco Perdere qualcosa o qualcuno Veronica Raimo Il blocco dello scrittore Viola Ardone I maschi Claudio Giunta Partecipazione Teresa Ciabatti La prima volta Giacomo Papi Dio Gaia Manzini Il primo amore Cristiano de Majo La montagna Guia Soncini La cucina italiana Jennifer Guerra Le provocazioni Arianna Giorgia Bonazzi I regali Valentina Della Seta Ebbrezza Francesco Pacifico Essere produttivi Alessandro Gori Viaggiare Nadia Terranova La sopravvalutazione
Champagne, aragoste, sesso anale e si dice che fossero queste, per Christopher Hitchens, le cose piú sopravvalutate al mondo. Incuriosito dal ragionamento che può aver portato il grande giornalista a definire un simile quartetto, Arnaldo Greco ha avviato un'indagine sull'argomento. Tra gli intellettuali interpellati, qualcuno ha scelto di dire la sua con un racconto, qualcun altro ha preferito cimentarsi in un breve saggio, altri ancora hanno tirato fuori le loro idiosincrasie. Il risultato è un libro quanto mai variegato, dove si spazia dai viaggi ai regali, dalla montagna alla cucina italiana, passando per il primo amore, la prima volta, il perdere qualcosa o qualcuno. Un catalogo di riflessioni inaspettate che ci regalano nuovi punti di vista e ci coinvolgono in un gioco replicabile all'infinito.
La prima possibilità: ho un problema con le valutazioni, il che potrebbe anche far sorridere se si considera che sono qua (e lì, e là) a scrivere cosa ne penso dei libri che leggo. Ma la verità è che ho un problema con le valutazioni, che deriva dal dubbio feroce che – in fondo fondissimo – se dico di qualcosa che è “sopravvalutato”, è perchè non lo conosco sufficientemente bene, non l’ho frequentato, o mi genera antipatia (che è diverso dalla sopravvalutazione, credo).
Finisce che mi viene in mente quando ero un windows-user (anche piuttosto informato, ci lavoravo) e non sopportavo gli Apple-fan, consideravo i Mac fortemente sopravvalutati. Poi un girono, snervato dall’ennesimo pc che dopo sette mesi aveva le prestazioni di una marmotta defunta, ho comprato un iBook, l’ho portato a casa, ho chiamato il fratellone Mac-chista e gli ho chiesto “vabbè, dove trovo i driver per il modem che mi devo collegare a Internet” e lui mi ha detto “driver? e cosa sono? hai provato a fare click su connetti?” e io ho capito che non avevo sopravvalutato, era che non conoscevo proprio. (questo esempio è la roba più boomer che io abbia scritto negli ultimi 22 anni).
Difficile che mi venga da attribuire la patente di “sopravvalutato” a un autore, un libro, una situazione, un piatto: più facile che riconosca di non sapere oppure che confessi che mi sta semplicemente sui maroni per motivi che hanno a che fare con la mia storia, il mio inconscio, la mia scala cromatica di riferimento, le sonorità ascoltate in culla, o chennesoio. Deve essere per questo che non sono entrato in sintonia con questa antologia: un paio di racconti (Papi, la Raimo) mi hanno anche convinto, ma in generale mi è scivolato via come un bicchiere di acqua fresca, che si sa che disseta come niente altro al mondo ma non resta nella memoria.
Seconda possibilità: le antologie di racconti su un argomento scelto sono sopravvalutate.
Mi ha sorpresa favorevolmente. Solitamente nelle antologie capita sempre qualcosa che non incontri il mio gusto ed invece questi racconti mi hanno intrattenuta tutti con la loro piacevolezza di scrittura, con le loro piccole confessioni personali semiserie ed ironiche su quanto viene decisamente sopravvalutato. Sapevo già che avrei adorato la Ciabatti e l'Ardone, ma fra tutti i miei racconti preferiti sono stati quello conclusivo di Nadia Terranova e "il blocco dello scrittore" di Veronica Raimo (una scoperta piacevole visto che "Niente di Vero" non mi era piaciuto). Prima o poi scriverò anche io un racconto su cosa sopravvaluto, di certo non riguarderà il giudizio a quest'antologia: 5 stelline piene!
Cavolate di fine anno che non mi ha lasciato davvero nulla. Stante l'aragosta del titolo immagino volessero fare qualche polemica alla David Foster Wallace, ma in realtà sono raccontini un po' così, brevi sfoghi dei vari autori, letture senza peso.
