Bello, leggibile e godibile. Divertente conoscere questi aspetti quotidiani di Dante, che rendono meglio comprensibile anche la sua opera, oltre che dare un quadro dell'epoca. Bello anche rendersi conto che proprio in quell'epoca abbiamo il passaggio dai numeri romani a quelli arabi e vedere quali influssi la cultura araba ha portato in quella europea.
Che Dante Alighieri fosse anche un uomo di scienza, di logica e di matematica non me lo ricordavo affatto (o forse non lo sapevo proprio). L'ho scoperto leggendo questo libro del matematico Bruno D'Amore, che, mette insieme romanzando fatti tratti dai suoi scritti, episodi dalla sua biografia e supposizioni storiche non verificate ma plausibili.
Mentre il libro racconta, con parole assolutamente accessibili e semplici, aneddoti su Dante e il suo compagno Guido Cavalcanti, vediamo spiegati concetti (oggi abbastanza di base, oserei dire) quali l'infinito, il calcolo delle probabilità, le proprietà dei triangoli e molti altri. E ci si rende anche conto che proprio in quell'epoca ci fu il passaggio tra la notazione romana a quella araba, con le relative implicazioni sul calcolo.
Il risultato è un libro abbastanza divertente e interessante, con ambientazioni molto vivaci e dove le parti più matematiche e logiche si amalgamano bene con il resto senza appesantire il racconto. E' un libro decisamente divulgativo però e dopo la metà del libro ho iniziato ad avvertire un certo calo di interesse, forse dovuto al livello fin troppo semplice.
"L'aritmetica pervade la musica, la geometria e financo l'astronomia, pervade tutte le scienze e non solo; la sua luce è tale che alla sua presenza si vede solo quella e occorre la "notte" per scoprire davvero la realtà, per vedere non abbagliati dal Sole dell'aritmetica: così come il Sole illumina gli altri corpi celesti e di esso non è possibile sostenere la vista, così l'aritmetica illumina e permea tutte le altre discipline scientifiche, pensò dunque e scrisse Dante."
Una riflessione interessante che scaturisce dalla lettura è che un tempo gli umanisti e gli uomini di cultura erano anche uomini di scienza, appassionati e realmente interessati al sapere, alla conoscenza, alla logica, alla matematica e alle altre discipline scientifiche. Oggi vedo spesso invece atteggiamenti intransigenti e snobistici da parte dei cosiddetti umanisti, che fanno del non sapere di scienza quasi un vanto. Chissà dove sta la ragione...
Credo che tutti gli italiani sappiano chi sia Dante, non foss'altro che per la curiosita di sapere chi è raffigurato sul verso della moneta italiana da due euro. Non sono così sicuro che, anche limitandosi a chi ha fatto il liceo e quindi dovrebbe aver studiato la Divina Commedia, siano così in tanti a sapere che Dante, umanista ante litteram, sapeva anche di scienze e ne ha parlato all'interno delle sue opere. Il matematico Bruno D'Amore ne aveva già parlato in alcuni suoi articoli e conferenze, ma stavolta ha pensato bene di scrivere un libro... romanzando il tutto. Abbiamo così diciassette capitoli che raccontano aneddoti più o meno basati su fatti reali (che Dante andò a studiare dialettica a Bologna, che aveva un figlio di nome Jacopo, e così via), con aggiunte alcune ipotesi piuttosto azzardate anche se non impossibili a priori, soprattutto per quanto riguarda le opere che il nostro potrebbe avere studiato o almeno conosciuto. Le ambientazioni dei racconti sono sempre molto vivaci, e anche le parti più matematiche - non numerologiche, attenzione! - e logiche si amalgamano bene, facendo perdonare alcune leziosità nei commenti e qualche svista, come dire che il centimetro sarebbe stato usato sei secoli e mezzo dopo quando in realtà ne è bastato uno di meno. Il libro si conclude con tre appendici: la prima elenca i matematici e logici presenti direttamente nella Commedia oppure che hanno probabilmente influenzato Dante, l'ultima contiene spigolature (minime) matematiche, mentre la seconda è un breve saggio più accademico sul tema, in cui D'Amore non si perita di menare qualche fendente contro la separazione delle culture umanistica e scientifica e soprattutto contro gli esperti letterati che cascano nelle più semplici questioni matematiche: per esempio "quadrare il cerchio" (Par XXXIII) è assolutamente possibile, basta non pretendere di farlo solo con riga e compasso! In definitiva, lettura assai godibile.
"L'aritmetica pervade la musica, la geometria e financo l'astronomia, pervade tutte le scienze e non solo; la sua luce è tale che alla sua presenza si vede solo quella e occorre la "notte" per scoprire davvero la realtà, per vedere non abbagliati dal Sole dell'aritmetica: così come il Sole illumina gli altri corpi celesti e di esso non è possibile sostenere la vista, così l'aritmetica illumina e permea tutte le altre discipline scientifiche, pensò dunque e scrisse Dante".
Un Dante fantasioso, curioso, bischero. Lettura scorrevole fra numeri e versi. Più interessanti le 3 appendici.
"• Dante aveva letto Archimede?
• se non lo aveva letto, poteva conoscere i calcoli del Siracusano per sentito dire?
• Dante accettava davvero la misura , molto diffusa nella sua epoca, ma rifiutata dai geometri più sofisticati?
• se Dante afferma nel Par. che tale rapporto esatto non esiste, quale è il calcolo esatto da fare in Inf. XXIX 7-9 circa la misura delle bolge?
• come mai Dante, fedele lettore di Boezio, non accetta il valore da questi suggerito per p?"
Romanzo molto divertente. Vi trovano interesse sia gli appassionati di Dante, sia quelli di matematica, come pure è adatto a un lettore adolescente che si lasci trasportare nel Duecento a seguire le avventure di Dante. Le idee matematiche sono esposte con chiarezza e semplicità, la storia merita d'esser letta.