In questo nuovo episodio che lo vede protagonista, l’avvocato Gordiani torna nelle aule del tribunale per un processo molto difficile e delicato. Alessandro Gordiani sta attraversando un momento complicato. Le cose in famiglia non vanno bene, la moglie è sempre distante e la figlia più grande, iscritta alla facoltà di Giurisprudenza, è spesso in polemica con lui. Come avvocato di parte civile, è da poco alle prese con un processo assiste la famiglia di un bambino che sostiene di essere stato abusato dal suo allenatore di calcio, un medico e stimato professionista, nonché padre di un suo compagno di classe. Nel corso del processo, il ragazzo, sentito come persona offesa, incorre in una serie di contraddizioni e confonde particolari importanti, al punto che, nonostante gli sforzi di Gordiani, l’accusato, e quasi sicuramente colpevole, viene assolto per insufficienza di prove. In seguito alla sentenza di assoluzione, che in qualche modo lo qualifica come “bugiardo”, il piccolo cade in una crisi profonda. Qualche tempo dopo, l’uomo accusato di averlo abusato viene trovato cadavere all’interno del suo appartamento e i sospetti portano dritti al padre del ragazzo. C’è comunque qualcosa che non torna e Gordiani, con l’aiuto della collega Patrizia, cerca di capire come siano andate realmente le cose lavorando con la sua squadra in vista di un processo che si preannuncia particolarmente difficile e complesso.
«Forse per la prima volta ho sentito il peso della toga che porto sulle spalle, ho compreso tutto il suo significato. Mi vedo incitare il me stesso forza Alessandro, ora tocca a te, e mi commuovo per quell’uomo, seduto dietro al banco della difesa, piccolo, imperfetto, solo dinanzi al resto del mondo. Mi rendo conto dell’enorme responsabilità che grava su di lui, ne comprendo le angosce, le paure, i dubbi, e ne condivido la sofferenza».
Per gli amanti dei legal-thriller. Lui sta diventando la voce più interessante del genere. Gordiani è i suoi dubbi lo rendono umano, con le nostre stesse contraddizioni.
📖”nella vita ci vuole coraggio, a volte si devono fare delle scelte, bisogna venire a patti con la propria coscienza e, soprattutto, bisogna rischiare.”
📝Alessandro Gordiani è un avvocato di mezza età che vive a Roma, con la moglie e due figlie, dove si muove in vespa. Alessandro Gordiani è un tipo diverso da come mi immagino essere chi fa la sua professione: ansioso, schiacciato dal timore delle sue responsabilità, insofferente verso le regole e sprezzante di chi non le rispetta, disposto a compiere passi pericolosi portando il peso delle conseguenze.
📖”farsi giustizia da sé, sopperire autonomamente alla mancanza di chi non aveva voluto o saputo cogliere la verità.”
📝Gordiani è assorbito da una causa di pedofilia a carico di una medico. La vittima, Diego, un bambino di dodici anni, ha confessato gli abusi subiti alla famiglia innescando la miccia di un percorso difficile per lui, per i genitori, ma necessario per restituire a se stesso una giustizia che comunque non può riparare ciò che è andato in frantumi.
📖”L’entità della punizione avrebbe dovuto essere adeguata alla gravità della condotta.”
📝Quello di Navarra è un noir ambientato nel mondo legale, in cui ci caliamo facilmente grazie alla sua scrittura che rende comprensibile anche gli ambiti giuridici più specifici. Ne risulta una lettura brillante che però porta il peso di tematiche forti spingendo chi legge ad interrogarsi e spesso a non trovare risposte perché certe situazioni sono troppo complicate per essere giudicate dal di fuori. Una storia nera la cui sostanza amara è fatta di abusi verso i minori, dell’oscurità che avvolge le vittime che si vedono riflesse nello sguardo di chi sa, di verità che non vengono riconosciute come tali, della vendetta che rincorre chi non è stato ripagato per il torto subito, di pesi che ti piegano ma non riescono a spezzarti, della difficoltà di capire ciò che è giusto o sbagliato.
Parlare di questo libro non è per niente semplice. Primo per il tema trattato, secondo per la complessità delle emozioni che mi ha suscitato e terzo perché richiede concentrazione per non dire troppo e quindi, in qualche modo, rovinare la vostra lettura.
Il nostro protagonista, l’avvocato Gordiani è alle prese con un processo che lo vede assistere un bambino di undici anni che dice esser stata ab*sato dal suo allenatore di calcio. Il bambino sostiene di aver detto la verità anche se alcune sue affermazioni non coincidono (ma vorrei ben vedere, visto le atrocità subite.)
La sentenza rende tutto più complicato, non è quella che l’avvocato e la famiglia si aspettano, e questo porta il bambino a compiere un atto davvero molto brutto.
Ma come può sentirsi un genitore davanti a tutto questo? Vedere un figlio rompersi giorno dopo giorno a causa di un mostro che lo ha rovinato?
Il padre di Diego decide dunque di prendere la situazione in mano, ma in che modo?
Poco tempo dopo la sentenza il mostro di Diego viene rinvenuto a casa sua deceduto con due colpi di pistola. Il primo sospetto, ovviamente, ricade sul padre del bambino… ma qualcosa non torna e Gordiani non perde l’occasione per capirci qualcosa di più!
