Sola e con una figlia, Mariuccia accetta di fare domanda come infermiera all’ospedale psichiatrico di Trieste. È magliaia, non sa nulla di malati psichiatrici, decide comunque di provarci. Quello è un lavoro sicuro, e Mariuccia ha una disperata necessità di mantenersi. Ma il mondo che le si spalanca di fronte è completamente diverso da ciò che immaginava. Gli infermieri sono secondini, devono pensare a spazzare, non a prendersi cura dei pazienti. A loro si dedica la signora Pasin, la terribile caposala dagli occhi gelidi, mentre il medico è una presenza invisibile e distante. A Mariuccia si presenta una quotidianità fatta di trattamenti inumani, camicie di forza, bagni gelati, elettroshock, stanzini d’isolamento, e guai a chi fiata. Tutto le appare assurdo, anche se giorno dopo giorno vi si adatta come fosse normale: dopotutto è solo un’infermiera, e deve obbedire agli ordini.C’è anche una ragazza tra quei muri. Una ragazzina senza nome e senza diritti, come tutti lì dentro. Mariuccia scoprirà solo dopo alcuni anni che si chiama Marta.Marta è entrata all’ospedale dei matti per un’ubriacatura, una semplice sbronza, i genitori benestanti sono morti in un incidente e il cognato ha fatto di tutto per farla internare. Lo shock per la perdita dei genitori l’ha resa instabile, dice l’uomo, può essere pericolosa per sé e per gli altri. Ma la verità che traspare è del tutto diversa. Una realtà sordida. Fatta di interesse. Di cupidigia. Di brama di denaro.Quando un giovane e coraggioso medico che si chiama Franco Basaglia inizia a denunciare con forza i trattamenti a cui sono sottoposti i pazienti psichiatrici e a lottare caparbiamente per una nuova realtà, Mariuccia entra in crisi. Riuscirà a crescere, a diventare una donna consapevole, a guadagnare la propria indipendenza combattendo per l’indipendenza e la dignità dei suoi pazienti. Anche se non tutti ce la fanno. Anche se per qualcuno l’alba di una nuova era è sorta troppo tardi.
Scrittore, giornalista e Segretario nazionale del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su "Focus" e numerose altre testate. È all'esordio con il suo primo thriller intitolato: "Il passato è una bestia feroce" (Piemme).
Conosco Polidoro come divulgatore e professore, è tempo di scoprirlo anche come scrittore. Questo romanzo storico non delude affatto. Entriamo all’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Trieste insieme a Mariuccia Giacomini, una giovane donna che si ritrova infermiera dei pazzi prima e dopo Basaglia. La Giacomini è stata una colonna portante della rivoluzione psichiatrica e non si è mai risparmiata, nemmeno da pensionata. Sebbene si presenti come una ragazza impaurita dall'assertività delle caposala, i dettagli sulla sua vita privata ci fanno intuire da subito che ci troviamo davanti a un carattere forte, indifferrente ai tabù dell'epoca. L'incontro con Basaglia le permette di fiorire e di contribuire a ribaltare stereotipi e credenze sulle malattie mentali. Giacomini è una pioniera e le sue memorie, sebbene romanzate, raccontano una rivoluzione sociale mondiale, partita dalla bella città di Trieste.
Un libro che ci fa vedere come erano trattati i malati di mente prima della legge Basaglia. Mi sarebbe piaciuto che per Marta ci fosse stato un lieto fine, ma non essendo una favola ma una storia vera , il lieto fine c'è stato per tanti grazie a Franco Basaglia , ma per Marta è arrivato troppo tardi.
Wow. This book broke my heart and also blew my mind? Sorry - review in English for an Italian book without an English translation. But I do so hope this gets translated someday!
So this is historical fiction about Italy's remarkable psychiatric reform of the 1970s - namely, the movement that Franco Basaglia started, which led to the Italian Mental Health Act of 1978 - a law that opened up all the asylums. Asylums which had previously been dens of abuse and Medieval pseudo-science: think electroshock therapy, lobotomies, tying people to beds, and also dumping unruly relatives there.
This novel follows two women: the titular Marta (the title means "Marta who waits for the dawn") and Mariuccia, from the 1960s to the 2010s. Marta is introduced as a bright-eyed, dimpled-cheek high school graduate, excited to leave her hometown (Trieste!! exciting to me but probably not to many others ha) for a stint in London, despite her relatively provincial/conservative family being like "WITH THOSE HEATHENS?". Meanwhile, Mariuccia is a few years older: married with a daughter, she decides to leave her husband after falling in love with another man. Since it's 1960s Italy, she and her daughter are pretty poor and live in a kinda shitty little apartment, just making ends meet. She ends up taking up a job at Trieste's asylum - San Giovanni - as a substitute nurse. The work is grueling, awful, like something out of One Flew Over the Cuckoo's Nest. Meanwhile - one day - Marta appears as a patient, being involuntarily committed by her asshole brother-in-law and her beaten up sister.
