Jep Gambardella, autore di un unico romanzo scritto in gioventù, ha affascinato e sedotto per decenni la vita notturna di Roma. Tuttavia, quando, nel giorno del suo sessantacinquesimo compleanno, giunge un’inaspettata notizia, l’uomo si ritrova a fare un bilancio della propria vita, guardando oltre gli stravaganti locali notturni, le feste e i caffè per scoprire la vera essenza di Roma: un paesaggio senza tempo di assurda e squisita bellezza. Questo libro celebra il decimo anniversario dall’uscita nelle sale del film premio Oscar, e contiene tutto ciò che ne ha accompagnato la realizzazione: dalla sceneggiatura, scritta da Paolo Sorrentino insieme a Umberto Contarello, alle foto di scena e del set a opera di Gianni Fiorito, ai bozzetti della scenografa Stefania Cella. Conclude il volume una ricca selezione della rassegna stampa italiana e internazionale, per comprendere appieno i motivi, le qualità artistiche e culturali che hanno reso il film un successo internazionale. Un viaggio dietro le quinte della nascita di quello che è già un classico del cinema moderno.
Paolo Sorrentino, regista e sceneggiatore, è nato a Napoli nel 1970. Nel 2001 realizza il suo primo lungometraggio, L’uomo in più, con Toni Servillo e Andrea Renzi. Il film, selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia, viene candidato a tre David di Donatello, vince un Nastro d’Argento come miglior regista esordiente e due Grolle d’Oro. Nel 2004 porta a termine il suo secondo film Le conseguenze dell’amore. Unico italiano in concorso al Festival di Cannes, il film ottiene numerosi riconoscimenti tra cui cinque David di Donatello, quattro Nastri d’Argento e cinque Ciak d’Oro. Nel 2006 realizza il suo terzo film L’amico di famiglia, presentato in concorso al Festival di Cannes, partecipa a numerosi festival internazionali. Nel 2008 con Il divo, interpretato da Toni Servillo, Paolo Sorrentino torna in concorso per la terza volta al Festival di Cannes e ottiene il Prix du Jury. Il film si aggiudica poi sette David di Donatello, cinque Ciak d’Oro, cinque Nastri d’Argento ed una candidatura all’Oscar per il Make Up. Nel 2010 viene pubblicato da Feltrinelli il suo primo romanzo Hanno tutti ragione, favorevolmente accolto da pubblico e critica, il libro è finalista al Premio Strega. Nel 2011 This must be the place, segna l’esordio in lingua inglese di Sorrentino. Interpretato da Sean Penn e Frances McDormand il film viene presentato in Concorso al 64. Festival di Cannes. Ottiene numerosi riconoscimenti tra cui sei David di Donatello, tre Nastri d’Argento e quattro Ciak d’Oro. Nel 2012 Feltrinelli pubblica il suo secondo libro Tony Pagoda e i suoi amici. La grande bellezza, interpretato da Toni Servillo, Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, porta, per la quinta volta, Paolo Sorrentino in Concorso al Festival di Cannes.
Bellissimo. Quanto e a tratti più del film. Non perché il film non mi sia piaciuto, anzi! Ma mi sono goduta i dialoghi con i miei tempi assaporando e rileggendo. Che poi l'abbia letto in un giorno perché non volevo smettere è un altro discorso. Sono comunque riuscita a farlo lentamente. Mi ha emozionata e ancora non comprendo come sia stato possibile che tanta gente abbia disprezzato il film. A costoro suggerisco di leggere questo libro (è la sceneggiatura) e di farlo con leggerezza, senza preconcetti, cogliendo sfumature sfuggite e lasciandosi andare.
Mi è piaciuto il film, mi è piaciuta la sceneggiatura. L'ho preso per rileggere alcuni dialoghi che mi avevano particolarmente colpito nel film e mi sono trovata davanti ad un piccolo gioiello: le descrizioni dei personaggi e delle situazioni hanno riportato nella mia mente le sensazioni avute al cinema, ma non solo. Quattro stelline mi paiono poche, cinque direi troppe...che fare?
