***1/2
Molto grazioso; la serie migliora con l'andare avanti. E la piantina grassa che vuole fare la stagista vale il tempo che ci si perde sopra!!!
“Mangia”
“Non sono magro,” dice lui.
“Non c’entra. Voi maschi se non mangiate, anche se sembra impossibile, usate la testa ancora peggio del solito.”
“Molti di quelli che arrivano da noi hanno perso tutto e credono che non troveranno più un luogo dove sentirsi bene, vivono da esiliati e in viaggio perenne. Lui invece è stato da subito determinato ad avere un posto da chiamare casa. Yasser vuole solo avere… avere ciò che abbiamo noi, alla fine. Un luogo dal quale partire, sapendo di poter tornare.”
Ho paura che tutto l’immaginario che ho creato per decidere cos’è giusto e cosa no si sgretoli di fronte all’evidenza che amare, rispettare e difendere i diritti non è sempre facile e immediato.
E sono spaventata del mio incontro con loro e la loro dimensione di vita, perché non so se sono in grado di reggere il fatto di sapere davvero cosa può sopportare un essere umano e cosa un altro essere umano può arrivare a fargli subire.
“Bah, quel che hai non mi interessa. Qua di cose strane ne vedo fin troppe da sempre e ti dirò che ho rinunciato a capire voi umani, il vostro farvi del male, a vicenda e da soli, e dal dolore creare altro dolore. Cosa vuoi da me?”
Miriam e Alice si somigliano così tanto da sembrare la stessa persona in due età differenti, con la parabola evolutiva che porta rapidamente da creature curiose e aperte verso il mondo ad adolescenti rabbiose e sanguinanti di emozioni e solitudini.
Su Yasser alla fine aveva ragione il gattaccio randagio. Conta poco cosa facciamo e chi siamo, ma importa cosa credono gli altri e il loro credere e immaginare posa su paure, fragilità ed esperienze vissute che spesso nulla hanno a che fare veramente con noi.
E aveva ragione anche Fatima: non ci vogliono grandi motivazioni per essere uccisi.
il male segue strane strade, percorsi tortuosi fatti di disperazioni e solitudini, nel buio di motivazioni sbagliate, di incomprensioni e inciampi, di terrori inconfessabili, di residui di noi che sono in frantumi così piccoli che ciò che eravamo non si può né capire né ricostruire mai più.
Ho cominciato a rendermi conto sempre di più di non essere nessuno per tracciare confini netti fra il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, i colpevoli e gli innocenti. E mi sento così fragile di fronte a tutto questo che vorrei certezze, idee di giustizia semplici, senza effetti collaterali, senza umane sfumature logoranti per pochezza e debolezza.