«E se l'inquinamento del mondo non riguardasse solo l'ambiente in cui viviamo, ma anche il flusso dei nostri pensieri in ogni istante del quotidiano? E se quei pensieri potessero diventare eco-pensieri capaci di far stare bene noi e gli altri? E se anche tutti gli esseri animali e vegetali potessero contribuire all'eco-pensiero del mondo? E se questo mondo, sopra cui camminiamo, amiamo e costruiamo, fosse davvero in grado di eco-pensare? L'ecologia ci riguarda dall'interno, ci attraversa e letteralmente ci "ciò che è dentro, è fuori" in un continuum invisibile, indissolubile e indivisibile, nel quale si forgia la cifra del nostro destino. Questo libro propone eco-parole ed eco-pensieri. Alla fine, mi pare si sia scritto da solo o che magari l'abbia scritto proprio tu, caro lettore, con i tuoi pensieri e le tue parole. Ci propone un viaggio, umile e avventuroso, talora esilarante o drammatico, attraverso i meandri dei nostri pensieri per osservare le voragini in cui quotidianamente precipitiamo con il distaccato sorriso di chi sa che capiterà di nuovo, ma che dopo poco potremo rialzarci e afferrare quella piccola fessura nelle pieghe della rappresentazione che, a un nostro cenno, potrà eco-trasformarsi. Con le tasche semivuote, senza ricette, né istruzione alcuna, ci riprenderemo allora tutti i saperi che sono già nostri, mentre intorno agli occhi tornerà a incresparsi quell'impercettibile sorriso capace di restituirci al mondo».
Anna Lisa Tota è prorettrice vicaria dell'Università di Roma Tre e ordinario di Sociologia della comunicazione presso il dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo del medesimo ateneo. Fra le sue pubblicazioni: Routledge International Handbook of Memory Studies (a cura di, con Trever Hagen, London 2016); Ecologia della parola. Il piacere della conversazione (Einaudi 2020) e Ecologia del pensiero. Conversazioni con una mente inquinata (Einaudi 2023).
molto un copia e incolla del suo libro precedente più qualche riflessione interessante, che tuttavia mi ritrovo a collegare a "ecologia della parola" senza riuscire a distinguere gli argomenti
riprende gli stessi argomenti di cui aveva già parlato in ‘ecologia della parola’ e l’ho trovato decisamente troppo ripetitivo e meno scorrevole. Inoltre fa un uso spropositato dell’espressione “ad hoc”.