Ma chi ha detto che le cose sono come crediamo che siano? Chi ha detto che la legge è davvero uguale per tutti? Ma soprattutto: la legge tutela davvero chi ha diritto di esser tutelato, quindi parte lesa? E farsi giustizia da soli, secondo voi, è giusto?
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Molto scorrevole nella lettura, mi è piaciuto maggiormente rispetto a “Solo Dio è innocente” del medesimo autore. Forse le parti descrittive del processo, sopratutto quando è analizzata la dinamica dell’omicidio, possono sembrare noiose ma in realtà sono state quelle che ho preferito. Un romanzo che si incentra maggiormente sulla figura di Gordiani e che ci mostra la battaglia morale che vive a causa della sua professione. Riuscirà veramente a vincere contro se stesso?
“«L'innocente si trova alle volte in una situazione processuale più difficile del colpevole», sosteneva Altavilla in una sua vecchia arringa. «L'autore del fatto criminoso ha un'orientazione difensiva. Egli conosce l'avvenimento che gli si imputa, sa l'ora, il luogo, le modalità; spesso ha pensato a una linea difensiva, prima di perpetrare il reato, anzi a questa linea ha adattate alcune circostanze dell'azione criminosa. L'innocente brancola nel vuoto, spesso non conosce precisamente in che consista l'accusa, è un uomo sorpreso dall'impreveduto, vittima di una denunzia malvagia o di fatali coincidenze, di crudeli parvenze di prova. Il colpevole è spesso un lottatore, l'innocente è un passante sorpreso da un'aggressione improvvisa e impreveduta, l'uno, per la conoscenza dell'accusa, può avere atteggiamenti di sicurezza; l'altro, per l'inconsapevolezza d'ogni cosa, può smarrirsi». “
Ogni omicidio è veramente singolare, e la giustizia non è applicabile a tutti, sempre che esista una così detta “giustizia”.
Ho empatizzato con il protagonista perché a differenza di altri suoi colleghi non ha la verità in tasca e si espone con tutte le sue paure e le sue incertezze: "Mi vedo incitare il me stesso altro: forza Alessandro, ora tocca a te, e mi commuovo per quell’uomo, seduto dietro al banco della difesa, piccolo, imperfetto, solo dinanzi al resto del mondo. Mi rendo conto dell’enorme responsabilità che grava su di lui, ne comprendo le angosce, le paure, i dubbi, e ne condivido la sofferenza."
Non solo il romanzo, pur nella drammaticità di alcuni passaggi, scorre e appassiona (ho letteralmente divorato i capitoli finali con il dibattimento e la lettura della sentenza) ma porta il lettore, meno esperto dell'autore sui temi della giurisprudenza, a riflettere sulla filosofia del diritto e su concetti complessi quali "verità reale" e "verità processuale": "Il processo Loria mi ha dimostrato per l’ennesima volta che la verità reale può essere molto diversa da quella processuale. Si tratta di una storia già vista altre mille volte, che mi lascia uno strano sapore amarognolo in bocca, impossibile da addolcire. Sarebbe bello se potesse bastare qualche cucchiaino di zucchero in più."
Questo libro lo troverete sotto il genere "legal thriller " ma io credo sia molto di più.
💭Ci troviamo a Roma, dove l'avvocato Alessandro Gordiani vive e lavora. In questo secondo volume (il primo letto lo scorso anno), il nostro protagonista si ritroverà ad affrontare due processi che coinvolgono le stesse persone ma in modi diversi. La prima volta cercherà di tutelare un bambino vittima di abusi, mentre dopo si ritroverà a difendere il padre, accusato di aver ucciso volontariamente lo stupratore del figlio.
Quello che ho amato di questo libro è l'intreccio della vita privata dell'avvocato con i casi di cui si occupa. I dubbi, le perplessità, i problemi e le giornate no, lo rendono un personaggio vero e realistico.
Con una narrazione lineare, alternando l'ironia alla serietà, lo scrittore tesse una trama avvincente e in grado di coinvolgere, ma soprattutto di far sentire Alessandro uno di noi.
Piccola cosa che non ho apprezzato, è la parte delle discussioni in aula, che ho trovato troppo prolisse e dettagliate, ma probabilmente importanti per comprendere l'evolversi del caso.
Benissimo Michele Navarra. Il tuo Gordiani migliora di libro in libro. Lettura velocissima, sembra di seguire un thriller giuridico alla John Grisham. Il personaggio di Gordiani sta cambiando con il passare del tempo, come capita anche nella realtà. Ecco sembra un personaggio vero, un vicino di casa che potresti incontrare su un pianerottolo, ecco perché sembra veritiera anche la storia raccontata. Argomento non certo facile, quello trattato da Navarra in questo nuovo episodio. Anzi, diciamo "argomenti", perché in effetti gli argomenti trattati sono due. Pedofilia e vendetta ... E questa volta c'è anche il "botto" finale come di solito fanno i grandi giallisti. Complimenti vivissimi. La scrittura come al solito è di facile comprensione, il libro gira che è una meraviglia e come sempre, impariamo qualcosa in più del sistema giudiziario italiano, che non ci fa male per niente, anzi! L'unica pecca? Le frasi in latino. Un piè di pagina con la traduzione non sarebbe male, d'altronde non tutti abbiamo fatto il classico e studiato il latino...
È il primo libro che leggo di questo autore e devo dire che mi piace molto il suo stile. La storia ha un sapore amaro perché la legge non sempre riesce a capire la verità.