La verità non era solo che con un punto di vista si cercava di esaurire il mondo, ma che nessuno ci capiva un cazzo e che si finiva con gli insulti ad Andreotti e alla sua cricca di collusi con la mafia mangiando pane e fette di salame tagliate alte. La rivoluzione passava dai macelli, non esattamente dalla consapevolezza degli operai, non dal rifiuto della legge del padre, non dalla trasversalità contro la verticalità. Qui di immaginazione al potere ce n’era ben poca, avvertivo piuttosto la necessità di una soddisfazione immediata dei bisogni.
Alessandro Bellezza si sveglia tutte le mattine prima dell’alba e percorre per ore la zona tra Persiceto e San Giacomo del Martignone. Il suo mestiere è recuperare dall’asfalto i cadaveri degli animali ammazzati dagli automobilisti ed evitare ulteriori incidenti in una delle tratte più pericolose dell’Emilia. Un mestiere bizzarro. Un tempo però Bellezza era un chirurgo. Poi, suo malgrado, è stato coinvolto dalle Brigate Rosse in un fatto di sangue e ha perso tutto, compresi moglie e figli. Ora vorrebbe solo starsene tranquillo, ma la sera del 15 dicembre 1976, rientrando a casa, ai margini della strada trova una donna apparentemente morta. La raccoglie. E scopre che non è morta. Comincia così la vicenda serrata di "L’odore acido di quei giorni", che porta Bellezza all’inseguimento di un assassino che sembra nascondersi tra le file di Ordine Nuovo. Sullo sfondo c’è l’Italia raccontata da Radio Alice, in cui gli studenti universitari si scontrano con le forze dell’ordine, scoppiano le bombe e la politica perde progressivamente di vista la gente. Paolo Grugni torna al marzo bolognese del 1977 e ci porta con sé. In un atto d’amore per un’idea di paese che avrebbe potuto essere, ma poi non è stato. Alla scoperta di verità che avrebbero dovuto rimanere celate e che troveranno compimento vent’anni dopo.
Paolo Grugni è nato a Milano nel 1962. Ha pubblicato numerosi romanzi, tra i quali Let it be (Mondadori, 2004; Alacran, 2006; Jackson Libri, 2008; Giallo Mondadori, 2009), Mondoserpente (Alacran, 2006; Giallo Mondadori, 2010), Aiutami (Barbera, 2008), e L'odore acido di quei giorni (Laurana 2011). Il suo racconto 12/9 è apparso nella raccolta Anime nere reloaded (Mondadori, 2008).
Non far spegnere il cervello...aiutalo a ricordare!
Un tuffo negli anni settenta, in quel clima da bollettino di guerra quotidiano, con la conta dei morti, dei feriti, dei gambizzati, ma anche delle bombe sui treni, nelle banche nelle stazioni. Cosa ricordavo di quei tempi prima di questo libro? Un ragazzo di 3a F che spalanca la porta della classe nell'ora di Greco e grida: “Tutti fuori! E' scoppiata una bomba durante una manifestazione dei Sindacati a Brescia, almeno 7 morti. Tutti fuori! Si va in corteo.” E durante la lettura mi sono accorta di ricordare molte cose: mi ricordo dei miei timidi compagni di classe, che di giorno si passavano le versioni e la notte si prendevano a sprangate. Ricordo gli attentati, la paura ad uscire la sera, i morti. Uno di loro fu il mio relatore di tesi all'Università: cadde sotto i loro colpi nonostante da tempo, minacciato, portasse una pistola: “inutile difesa psicologica”, come mi disse lui. Mi ricordo di quel clima, anni di piombo, ma anche di rabbia, di indignazione, di stragi di innocenti sui treni, nelle stazioni, ricordo i nomi delle mani armate, messe a tacere per sempre, e conosco i nomi dei mandanti, invece ancora tra noi. Questo libro mi ha fatto ricordare tutto, anche quello che pensavo fosse andato smarrito nella anse della mia memoria rammendata. Lo farò leggere a mia figlia: i suoi libri di storia queste cose non le diranno mai. Di una cosa proprio non mi ricordavo: A Napoli si è svolta una manifestazione con trantamila persone in piazza contro il Governo dei sacrifici e contro chi si astiene Negli anni settanta il "Governo dei sacrifici"? Non succede proprio mai un cazzo di nuovo in questo Paese!
L'ambientazione bolognese negli anni di piombo, i servizi deviati, le rivolte studentesche: una trama romanzesca intessuta nei fatti di sangue e di terrorismo della nostra storia recente non basta se la prosa è sciatta e stereotipata.
C'è molto spazio per il noir nella storia italiana. Soprattutto negli anni dal 1974 al 1980, conosciuti come gli anni di piombo, piombo rosso e piombo nero. Caratterizzata ideologicamente da una guerra civile ancora troppo vicina, esaltata dai sogni liberatori e progressisti del boom economico e del 1968, inferocita e delusa dai sacrifici richiesti dalla crisi e dal compromesso storico tra PCI e DC (voluto anche da potenze straniere che in Italia non volevano disordini), l'Italia si spacca in due ed attraverso una serie ineguagliata in Europa di attentati un più sanguinoso dell'altro si prepara ad una nuova guerra civile peggiore della prima.