Things basically get worse and worse and more despairing until - by some miracle - the famous/infamous Basaglia arrives as the new director. This is all true. He institutes revolutionary changes: "freedom is therapeutic" being one of his mottoes. Old therapies are thankfully dismantled; the patients are (LITERALLY) untied from their beds, let out from their cages (!!!), no longer forced to undergo electroshock or lobotomies. Their status changes from involuntary to voluntary - they can leave the asylum and return. This all happens against the backdrop of 1970s Italy - still reeling from the cultural changes of "1968" (which I put in quotes for Tony Judt reasons).
And, indeed, a lot of these changes are very political. If you read Basaglia's wiki, you'll see that his "antipsychiatric" ideas are similar to e.g. Foucault's - that is, traditional psychiatry as a means of social control, hidden behind a veneer of scientism. Indeed, many of the patients in San Giovanni 1.0 are not mentally ill by a modern definition - poor and orphaned children; alcoholics; people who may have acted out or not fit in. Mariuccia notes how the poor are disproportionately committed; the rich have other means. So: this is left wing. And thus under constant attack by the Italian political right - even to this day (!).
The book itself is written with a straightforward, light, quotidian style; we spend the most time with Mariuccia, and I just love love LOVED living her daily life with her. She is neither heroic nor particularly deep: she does, after all, look on or even participate in some of the early abuse (not the worst kind, thank God). She is, in other words, a pretty average lady. I'm sure we all say we'd stand up in the face of cruelty, but I believe it was Milgram that showed us how very bullshit that idea is (especially when cruelty is masked by authority - fancy psychiatrist man! head nurse! - or banality/bureaucracy - it's tying-you-to-your-bed time!) But at the same time: her growing empowerment, emancipation, feminist awakening, and eventual idealistic nirvana are a joy to behold. I loved it.
OK AND ONE MORE THING THAT BLEW MY MIND AND I LOVED IS... THE DIALOGUE IS WRITTEN IN DIALECT!?!?! Again, this is such a very specific experience, but my family is emigrated Gorizians/Triestines. This dialect is extremely specific to this part of Italy, and it's just not something I've ever seen in any media, anywhere. It was an amazing feeling to read Gorizian/Triestine/bisiacco in a REAL, LIVE BOOK. An example of how different this dialect is from Italian:
Dialogue from the book [dialect]: "Soma la xe morta, ah? Ma la mula no la podeva saver. Ciò, la iera vecia. Tanto vecia. Se la gavesi visù ’na meza ora de più che vida la gavesi fato? Dei, dei... ’nde lavorar ’deso."
Italian translation: "Insomma e' morta, eh? Ma la ragazza non la poteva sapere. Cioe, lei era vecchia. Tanto vecchia. Se avesse vissuto una mezz'ora di piu', che vita avrebbe fatto? Dai, dai... andate a lavorare adesso."
English translation: "So basically she's dead, eh? Well, the girl couldn't have known. I mean, she was old. So old. If she had lived another half an hour, what kind of life would she have had? Come on, come on... get back to work."
Amazing, amazing. I have no idea how they'd be able to convey that important distinction - when someone speaks in dialect vs. Italian; when someone uses the formal "you" ("lei") vs. the informal "you" ("tu") - in an English translation. Can it be done?! I don't know. For me, hearing/reading dialect conveys a LOT of information - mostly, of suffocating intimacy and provincialness (HA HA HA). Gawd, especially when Marta's family was like "y u wanna go all the way to London for!?", I was like MAMMMAAAA MIAAAA, get outta there, Marta! Poor Marta. Anyway - this is a great book. I wish it was available in English. Oh well. I'm glad I got to learn more about this remarkable period.
Di grande ispirazione. Io credo che ci sia un estremo bisogno di libri come questo: storie che ci accompagnano a conoscere meglio temi importanti e difficili toccando le nostre corde emotive in modo gentile ma incisivo. È proprio così che il ricordo si fa indelebile. È leggendo libri come questo che si fa sempre più forte la voglia di impegnarsi concretamente per lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato.