Libretto veloce e leggero. Un'idea editoriale furbetta: chiedere a degli scrittori di scrivere un breve testo su qualcosa che è sopravvalutato. Furbetti anche titolo e copertina, che rimandano a David Foster Wallace. Speravo in un tono acido e divertito, ma spesso è troppo serio e quasi sempre narcisistico. Si vede che sono testi scritti senza troppo impegno, quasi degli sfoghi. Però qualche bello spunto c'è, ed è liberatorio leggere che qualcun'altro condivide le mie idiosincrasie.
Parlavo stamattina con un’amica dei fattacci suoi, ed ecco il mio apporto non richiesto a questa serie di cose sopravvalutate: la fiducia è sopravvalutata. Fiducia nel futuro, fiducia nelle persone, nel progresso, nelle proprie potenzialità: trattasi semplicemente di una costruzione della mente nel presente di qualcosa che non sarà certo nel futuro. Una struttura totalmente inutile, la fiducia in qualcosa non è un modo attivo di farla funzionare, ma un placebo antiansia autosomministrato. Tanto se gli eventi devono accadere lo faranno indipendentemente dalla fiducia che abbiamo nella loro buona riuscita e anzi, più ci crediamo più finiamo sotto se va di m€rd@. Il fatto che funzionino, eventualmente, deriva non solo da quanto impegno attivo ci mettiamo, ma anche da una serie di variabili esterne che sfuggono al nostro controllo - compresa un’accorata botta di cul0 (intesa come evento piacevole e inaspettato). Non mi ricordo chi me lo disse per la prima volta ma è diventato un amaro mantra della mia esistenza: sempre meglio una mano dietro al cul0 (intesa come procedura che ci mette in sicurezza da un evento inaspettato e nefasto). Insomma, la fiducia ci si mette tanto a costruirla e con un soffio cade da sola come un castello di carte, le foglie secche, quello che vi pare. La costruzione della fiducia sta alla sua distruzione come la nascita di un fiore sta alla c@c@ta del cavallo. Il povero fiore natante negli escrementi ci ha messo così tanto a crescere, spuntare, profumare e imbellirsi, e poi. Ed è particolare come in questa proporzione, la c@c@ta del cavallo in qualche modo supporti il terreno nella nascita di nuovi fiori. Avere fiducia è un atto eroico faticoso e non necessario di cui però non ci libereremo mai. E non a tutti interessa essere eroi. Ps: grazie assai @nadiaterranova per tirar fuori Nick Hornby dal cappello di tutti gli autori che potevano essere citati e invece proprio lui. P0rc@ miseria. ♥️
Alcuni brani mi sono piaciuti molto, altri meno, uno lo ha scritto Baricco. Il mio preferito è stato decisamente quello della Raimo sul blocco dello scrittore, non vedo l'ora di leggere un suo romanzo perché scrive divinamente.
Odio viaggiare. Un odio superato in intensità solo dal disprezzo nei confronti di chi ama viaggiare. Di solito è gente noiosissima: girano il mondo per sfuggire alla noia e cercare di seminarla senza sapere che se la porteranno sempre appresso perché ce l’hanno dentro. Gente che può pure ragionare di bicamerale con gli sciamani lakota, ma che di regola ha l’empatia di una scarpa paracarro. A me invece piace stare a casa mia, coi giochi da tavolo di Reiner Knizia, la macchina con le cialde Caffè Scatragli e i miei adepti che vengono a trovarmi come i politici a Marco Pannella nelle ultime settimane di vita. Secondo me sono meglio quelle bellissime guide che davano con «Panorama», rilegate, piacentine plastificate, con le foto del mondo. Ne prendi una, l’apri a caso e sei a Sumatra. La chiudi, la riapri e sei a Giacarta. La chiudi, la riapri ancora e sei di nuovo a Sumatra, perché c’era rimasto il segno della volta prima. Viaggiare - Alessandro Gori
Antologia non narrativa, ma argomentativa, più che racconti sembra saggi brevi scritti male da quelli che dovrebbero essere i fior fiori degli scrittori nostrani. E uso il maschile perché le "storie" delle scrittrici non ti ammorbano le palle come quelle dei loro colleghi maschi, il che fa ridere perché dovrebbero essere abituati al mansplaning e dimostrano di non sono capaci di fare manco quello in barba ai luoghi comuni (si salvano il racconto di Papi e di Pacifico). Tra i racconti meritevoli di essere letti, quello di Raimo (che di solito non apprezzo perché si vede che le piace molto il suono della voce, ma almeno qui dimostra un po' di acume narrativo che non sia soltanto autocompiacimento), quello di Ciabatti (unico vero racconto) e quello di Terranova (perché ha avuto l'illuminazione, e paradossalmente smonta tutto il concetto dietro la raccolta, che almeno ha al suo interno la testimonianza della sua inutilità).