Solo per incrociare le dita, qualche ora prima degli Oscar. E per questo dialogo:
“STEFANIA: Sei un misogino. JEP: Non ti mettere sempre al centro dell’attenzione, Stefa’. Io non sono misogino, sono misantropo.” “LELLO CAVA: Bravo! Quando si odia, bisogna essere massimamente ambiziosi.”
Descrivere Roma e ciò che la circonda, che la abita, che la divora e la ferisce...descriverla a pieno in tutte le sue sfaccettature i suoi pregi e i suoi difetti...tramite un geniale personaggio come Jep Gambardella.... nn poteva nn meritare un Oscar.
Qué gran oportunidad la de resaltar a través de esta reseña la obra inconmensurable de Paolo Sorrentino, el escritor y cineasta napolitano. Su obra nos ha llegado, como diría él, a través de incontables destellos de belleza, desperdigada su facundia en los diálogos de los personajes que nos dibuja en sus películas y en sus libros. En este caso, vamos a explorar de manera muy somera su obra culmen: la grande bellezza. Estrenada en 2013, se hizo con el Óscar en la categoría de mejor película extranjera, a la altura de otras grandes obras de arte como, por ejemplo: la vida es bella. El guion, o el libreto si la comparamos a una opereta en ochenta escenas, llegó a las librerías poco después, con las intervenciones de su co-autor. Umberto Contarello, a quien se le atribuye parte de este guion macabro que juega con tus sentimientos.
En un primer vistazo, La Grande Bellezza de Sorrentino nos traslada a la Roma más decadente, explorando las postrimerías de un imperio que se unge solitario en una de las siete colinas y que ahora descansa, harto y derrotado por la mundanidad del ser humano. Su máximo exponente, ese hombre que se gira. El homo reflexivus. Un caminante, casi Flâneur, que se adentra en la nostalgia primitiva para explorar el camino andado y ver cuáles han sido las consecuencias de sus actos. Determinar, en un epítome grandioso, qué vida ha dejado atrás a través de sus elecciones. Todas aquellas escenas que no formarán parte de su guion.
ALFREDO: Non mi lasciare solo. Per favore, non mi lascia-re solo.
ALFREDO: No me dejes solo. Por favor, no me dejes solo. 55
La relación de Jep Gambardella con el recuerdo es encomiable. Su vínculo radica en el disenso sentimental entre el amor y el odio. Entre el reconocimiento de un pasado solemne, y las negativas de un futuro prometedor que nunca llega a acontecer. Desprecia la mundanidad y es mundano, pero lo sabe y su consciencia le hace involucrarse en la mundanidad de los demás. Se vanagloria de su decadencia, porque él la ha propiciado a través de su disoluta existencia. ¿Qué debe hacer el hombre del siglo XXI para amar la vida? La respuesta de Sorrentino: amar a Roma. Ama a Roma… o muere. Así nos lo hace saber en los primeros compases, donde los fotogramas no son sino golpes de realidad y portentosos intentos por revitalizar la gran especie humana a través del recuerdo de cuando, una vez, fue, efectivamente grande.
ALFREDO: L'amore seduto nell'angolo era schivo, ma non e distratto. Ti ha sempre amato. Con grande concentrazione. .56
En la vida de Jep, un recuerdo. El de Elisa di Santis, un amor pasado del que apenas conocemos dos o tres detalles. Ella marca su pasado. El presente es Roma. El futuro, como asegura sor María, las raíces. Elisa golpea las puertas de lo bello e inerte a través del fantasma de su recuerdo, que se materializa en Alfredo, su esposo. Una mujer olvidada que ahora, con la reciente noticia de su fallecimiento, vuelve simbólicamente a la vida de Jep. Elisa siempre estuvo muerta, porque Jep era esquivo a su recuerdo, y nosotros somos Jep. Elisa siempre estuvo muerta. Cuando murió, resucitó para Jep y para nosotros, los espectadores.
RAMONA: Vero. Il fatto è che io nun so' portata per le belle cose.