In quegli anni olezzanti dell'odore acido dei lacrimogeni e delle bottiglie molotov, assordati delle urla dei dimostranti di destra e di sinistra cerca di sopravvivere nella campagna bolognese Alessandro Bellezza. Cerca con scarso successo, perchè le sue idee radicali difese in modo troppo acceso (nella locale sede di Democrazia proletaria piuttosto che nelle piazze romane) lo portano in contatto con le brigate rosse, e di qui alla rovina: perso il posto di chirurgo privato ed abbandonato dalla famiglia, si riduce a vagare semialcolizzato per le campagne a recuperare cadaveri di animali travolti dalle auto o uccisi dai bracconieri; finchè ad essere recuperato sarà il corpo in fin di vita di una giovane donna vittima di un attentato, che porta con sè segreti inconfessabili. Toccherà a questo chirurgo fallito improvvisatosi improbabile investigatore farli venire fuori uno per uno, fino alla soluzione finale.
La storia che parte di qui è leggera e godibile, con personaggi non troppo profondi ma ben delineati, ed espedienti narrativi facili ma portati avanti senza troppi errori. Questo lo rende una piacevole lettura estiva, ma non si può ignorare a fianco della storia romanzata il quadro che Grugni vuol mostrarci dell' Italia degli anni di piombo. La passione con cui tutti partecipavano alla vita politica, rappresentata spazialmente dalla fitta rete di sedi di partito anche minuscole presenti in ogni più piccolo paese; le serate passate a bere ed a parlare di obiettivi e di lotta; ma anche il cappuccio ed il passamontagna, i manganelli e le pistole per affrontare uno stato che si rivela nemico e traditore.
E guardando quegli anni insanguinati (partendo non dai libri di storia ma dai bar e dalle polverose sedi di partito), emerge con chiarezza per bocca di Alessandro Bellezza l'equivoco che ha portato quella stagione alla rovina: non è per abbattere un sistema che il popolo lotta, ma per farne parte. Non per far crollare la classe dominante, ma per avere la loro legittima porzione di lusso.
Ed una volta che Francesco Cossiga ha nel modo più cinico schiacciato nel sangue la rivolta ed una volta risolto il caso della donna abbandonata in campagna, sarà con i coloratissimi spot pubblicitari ed con il consenso conmprato a debito che il nemico vincerà la sua guerra e la fantasia finirà di essere al potere. Interessante anche se forse semplicistico il breve saggio di Alessandro Pedretti sugli anni di piombo e sull'influenza dei servizi segreti deviati sulla nostra storia recente.
Per chi fosse appassionato del genere, e voglia farsi un'idea di un periodo importantissimo della storia contemporanea visto dagli ambienti della sinistra radicale, questo romanzo è una buona scelta. Una nota negativa per l'editore Laurana che si dimostra comunque in grado di metetre in fila autori giovani di sicuro talento: il testo è pieno di refusi e l'editing è un po'trascurato. In un libro che tra l'altro non costa pochissimo sarebbe da evitare.
bruttino, ma bruttino molto (gli avrei dato comunque due stelle perchè una sola mi sembra una cattiveria, ma GR interpreta le due stelle come "it was ok", e mi pare troppo generoso).
L'argomento mi intrigava, tanto più che sono di Bologna, quindi sono rimasta male: la storia è fortemente inverosimile (tutto nasce dall'episodio in cui un medico - per quanto radiato, sempre un medico - raccoglie da terra una persona ferita, la dà allegramente per morta, la porta a casa propria -!!!- la lascia su un tavolo e la trova la mattina dopo che fa colazione in cucina); i personaggi sono tutti inclini ad esprimersi con pomposi pistolotti (la telefonata del narratore alla moglie che se ne è andata con i figli: "mi sono trovato con la morte che mi alitava sul collo, a vivere in un mondo dove tutto mi pareva in ombra, a girare con la vista sfocata!" e bla bla per parecchie altre righe, ne è l'esempio più notevole, ma non l'unico); l'amena San Giovanni in Persiceto (che nessuno chiama "Persiceto" e basta) è descritta come una specie di lazzaretto in cui si trascinano soggetti variamente malati ed in maniera perlomeno atipica (uno è cionco dopo un incidente, l'altro è rimasto tocco dopo che ha rischiato di annegare, un terzo ha la lingua attaccata al palato) mentre latitano le persone in buona salute. Insomma, la verosimiglianza traballa sotto tutti gli aspetti, mentre la qualità del racconto non è proprio altissima.
P.S.: nella scena finale, in cui la finzione del libro si mescola a fatti veramente accaduti (e questo va bene, non è forzato) è descritta una Bologna che non esiste (tanto per dirne una, ai lati della stazione non c'è nessun portico), con nomi di strade presi probabilmente da googlemaps, senza che si avverta un reale rapporto con la città.
