È passato tanto tempo dalla prima e unica volta che ho letto un romanzo della Alcott; si trattava del suo titolo più famoso: Piccole donne, che ha accompagnato generazioni di lettrici durante l’infanzia e l’adolescenza. È stato il primo di tanti ed è per questo che ho sempre ricordato con piacere quest’autrice americana; dopo tanti anni eccomi nuovamente a leggere una sua opera.
Un lungo fatale inseguimento d’amore (già il titolo è tutto un programma ^_*) è uno dei primi romanzi scritti dalla Alcott e rimasto sconosciuto fino a qualche decennio fa.
Narra la storia di Rosamond Vivian, giovane ragazza, intrepida, sognatrice, stanca della noia e con il grande desiderio di vedere il mondo, che vive con il nonno in un’isola vicino alla costa dell’Inghilterra. Un giorno, sull’isola, arriva il giovane e misterioso Phillip Tempest (già il cognome…), ricco, scapestrato, affascinate e dal passato oscuro. La giovane ragazza rimane subito affascinata dall’uomo ma non sa che Mr. Tempest è un bugiardo, bigamo e perverso, e rimane invischiata nel gioco di quest’avventuriero senza scrupoli. Scoperta la vera natura dell’uomo, Rosamond, scappa ed inizia così un lungo inseguimento (durante il quale la protagonista attraverserà mezza Europa, lottando con tutta se stessa per difendere la propria libertà ) fatto di fughe rocambolesche, travestimenti, false identità, l’entrata in convento e anche l’ospedale psichiatrico. Tutto sembra invano ma pare aprirsi uno spiraglio con l’arrivo di un giovane e affascinante prete, padre Ignatius…
Un romanzo che si fa leggere tutto d’un fiato e mi sono divertita tantissimo a leggere.
Nonostante abbia tanti cliché tipici delle telenovele (la protagonista giovane e ingenua, ma indomita, perseguitata dalla sfortuna; l’uomo affascinante e seducente, ma anche falso e cattivo; “il cavaliere in scintillante armatura” – in questo caso in abito talare – che viene a salvare la giovane donna in pericolo); il tutto condito da tradimenti, scambi d’identità, figli e coniugi segreti, corruzione, suore invidiose, amori impossibili e perfino una profezia; insomma c’è tutto quello che può attirare l’interesse del lettore ed è scritto in modo talmente avvincente e trascinante da somigliare ad uno di quei thriller che si pubblicano in questi anni (anzi è anche scritto meglio).
Devo dare grandissimo merito alla Alcott per aver trattato, nella metà dell’ottocento, un argomento importante e ancora molto attuale (ahimè) nel 21° secolo: la violenza sulle donne e la dissennatezza di alcuni rapporti. Narra il tutto senza mai condannare apertamente il protagonista maschile ma lascia al lettore la scelta di farsi un’opinione propria, provare orrore, repulsione e odio per un amore che non è amore ma solo possesso di un’altra persona.
Durante la lettura non si può far altro che parteggiare per Rosamond, donna forte e romantica, che ha il coraggio di ribellarsi e di rifuggire quelle situazioni che contrastano coi suoi principi, anziché subirle a testa bassa.
Un libro in cui è denunciata la perversità di alcuni amori, quando l’uomo si auto-proclama marito, amante e soprattutto padrone della donna (come se quest’ultima fosse un oggetto di cui proclamare la proprietà, tzé!) ed arriva perfino ad uccidere l’oggetto del presunto amore.
Storia romantica e avventurosa, trascinante e coinvolgente, stile accattivante e scorrevolissimo, trama a tratti un po’ scontata, con evidenti pecche sia nell’intreccio sia nella caratterizzazione dei personaggi e delle situazioni, ma che è difficile smettere di leggere sino all’amarissimo, concitato e ingarbugliato finale.
Sicuramente sarebbe stato così se Rosamond non fosse mutata, ma gli anni trascorsi dal loro primo incontro ne aveva rafforzato la natura attraverso il dolore, l’esperienza e la lunga battaglia contro la tentazione. Perfino in quel momento avrebbe potuto cedere al potere sottile dell’uomo che un tempo aveva tanto amato se un altro e più nobile sentimento, misconosciuto e completamente inconfessato, non avesse protetto il suo cuore dal tradimento e dalla sconfitta durante l’abile assedio.