RAMONA: Es cierto. Lo cierto es que nunca llevé conmigo estas cosas tan bonitas 74
El recorrido de la Gran Belleza en la vida de Jep es un continuo desfile de personajes estereotipados con ínfulas de grandeza. Sin embargo, es Ramona la que en realidad comprende la vida. Una mujer explotada sexualmente por su padre, golfo y drogadicto, la conduce en busca de un marido del que ella reniega. Porque Ramona es el espectro de la dignidad humana. De aquella mediocre estela de realidad que siempre ha perseguido Jep, pero que no ha tenido el valor de aprehender. Ramona, al igual que Andrea, comprender la vida. Y no les gusta. No están hechos para cosas bonitas. Ven el mar. Como Jep lo ve reflejado en su techo. Pero no están dispuestos a soportar ser engullidos por él, por la vida vacía del mundano y la jovialidad de aquella mediocre existencia en que reside, hoy, el ser humano.
Por eso Ramona termina con su vida. Porque no estaba hecha para cosas bonitas. Pero, ¿por qué Jep, esquiva el contacto con la Fornanira de Raffael? Vamos a analizar esta escena, imposible labor sin acudir al guion publicado por Feltrinelli y que, desde Literatura Diderot, recomendamos. Está en italiano. Pero si son un poco intuitivos, y tiran del traductor de Google, y si además se saben la película de memoria, no tendrán problema en entender todo aquello que dicen.
La musica sacra raggiunge vette che fanno ammutolire.
Antiche cappelle decorate, maestosi lampadari grondanti preziosi cristalli, sequenze inarrivabili di dipinti che hanno fatto la storia dell'arte, fino a fermarsi a ciò che t'impone di fermarti, per forza. È apparsa La Fornarina di Raffaello, che offre senza pudore e, al contempo, con impressionante candore, i suoi seni nudi a chi si trova a passare.
Jep, Ramona e Stefano contemplano imbambolati, sopraf-fatti, il dipinto. Stefano fa per allontanarsi. Ramona lo segue. Jep, invece, rimane inchiodato a vedere questo dipinto. Con-templa il viso, il seno della donna ritratta e, nella penombra, ci sembra di scorgere un luccicore nei suoi occhi. Un luccichio nitido, doloroso.
Più distante, Ramona, intimidita, si decide a chiedere a Stefano:
La música sagrada llega a quienes la silencian.
Las antiguas capillas decoradas, las majestuosas lámparas de araña con cristales preciosos, las incomparables secuencias pictóricas que han marcado la historia del arte, hasta que Fermarti las impuso por la fuerza. Apareció en La Fornarina de Rafael, que ofrecía sin pudor, al momento, con impresionante franqueza, su sensual desnudo a un transeúnte.
Jep, Ramona y Stefano contemplan imbambolati, sopraf-fatti, il dipinto. Stefano se aleja. Ramona lo sigue. Jep, en cambio, permanece absorto en la contemplación del cuadro. Contempla el rostro, el pecho de la mujer fotografiada, la sombra que parece azotar un núcleo luminoso en sus ojos. Una sonrisa brillante y dolorosa. (99)
Durante el paseo nocturno entre Jep, Ramona y el amo de llaves del Palacio de la Orden de Malta en Roma, Jep se topa con el fantástico cuadro de Raffael: La fornarina. El retrato de Raffael Sanzio ha conducido a los investigadores a manejar varias hipótesis sobre su autoría y su intención. Se sabe que la mujer del cuadro es Margherita Luti, amante de Raffael Sanzio e hija del panadero. En realidad, la expresión fornarina significa literalmente “hija del panadero”. En su rosto, juvenil y pulcro, caso pueril, encontramos los ojos irisados de Margueritta y los de muchas otras jóvenes. En concreto, también vemos los de Elisa de Santis. Vamos a explicarlo con una intervención técnica que encontramos al final del libro:
È di una bellezza inesorabile e, lentamente, ma senza mali-zia, che ancora non conosce, con un'innocenza infinita, prende a sbottonarsi lentamente la camicetta.
Jep è in preda allo stupore indefinibile della prima volta. Una forma dello stupore che non proverà mai più.
Elisa è a spalle nude, come la Fornarina di Raffaello, illu-minata per attimi dalle rapide sciabolate di luce del faro. Sor-ride a Jep. Anche il potere di questo sorriso, non si ripeterà mai più.
Guarda ancora un istante gli occhi puliti, trasparenti di Elisa. È emozionato.
