Cosa succede se un fotoreporter incontra un giornalista e girano insieme i luoghi di confine del mondo?
Nasce questo libro che è insieme un colpo al cuore e un inno alla speranza di cambiamento e di libertà. Libertà di transito, libertà di passaggio, libertà di contatto, libertà di essere chi si vuole dove si vuole.
Perché è quello che tutti desideriamo per noi ma chissà perché, quando riguarda i popoli che entrano nel nostro paese questo non ci va più tanto bene.
E non ci va bene perfino quando si tratta dei figli di immigrati, che sono nati già nel nostro paese e sono quasi più nazionalisti di noi, perché questo paese lo ringraziano perché sanno bene cosa avrebbero avuto se fossero nati nel paese dei loro genitori, perché loro glielo raccontano sempre senza perdere occasione per ricordarglielo.
Anche se dall’altro lato lo odiano perché c’è e ci sarà sempre qualcuno a ricordargli, oltre ai nostri amatissimi politici con lo ius soli, che i loro tratti, il loro aspetto, rivelano lontane origini diverse dalle nostre e li farà sentire diversi e respinti, anche se parlano con l’accento romanesco o milanese o di qualunque altro luogo d’Italia…
Le immagini per ogni capitolo fanno tenerezza in alcuni casi, sono terribili in altri, e sono quei casi che ricordano le indicibili sofferenze che questi popoli, delle nazionalità più disparate, subiscono pur di poter entrare in Europa.
L’argomento cuore del libro sono proprio questi confini che sono quasi sempre accompagnati da muri, recinti, filo spinato, guardie, lager; quando non c’è il mare con i suoi km e km di acque scure a dividerci, ci pensiamo noi.
Perché dividere è quello che sappiamo fare meglio. Abbiamo imparato tutti benissimo e ce lo insegnano fin da piccoli, anche se i bambini sono molto più diretti e ci girano molto meno intorno e non cercano giustificazioni e soprattutto, quando non ne capiscono le ragioni, ne fanno volentieri a meno.
Bisognerebbe imparare un po’ di più da loro ad unire invece. E non perché gli immigrati siano tutti dei santi. Semplicemente perché sono esseri umani e, come tali, hanno diritto a scegliere liberamente dove e come vivere la loro vita.