Com'erano i manicomi prima di Basaglia e quanto era facile finirci, anche a vita, soprattutto per le donne non gradite, per qualsiasi motivo, alla famiglia e per i bambini orfani o con problemi. Luoghi lontani dagli occhi, spesso di tortura, dove il peggio della disumanità era diffuso in buona parte del personale (peraltro non formato) e dove medici prescrivevano trattamento più meno discutibile, senza praticamente interagire con i pazienti.
Un pugno nello stomaco e allo stesso tempo un abbraccio che ti rinfranca lo spirito. Questo libro racchiude tutto l'orrore che la mancanza di empatia e l'incapacità di porsi dei dubbi morali ed etici sulla "tradizione" possono generare fra gli esseri umani. Allora stesso tempo però esprime la speranza che il cambiamento possa avvenire e che le persone possano migliorare se gli si mostra un'alternativa possibile. Terribile e meraviglioso al tempo stesso
Questo libro meriterebbe decisamente un successo ben più ampio di quello attuale. Credo che ognuno di noi debba leggerlo almeno una volta nella vita. Bello, emozionante e significativo.
Sola e con una figlia, Mariuccia accetta di fare domanda come infermiera all’ospedale psichiatrico di Trieste. è magliaia, non sa nulla di malati psichiatrici, ma decide comunque di provarci. Quello è un lavoro sicuro, e Mariuccia ha una disperata necessità di mantenersi. Ma il mondo che gli si spalanca di fronte è completamente diverso da ciò che immaginava. Gli infermieri sono secondini, devono pensare a spazzare, alle pulizie, non certo prendersi cura dei pazienti. A loro si dedica la signora Clelia, la terribile caporeparto dagli occhi gelidi, mentre il medico è una presenza invisibile e distante. A Mariuccia si presenta una quotidianità fatta di trattamenti inumani, di legacci, camicie di forza, bagni ghiacciati, elettroshock, gabbie di contenzione, stanzini di punizione, e guai a chi fiata. Tutto le appare assurdo, anche se giorno dopo giorno vi si adatta come fosse normale: dopotutto è solo un’infermiera e deve obbedire agli ordini. C’è anche una ragazza tra quei muri. Una ragazzina senza nome e senza diritti, come tutti lì dentro. Mariuccia scoprirà solo dopo diverse settimane che si chiama Marta.
Marta che viene rinchiusa in manicomio dal cognato e dalla sorella solo perchè ha bevuto un po' di più, ed è sana di mente ma più urla il suo essere sana, in manicomio lo interpretano come una malattia, quindi viene messa in isolamento, le vengono fatti trattamenti come l'elettroshock, ingabbiata fino ad arrivare alla lobotomia e renderla non più umana. Mariuccia vive il periodo della legge di Basaglia e grazie a questo grande uomo, scopre che queste persone sanno ragionare e hanno delle storie da raccontare e che quindi cambia anche il ruolo dell'infermiere che nn è solo quello di semplice spazzino ma colui che sta accanto alla persona e l'ascolta. Spesso le persone ricoverate non erano nemmeno affette da vere patologie, ma avevano solo delle stranezze, o erano bambini abbandonati e cresciuti, poi, in manicomio. Il libro termina con Mariuccia che va a prendere Marta. Dalla ragazza che era, è diventata una donna obesa, senza denti, rovinata da tutto ciò che ha subito. Marta che all’alba aspetta la sua amica, vestita di tutto punto per uscire in quel mondo che per troppo tempo le è stato negato.
Anche se nel titolo c'è scritto "marta che aspetta l'alba" di marta si parla giusto all'inizio qualcosina in mezzo e le ultime due pagine.
In realtà il libro denuncia come erano i manicomi prima del 68 e dell'avvento di Basaglia e della riforma del 1980 e lo si fa attraverso la sotira di una infermiera Mariuccia Giacomini.
La storia che seguiamo è la sua e insieme vediamo cosa succede all'interno dei manicomi man mano che la "rivoluzione" va avanti.
Devo dire che sono rimasta basita dal racconto..si lo sapevo che non trattavano benissimo i malati..ma così proprio non me lo aspettavo. Come non mi aspettavo l'ingnoranza e l'ottusità di medici.
Marta per esempio, viene inernata sulla parola del cognato..ma non si fa nessuna indagine..se lo avessero fatto avrebbero scoperto che Marta stava solo difendendo sua sorella che veniva picchiata dal marito che si era impossessato di tutti i beni dopo la morte dei genitori delle due ragazze...e Marta si frapponeva tra lui e i soldi..