Per Christopher Hitchens le cose più sopravvalutate al mondo erano lo champagne, l’aragosta, il sesso anale e i picnic. A partire da questa considerazione, Arnaldo Greco si chiede quali siano per gli scrittori e pensatori di oggi analoghe entità sopravvalutate. E l’ha chiesto veramente a una dozzina di personaggi della cultura italiana, di vario genere e collocazione. I due che ho apprezzato di più sono Baricco (Perdere qualcosa o qualcuno) e Francesco Pacifico (Essere produttivi). Molto interessante. Io non saprei cosa rispondere. Forse - parafrasando la quarta di copertina - esclusi i bisogni primari e l’amore, ogni cosa è sopravvalutata.
3⭐ sono poche, 4⭐ sono troppe. L'idea di base è geniale. Ogni autore sceglie qualcosa che, a detta sua, è molto sopravvalutato. Si va dalla settimana bianca a Dio, dai maschi alla "prima volta". La maggior parte dei contributi è davvero ben scritta e sicuramente ho amato leggere questa raccolta. La maggior parte degli autori d'altronde è una garanzia. Ci sono però due o tre passaggi che non solo non mi sono piaciuti, ma ho trovato che fossero brutti e inutilmente volgari. Insomma, ho opinioni contrastanti a riguardo. Sicuramente consiglio la lettura, con le avvertenze di cui sopra.
Partendo dal fatto che fossero opinioni personali dei diversi autori, ho apprezzato molto tutti gli interventi, che ho trovato arguti e mi hanno fatto riflettere, a parte due: quello di Baricco (che mi è parso puro stilismo, ma ormai mi sembra sia diventato il suo genere) e quello di Gori(che ho trovato tracotante e fastidioso. E poi, perché ha scritto del viaggiare quando il primo racconto parlava di viaggi e vacanze? Boh).
Un libro che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita: ti regala spunti, punti di vista, riflessioni e interpretazioni del mondo unici nel loro genere. Alcuni degli autori che compongono questa antologia sono, a mio parere, tra i migliori scrittori contemporanei (sono di parte, amo Baricco in ogni sua sfumatura).
I capitoli che più mi hanno lasciato il segno: - Alessandro Baricco, Perdere qualcosa o qualcuno - Viola Ardone, I maschi - Giacomo Papi, Dio
Attraverso una variegata corale di voci e parole Greco mette assieme un’antologia che ripercorre il senso della sopravvalutazione in diversi campi semantici. Il risultato è uno spensierato viaggio attraverso le parole e la magistrale competenza degli autori che si sono cimentati nell’impresa. Una lettura consigliata o sopravvalutata? A voi la scelta.
Quante cose sopravvalutiamo, turbandoci di conseguenza l'esistenza? Tantissime. Infatti, la raccolta di racconti di questo libro ne è un chiaro esempio. Questa lettura, oltre a essere molto divertente, ci insegna che alla fine la vita deve essere affrontata con molta più leggerezza.
Acquistato per leggere le poche pagine di Baricco sul perdere qualcosa o qualcuno (piaciute), sono rimasto colpito da alcuni pezzi fulminanti: fra gli altri, Veronica Raimo, Teresa Ciabatti e una Viola Ardone in forma strepitosa.
Libro piacevole e scorrevole. Mi sono piaciuti in particolare i racconti sul Blocco dello scrittore, Il primo amore, L'essere produttivi.. e altri ancora, divertenti e al contempo riflessivi.
Se trata de un libro que recopila relatos cortos escritos por diferentes autores, cada uno de los cuales expone y describe algo qie está sobrevalorado en el mundo actual.
A favor del libro tengo que decir que, contrariamente a lo que yo esperaba, no parece una unión de textos de autores diferentes, sino que funciona perfectamente como un libro completo, ya que mantiene una estructura sólida en todo momento.
No obstante, pocos han sido los relatos que me han gustado y con los que he podido sentirme identificado. He sentido que la mayoría perdía fácilmente el hilo conductor, aportando detalles completamente innecesarios e incluyendo historias personales del escritor o escritora, por lo que realmente la "crítica" a aquello que está sobrevalorado se queda bastante pobre.
En resumen, sentí que el libro tenía mucho relleno y se podía haber resumido más, así como diversificado más los temas. Está bien pero me quedé con la sensación de que la idea tenía potencial y los escritores no han sabido aprovecharlo.