Es una belleza ineludible, pero sin ninguna malicia, que aún desconoce, con una inocencia infinita, comienza lentamente a desabrocharse el camisón.
Jep se encuentra en un estado de estupor indefinible, propio del primer turno. Un estupor que no dará más de sí.
Concordia, arregla ese cco en mi-
Elisa tiene un hombro al descubierto, como la Fornarina de Rafael, iluminado a sus espaldas por los rápidos destellos del faro. Sor-ride a jeep. Incluso el poder de esta sonrisa, si no se repite una y otra vez.
Contempla por un instante los ojos claros y transparentes de Elisa. Se emociona
En concreto, rescatemos la expresión Elisa tiene un hombro descubierto, como la Fornarina…. Es más que impactante cómo este símbolo ha perseguido a Jep durante tantos años, hasta el punto de obligarle a mirar a otro lado cuando se trata de contemplar a la Fornarina, que no hace sino recordarle lo que tuvo una vez entre sus manos y a lo que ha de volver tarde o temprano.
Romano, amigo de Jep, no es sino la expresión más mimética de Roma, que pretende emular a los grandes, tanto a los buenos tiempos como a los ínclitos personajes de la historia. Y se traduce en sus continuas imitaciones, que no conducen sino al deterioro de la personalidad y al desmedro completo del personaje propio, en que reside la pureza espiritual del ser humano.
Schiller decía que antes, los hombres formaban parte de la especie humana, pero que, tras el romanticismo, fueron convertidos en absurdos fragmentos y que, inanes, esperan a ser reunidos para encontrar, gracias a su conjunción, los rescoldos de un ser humano verdaderamente completo.
ARTURO: È solo un trucco, Jep. È solo un trucco. ARTURO: Es solo un truco, Jep. Es solo un truco.114
La búsqueda de la Gran Belleza es lo que conlleva a Jep a comprender su error. La verdad es lo único importante, y Ramona y Andrea lo sabían. Aquellos que no están dispuestos a aceptarla, deben terminar su contrato con la mundanidad. Jep comprende, gracias al personaje de Sor María, cuán fundamentales son las raíces. Vuelve a su hogar espiritual, donde reside el alma de la Fornarina, esperando a que Jep de rienda suelta a su sensibilidad, a la aprehensión de la Gran Belleza y a ese libro inacabado que nunca se ha atrevido a apostillar.
JEP: Tu sbagli, Stefania. La verità è una divagazione, una fuga dall'ipocrisia, che è l'unica virtù difficile da perseguire.
JEP: Te equivocas, Stefania. La verdad es una desviación, una huida de la hipocresía, que es la única virtud difícil de perseguir. 130
El libro es una auténtica miscelánea de estilos líricos. Un rito ecléctico en que confluyen influjos cinematográficos, míticos, sensibles y personales, donde los personajes son barridos viscerales de recuerdos y donde la verdad es una dianoia perpetua. En La Grande Bellezza, guion de la película homónima, se añaden escenas extra y notas de dirección, que nos permiten echar un ojo al interior del proceso creativo y conocer más sobre la vida de los personajes. En concreto, hablamos de Ramona, en estas escenas eliminadas conocemos a su madre, su mohíno pesar, y la muerte de la mujer que servía a Jep de ariete contra la pérdida de la verdad. También de la vida del discreto vecino, que conocemos más en profundidad. Así como otra serie de entrevistas a personajes histriónicos que fueron desechadas en el metraje final. En definitiva, el testimonio por escrito de una obra de arte en sí misma. La fatalidad humana hecha diálogo, y un guion que abrazarás antes de ir a dormir, porque en él se han desatado tus antiguos miedos y tus sensibilidades.
E' curioso leggere una sceneggiatura. Si rivedono e soprattutto si ricercano le immagini del film, e si fa il conto delle scene cambiate, tolte, aggiunte.
ho trascorso tutte le estati della mia vita a fare propositi per settembre. ora non più. ora trascorso l'estate a ricordare i propositi che facevo a che sono svaniti. per pigrizia, per dimenticanza. che cosa avete contro la nostalgia? é l'unico svago che resta per chi è diffidente verso il futuro. senza pioggia, agosto sta finendo. settembre non comincia. va bene cosi.