Tutto sommato è un libro leggero. Il racconton è spensierato e con dialoghi in dialetto veneto che fanno sorridere. Anche se devo ammeterlo in alcuni punti..mi si stringeva il cuore e mi veniva un pò di magone.
Devo dire che avrei preferito sentire di più il punto di vista di Marta..di seguire di più le sue vicende speravo in un epilogo migliore (per questo ho messo le tre stelle) ma nonostante tutto mi è piaciuto. Non sapevo come fosse avvenuta la chiusura dei manicomi e ora so perchè e come è stato possibile arrivare a tutto ciò.
Istruttivo e si legge in un baleno.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Mi ero innamorata della copertina, e devo dire che mi è molto piaciuto. Ho incominciato a leggerlo senza saperne nulla, solo per istinto e mi sono ritrovata dentro a una storia vera, che non mi aspettavo. La vita di questa donna che ha vissuto il manicomio da vicino, fino ai grandi cambiamenti arrivati con Basaglia, passando da semplice "donna delle pulizie" a persona che tratta i matti come persone è una storia che vale la pena conoscere e in questo ringrazio l'autore. La storia di Marta, be'... è quanto di più ingiusto e doloroso si possa leggere, una ragazzina distrutta per nulla e che al nulla è stata consegnata, fino a ritrovare un piccolo sorriso, perché la felicità non ha bisogno di essere grande per chiamarsi tale. Forse sulla storia di Mariuccia si poteva dire di più, rendere il tutto più coinvolgente ma forse l'autore avrebbe barato, forse andava trascritto così (confesso di non avere ancora letto come è nato il romanzo) e tuttavia in quelle pagine avrei voluto trovare di più, o forse volevo solo addentrarmi ancora di più in questa donna, ma ad ogni modo il messaggio è arrivato forte e chiaro. Un libro da leggere, perché certe cose, anche se succedono ancora, anche se in modo diverso, non accadano mai più.
È un libro fantastico, tratto da una storia vera e purtroppo molto triste, specchio della condizione degli ospedali psichiatrici prima dell' intervento di Franco Basaglia. Un libro scritto magistralmente, che tocca il cuore e regala un ventaglio di emozioni eterogeneo: indignazione, rabbia, tristezza ma anche gratitudine per tutti coloro che si sono battuti affinché la situazione cambiasse radicalmente, nonostante siano stati tantissimi gli innocenti che hanno pagato con la vita dei trattamenti crudeli, ingiusti e contro ogni forma di umanità. Tra i miei preferiti in assoluto, lo consiglio a tutti!
Incredibile!!! è uno dei più belli libri che io abbia mai letto. mi ha toccata profondamente!!! per gioni non ho penato ad altro e visto che vivo a trieste ho avuto incrdibile fortuna di incontrare e parlare con mariuccia!!! un' esperienza travolgente!!!
Un romanzo-inchiesta retrospettivo in cui la vicenda della Marta del titolo assume un ruolo marginale. Il tema del libro è la condizione dei manicomi pre- e post-Basaglia. Chi ha letto il più famoso "Le libere donne di Magliano" di Tobino potrà rendersi conto che a Magliano le condizioni delle recluse, nello stesso periodo pre-Basaglia, erano di gran lunga migliori di quelle descritte da Polidoro nel manicomio di Trieste. Per questo ho il sospetto l'autore abbia reso un po' più nera la situazione pre-Basaglia ed un po' più rosa quella post. Se è così, è un peccato veniale. Resta il fatto che Basaglia è un benemerito e meriterebbe un monumento in ogni città.
Mi consegnò la canna dell’acqua, del tipo di quelle che si usano per innaffiare il giardino. Davanti a noi, nel reparto docce, stavano in piedi dodici donne, completamente nude. La Vuerich prese la scopa e la intinse un paio di volte nel secchio schiumoso pieno d’acqua e sapone. Sembrava il secchio che si usa per lavare la macchina, solo che qui dovevamo lavare queste donne. Dodici per volta, di più non ce ne stavano, e dovevamo fare in fretta. Erano tante. La collega si avvicinò alla prima e iniziò a strofinarla dall’alto al basso con la scopa, sembrava stesse stendendo la colla per appiccicare un manifesto al muro. Capelli, busto, schiena, gambe e poi via, sotto un’altra. Le donne subivano quel trattamento senza fare una piega, immobili, apatiche. Solo quando sentivano addosso il getto d’acqua, se per sbaglio era un po’ troppo fredda, avevano un minimo sussulto, ma niente di più. E ero io quella che doveva risciacquarle, innaffiandole col tubo.