… abissi inimmaginabili di emozioni …
«Forse sembrerà strano, ma prima di quel momento mai avevo compreso fino in fondo la maestosità e il realismo, la concretezza del popolo americano.».
Whitman la sua Civil War, l’ha combattuta non da soldato, ma da 'angelo degli ospedali’. Dalla presa di Fort Sumter fino alla fine della guerra, ha girovagato per gli ospedali di Washington e gli ospedali da campo allestiti nelle retrovie delle più sanguinose battaglie di questa guerra fratricida, dove, letteralmente, i fratelli hanno combattuto i fratelli. Ha conosciuto e assistito senza alcuna distinzione soldati dell’Unione e della Confederazione, aiutato infermiere, distribuito qualche spicciolo, abiti, cibo, spesso donati da dame e famiglie caritatevoli, ha dispensato conforto ai tanti che, consapevolmente, si avviavano verso la morte. Ha tenuto la mano dei moribondi, leggendo loro passi della Bibbia, ha chiuso gli occhi di tanti ragazzi non ancora ventenni, ha scritto lettere per le famiglie lontane. Non era un infermiere, ma una sorta di … ciconia pietatis cultrix.
Whitman descrive le bende, il sangue, i lamenti, i cumuli di arti amputati, ma anche la tenacia, la semplicità, la dignità, il coraggio, il patriottismo di giovani e meno giovani che si erano arruolati con la certezza che quella fosse la cosa giusta da fare. Tanti film western - ingenui e non - da Soldati a cavallo a Glory, da Ritorno a Cold Mountain a Shenandoah, dal naïf (ma non per questo meno bello, siamo nel 1939!) Via con Vento al sontuoso Gods and Generals, ci restituiscono in maniera magistrale il tumulto di passioni che ha profondamente permeato questa guerra, dalle battaglie più sanguinose come Gettysburg, all’abbraccio, colmo di dignità e amore, della madre al figlio in partenza per il fronte. Whitman scrive: «E per quanto possa sembrare curioso, secondo me la guerra ha dimostrato umanità, e ha dimostrato pure cosa sia l’America e la modernità». Non è un’esaltazione della guerra, né Whitman è un guerrafondaio, ma la sua riflessione è la testimonianza di come ad atti e azioni scellerate e feroci, abbia fatto da contraltare una infinità di piccoli e grandi gesti di amore, solidarietà, generosità, che Whitman ha avuto modo di osservare dal ruolo che si è auto assegnato di consolatore degli afflitti.
I soldati, nel corso delle sue lunghe soste al loro capezzale, lo fanno oggetto delle loro più intime confessioni e delle narrazioni di quanto hanno visto e vissuto nell’inferno delle battaglie. Whitman racconta di episodi di ferocia inaudita, e dà una descrizione cruda di cosa è una guerra: «Si moltiplichi l’episodio appena riferito per decine di volte, anzi centinaia – lo si modifichi secondo le forme che possono derivare dalle diverse circostanze, dai diversi individui e luoghi – alla luce di ogni più malvagia passione, alla luce dell’incontenibile sete di sangue dei lupi e dei leoni, alla luce degli irosi e ribollenti vulcani della vendetta umana per i compagni d’arme, per i fratelli uccisi – alla luce delle fattorie incendiate dei cumuli di nere braci fumanti e fuligginose – e alla luce delle braci più terribili e più nere di tutte le altre, quelle che covano nel cuore umano – e solo così avrete una vaga idea di cosa sia questa guerra.».
L’assassinio di Lincoln, che lui aveva più volte incrociato a Washington, lo aveva colpito e addolorato profondamente … O Captain! my Captain! … poi, due secoli dopo, il 20 gennaio …
[anobii Jan, 2017]