Era la fine del Movimento,la fine delle speranze,la fine della fantasia,la fine del pensiero,la fine della vita come azione militante, la fine.
Un bel noir, incalzante, scritto come un diario e ambientato nel '77. Il protagonista è un ex-medico attivista di estrema sinistra, radiato dall'albo per aver curato dei brigatisti rossi e ora vive raccogliendo i corpi di animali feriti o uccisi lungo la strada tra Persiceto e S. Giacomo in Emilia; casualmente si trova a dover far luce, insieme ad una poliziotta sotto copertura, su una serie di omicidi di donne simpatizzanti ed ex-attiviste dell'estrema destra, barbaramente uccise. Fanno da sfondo al thriller tutti gli importanti accadimenti di quel periodo caldo dell'Italia; radio Alice infatti ci aggiorna continuamente dei nuovi attentati terroristici, degli scontri fra movimenti di estrema destra e estrema sinistra, delle rivendicazioni delle donne, delle manifestazioni studentesche e operaie, e delle dure repressioni da parte delle forze dell'ordine, fino all'utilizzo di mezzi blindati pesanti e dei carri armati che entrano a Bologna. Molto interessante anche la postfazione di Roberto Pedretti, il quale ci traccia un quadro dei principali avvenimenti, delle situazioni e degli episodi - alcuni rimasti per lungo tempo oscuri - che hanno caratterizzato l'Italia del dopo-guerra, avvenimenti che hanno ancora oggi ripercussioni sulla nostra situazione politica ed economica. Paolo Grugni è un ottimo autore che non conoscevo, ma che certamente approfondirò.
Un libro diverso da quelli a cui sono abituato, ma che ho trovato straordinario per una serie di ragioni. La vicenda principale è intrisa di vita vera, di sofferenza, di lacrime e sangue, ma anche di amore. Il lettore non può far altro che abbandonarsi al dipanarsi frenetico degli eventi. L'autore non si è limitato a raccontare una storia fra tante, ma ha intrecciato la storia che, in un modo o nell'altro, ci riguarda tutti. Ho scoperto molte realtà che mi erano sconosciute o, quanto meno, di cui avevo sempre sentito parlare in modo molto sfumato. Invece ti senti in qualche modo coinvolto in pieno. Mi ha colpito molto il sarcasmo pungente del protagonista nel rappresentare lo spaccato di vita con cui si trova a convivere. Va detto che si tratta di un punto di vista di parte. Cosa che, per quanto mi riguarda, è preferibile, in un simile contesto, alla cronaca equidistante. Complimenti, davvero.
Ho iniziato a leggere questo libro senza sapere di cosa si trattasse, completamente al buio, senza neppure dare un’occhiata alla quarta di copertina. Ho comprato l’eBook perché l’ho trovato in promozione e perché conosco la casa editrice che l’ha ripubblicato prima nel 2011 e poi nel 2017. Laurana editore rappresenta difatti uno dei rari casi in cui compro libri perché pubblicati da una certa casa editrice. Cercano autori alternativi, che raccontano storie con rabbia e sarcasmo da ripubblicare. Il resto della mia recensione si può leggere qui: https://alessandroraschella.com/2019/...
Un intrigante giallo che si innesta nella realtà politica degli anni settanta, con richiami a fatti realmente accaduti: un momento oscuro della nostra storia più recente con interrogativi non sempre e non ancora del tutto risolti, e proprio per questo scrivere un romanzo immerso in quella realtà dei fatti non è cosa scontata. Complimenti a Paolo Grugni per averlo fatto in modo lucido senza cadere in stereotipi o banalismi.
...era impossibile vedere qualcosa, al massimo i contorni labili di anime tormentate e perse nel vento. Tostissimo, duro, come un noir deve essere, ma anche per molti versi illuminante su un pezzo di storia d'Italia di cui vediamo ancora le conseguenze. Il Movimento del '77, l'eversione nera, l'estremismo rosso, le stragi italiane, a tutt'oggi ancora irrisolte, con una storia di omicidi e un'indagine che si incastrano a perfezione nella Storia con la S maiuscola. La postfazione, anche se di non immediata lettura, serve per capire meglio come l'autore ha costruito il suo libro. E lessi infine il "Piano di Rinascita Democratica", parte fondante del programma piduista, che consisteva in un assorbimento delle istituzioni democratiche della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro il controllo dell'informazione.
Quei giorni sono gli anni di piombo, gli anni del terrorismo nero e rosso tra 1969-1980. Un periodo molto mosso nella storia sociale e politica dell' Italia, che serve da sfondo per un giallo ricco di suspense dove l'assassino è uno di Ordine Nuovo che prende in mira le agenti che gli sono messe su le tracce. Lettura avvincente ma anche difficile a causa dei acronomi di gruppi e gruppuscoli politici in un'epoca confusa.