"Il fatto che la gioventù svanisca e a un certo punto sia poco più che una stanca raccolta di aneddoti - okay. Anche i confini tra gli Stati di tanto in tanto vengono spostati, interi quartieri vendono demoliti [...]. Sono drammi che il mondo conosce."
Il filone narrativo della Svolta, della caduta cioè del muro di Berlino e della conseguente sparizione della Repubblica Democratica Tedesca è sempre vivo e vegeto. "Che ne dici di baciarci?" è un romanzo del 2009, ma ciò non toglie attualità alla tematica.
L'io narrante, tale W., è un 'Ossi', un ragazzo che vive a Berlino Est ma che intrattiene una relazione più che altro epistolare con una ragazza di Monaco di Baviera, Liane. E ovviamente tutte le sue lettere sono monitorate dalla Stasi, soprattutto dopo che, nel 1988, l'amico Bert se ne era andato fino in Corea del Nord con documenti falsi. W. è un poeta dilettante e tutta la sua produzione, che fa parte della silloge immaginaria "Possibile esecuzione del congiuntivo", è destinata alla lettura da parte di Liane. Eppure, dopo la Svolta, proprio perché le sue poesie compaiono copiosamente nei rapporti della Stasi, W. viene visto come un poeta dissidente e costretto al mutismo dallo Stato.
Rayk Wieland ha dato vita ad un romanzo leggero, divertente, a tratti anche formativo, sulla RDT e la vita che vi si svolgeva, ma anche sulle conseguenze della Svolta, visto che alcuni brani sono narrati ex post. Non apprezzo molto che si parli sempre in modo ironico e canzonatorio della Germania Est, perché moltissimi cittadini ci credevano (e ci credono tuttora), come se quarant'anni di storia equivalgano a un circo. Per questo motivo il romanzo di Wieland ha per me alcuni punti bui; ciò non toglie comunque che sia un libro, oltre che un documento, che sono felice di aver letto e di aver inserito nella mia biblioteca.