Tra il 2002 e il 2004, di fronte al progressivo degrado della situazione politica italiana, e più in generale indignato per quello che giudicava un pericoloso imbarbarimento del nostro paese, Giovanni Raboni reagì nella maniera a lui più congeniale: da poeta. Chi conosce l'impegno civile e morale di Giovanni Raboni non si può sorprendere delle posizioni politiche che emergono da questi versi, in piccola parte già pubblicati su alcuni giornali e che hanno trovato una diffusione sorprendente anche via internet. Meno prevedibile, forse, che queste posizioni potessero ispirare in maniera diretta e immediata, una lirica di taglio così esplicitamente politico, immersa nell'attualità. Postfazione di Patrizia Valduga.
Giovanni Raboni è stato un poeta, critico letterario, giornalista, traduttore e scrittore italiano appartenente alla "generazione degli anni Trenta", insieme ad alcuni dei più conosciuti nomi della letteratura italiana.
"...già immagino la gioia di accumulare silenziosamente dentro di me beni infruttiferi e intrasmissibili e sento che potrebbe essere la più pura, la più sottile, la più perfetta delle gioie." (p. 26)