Mi sono posta delle domande e provo a rispondermi.
Durante la lettura mi chiedevo come fosse possibile che una scrittura poco incisiva e uno stile ripetitivo, con contenuti spesso banali, quasi adolescenziali, fosse da attribuire a Doris Lessing (1919-2013), premio Nobel 2007 conferito con la motivazione di essere cantrice dell'esperienza femminile che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa. Tanto mi disturbava questa constatazione che, mentre stavo facendo tutt’altra cosa, mi si è presentata una quasi-spiegazione.
Il libro è scritto in prima persona, sotto forma di diario, quindi il linguaggio impiegato non è quello della Lessing ma si deve adattare a quello della protagonista Janna mentre scrive i propri pensieri, il resoconto della giornata. Conseguentemente lo stile non deve essere necessariamente elevato e per questo motivo le ripetizioni (siamo entrati in un pub siamo usciti da un pub, siamo entrati in un altro pub siamo usciti da un altro pub) sono consentite. Non che Janna sia un’oca, tutt’altro, ma dà l’idea di essere una di quelle donne (in questo caso donna, ma poteva essere anche un uomo) a cui, senz’altro impegnandosi, tutto è sempre andato bene, senza intoppi, senza dolori – che solitamente fanno riflettere e cambiare – e anche quando nella sua mente si insinua il dubbio che forse chi ha condiviso la vita con lei possa aver sofferto proprio a causa della sua superficialità e freddezza, allontana il pensiero. Anche la sua vicinanza a titolo volontario ad Annie, persona anziana e non autosufficiente, sembra essere dettata dal senso del dovere, dalla volontà di dover compensare in qualche modo mancanze precedenti. La sua vicinanza alla nipote e, infine, alla figlia del suo amante, derivanti solo da un senso di vuoto e di solitudine.
L’unica riflessione profonda, sentita, sulla quale la protagonista si sofferma con consapevolezza è Vedevo tutti costoro come altrettanti possessori di tesori che non sanno apprezzare; beneficiari di una meravigliosa eredità, di cui sono ignari; sordi ai ripetuti moniti della vita; e nulla di quel che io o chiunque altro potrebbe dir loro riuscirebbe a cambiarli. Fra un po’ di anni, una mattina si sveglieranno e scopriranno che fra loro e ciò che avrebbero potuto avere e non hanno avuto, per loro colpa, si è ormai alzata una invalicabile barriera. Parlava di se stessa?
Vite scivolate, riscattate in parte solo verso il finire