Filippo è una tragedia in versi ispirata al Tiberius di Tacito, ideata nel 1775 da Vittorio Alfieri e pubblicata nel 1783, dopo una lunga serie di travagliate revisioni e ritocchi da parte dell'autore, che ne ridussero la mole da oltre 2000 a meno di 1400 versi.Il precedente storico era Filippo II di Spagna sposò, dopo la pace di Cateau-Cambrésis del 1559, Elisabetta di Valois (Isabella, nella tragedia), che sarebbe dovuta andare in sposa al figlio Don Carlos. Nel 1568 Filippo fece imprigionare, senza svelarne pubblicamente i motivi, il figlio che, successivamente, morì in solo più tardi si seppe che, in realtà, Don Carlos aveva tentato di tramare con i rivoltosi delle Fiandre nel corso della guerra degli ottant'anni oltre che tentare il parricidio. Alcune voci vollero attribuire una storia d'amore tra Don Carlos ed Elisabetta di a queste l'Alfieri attinge per sviluppare l'intreccio drammatico sull'impossibile amore tra i due.
In un certo senso è come assistere a una trasposizione della Francesca da Rimini nella Spagna di Filippo II. Un re tiranno (insolito argomento per l'Alfieri...), un figlio giovane e una regina di seconde nozze che s'innamorano scatenando le ire del sovrano. Che, effettivamente, è l'unico personaggio degno di nota: crudele come pochi, sadico, furbo di tre cotte, restio al perdono. Per il resto i luoghi comuni si sprecano. Forse, Alfieri, avrebbe dovuto, in questo caso, scegliere un soggetto meno (ab)usato...
The Italian text was unexpectedly difficult... Although I got used to it after reading the first two acts. It was the first time I was reading a tragedy by Alfieri and the way it ended was strange... I mean, you don't see the person who has committed mishaps really facing them or suffering from them. While the story is well elaborated specially as Carlo (the Prince who falls victim to the King) views the situation as a result of his father being a tyrant and does not limit the case to a mere love rivalry. This view of the King was really astounding and as I read in the brilliant introduction this Garzanti edition is provided with it's typical of Alfieri's plays. I'm gonna write about this on my blog!
Tragedia del dialogo più che dell'azione, in essa ci sono tutti i tratti caratteristici dell'Alfieri, dai velocissimi scambi di battute densi di pathos, ai lirici monologhi scritti in endecasillabi sciolti che vogliono comunicare al lettore qualcosa di più di una semplice rievocazione storica.
Filippo è il dio spietato e capriccioso che cela in sé un'umana irrequietudine (Scorre di sangue (e di qual sangue!) un rio... | ecco, piena vendetta orrida ottengo; ... | ma, felice son io? ... - Gomez, si asconda | l'atroce caso a ogni uomo. - A me la fama, | a te, se il taci, salverai la vita. esclama a tragedia conclusa, dopo aver condannato l'infante alla morte e aver visto la moglie morire davanti ai suoi occhi), Carlo è il titano pieno di passione che si oppone alla tirannide ma ne rispetta l'istituzione: ecco in nuce i due modelli poi fatti propri dal Romanticismo che Alfieri utilizza come metafore del potere e delle sue opposizioni: infatti, Perez, il consigliere che appoggia Carlo, rimane ucciso pur restando fedele ai suoi ideali, mentre il subdolo Gomez con la sua ipocrisia rimane in vita e vicino al sovrano.
Il perno della vicenda, tuttavia, è Isabella, una figura psicologicamente complessa come tante eroine dell'Alfieri, colei che da incerta si fa risoluta, che accetta le regole dell'amore ed è pronta a sacrificarsi pur di non soffrire accanto a chi non ama: e il monarca Filippo rimane così nella sua lucida e solitaria follia, e nonostante il caro prezzo da pagare, sono gli oppositori i veri vincitori del dramma, coloro che hanno saputo portare avanti con coraggio "titanico" i propri ideali, coloro che si sono battuti fino all'ultimo pur di non cadere nella debole ipocrisia.
Certo, forse l'italiano adottato da Alfieri potrebbe sconsolare di primo acchito (si parla pur sempre del Settecento italiano, dove i maggiori esponenti in poesia erano il Monti e Parini, non proprio di facile digestione), tuttavia, aggirata la barriera linguistica, il verso scorre e le parole delineano con precisione l'immagine della tragedia come la si potrebbe vedere rappresentata: e ogni pausa, ogni punto ha il suo significato, tra esitazione, dolore e ardore.
Coinvolgente tragedia alfieriana in cui si consuma il delitto di un figlio e di un suddito: di essere ostile e inviso al padre e re. Il filippo è una tragedia in cui il potere del tiranno è l'unica logica che può sopravvivere a corte.