Un romanzo irregolare, una tragicomica parabola sul potere ma anche un lacerante itinerario alla ricerca della paternità, un grido di orrore sull´innocenza calpestata, uno dei più disperati cantici sulla nostra irrimediabile solitudine... Un´altra magistrale prova narrativa del più trasgressivo e dissacrante fra gli autori italiani di questi anni. Un best-seller.
Aldo Busi is an Italian writer. In his dense and material language, full of influences of various origins, Busi captures, almost through a sympathetic action, the various pulsations of reality. A sensitive, scathing intellectual, he reveals the nature of a moralist beneath the surface of his sophisticated amusement. After his famous debut with Seminar on Youth (1984), he published the novels Standard Life of a Temporary Pantyhose Seller (1985) and The Byzantine Dolphin (1985), followed by the controversial miscellaneous Sodomies in Elevenpoint (1988).
In what can only be described as an entirely too long narrative desert masquerading as satire, Busi's tale of Angelo Bazarovi drifts aimlessly through the world of hosiery sales with all the excitement of watching paint dry. If this novel is meant to be a commentary on capitalism, it's buried so deeply beneath impenetrable prose that excavation seems hardly worth the effort.
The protagonist's journey—if one can call this disjointed series of encounters a "journey"—follows Angelo as he peddles pantyhose with a cynicism that quickly becomes as tedious as his travels. The relationship with his employer Lometto is established and then goes precisely nowhere, merely serving as a backdrop for disconnected philosophical musings that feel shoehorned into conversations no actual humans would have.
Characters appear and vanish with bewildering randomness. Signora Belart accuses Angelo of being "dishonestly clean"—a potentially intriguing concept that's immediately abandoned. The pregnant Edda, subjected to Angelo's cruel comments about her breath, seems positioned as a significant figure only to fade into the narrative fog. Don Galetta and his "obscene nostrils" materialize solely to make some heavy-handed point about religious hypocrisy before disappearing entirely.
The translation does this work no favors, rendering dialogue that feels stilted and unnatural. "Only God is superior to pantyhose because he himself distributes them throughout the homes" reads like something produced by an algorithm with a religious studies textbook as its only reference point.
Throughout this literary quagmire, Angelo's existential crisis regarding autonomy feels manufactured rather than meaningful. His declaration that "I belong only to myself" carries all the philosophical weight of a bumper sticker, particularly as he contradicts himself in action at every turn.
What's most frustrating is the glimpse of what might have been—an examination of commodification and self-worth in late capitalism—buried beneath prose that stretches syntax past breaking point without justification. The "philosophical examination" promised is merely a collection of disconnected observations masquerading as profundity.
By the time the "blackmail scheme emerges from shadows," any reader still paying attention will find themselves wondering why they should care about these paper-thin characters trapped in a narrative that refuses to coalesce into anything meaningful.
If Busi intended to create a metaphor where his prose is as transparent yet constraining as pantyhose, he succeeded—but not in a way that makes for compelling reading. The detached gay moments, feminist depictions, and Jewish references dead end in blind alleys that leave you pondering if the book supports or ridicules related causes. This novel doesn't go nowhere; it goes everywhere at once, resulting in a literary experience that's as uncomfortable as ill-fitting hosiery and just as forgettable.
Quando Busi pubblicava libri come Seminario sulla Gioventù e Vita standard di un venditore provvisorio di collant, l'Italia non lo comprendeva. Siccome più si va avanti e più si torna indietro, se Busi dovesse proporre oggi quei titoli per la prima volta, l'Italia non li pubblicherebbe. Aldo Busi è uno scrittore che ha all'attivo più di trenta titoli, fra romanzi, racconti, scritti di viaggio, diari civili. Un'opera estesa, possente, pari a quella dei grandi scrittori della storia della letteratura. Come questi ultimi, Aldo Busi scrive per rinnovare il linguaggio, per esaminarlo in tutte le sue sfumature, sperimentare, creare, illuminare. I suoi romanzi non si leggono per la trama o per scoprire chi è l'assassino. I suoi romanzi si leggono perché, leggendo i romanzi di Aldo Busi, si legge la vita.
Ciò premesso, Vita standard di un venditore provvisorio di collant è un romanzo in cui l'etica del vivere civile del protagonista e l'estetica del linguaggio si uniscono. Oramai Aldo Busi lo si definisce scrittore difficile per default, quando in realtà basterebbe abbandonarsi al fluire della parola scritta e leggere per il piacere di leggere, per scoprire una delicatezza ritmica e una vitalità espressiva più uniche che rare, soprattutto se paragonate alla maggior parte degli autori Italiani. A dire il vero, poi, sia questo romanzo che il precedente, Seminario sulla Gioventù, sono tutto sommato molto classici nel loro rifarsi, sebbene in maniera molto originale e a tratti imprevedibile, al modello del Bildungsoman. Vita standard di un venditore provvisorio di collant, infatti, è la storia di come Angelo Bazarovi diventa un uomo libero - libero, prima di tutto, dalle seduzioni e corruzioni delle imposizioni sociali di classe. Più classico ed immediato di così!
Ci sono parolacce, volgarità, insulti e bestemmie? Certamente, così come ci sono nella vita. Se ci scandalizziamo per le sfumature del linguaggio dovremmo prendercela con il mondo, non con il linguaggio che lo rappresenta. Si parla di omosessualità? Ovviamente, visto che il protagonista è omosessuale. Se è per questo, si parla anche di eterosessualità, visto che l'antagonista è eterosessuale. In pratica, si parla di sessualità - di come e perché bisogna viverla liberamente, perché in fin dei conti il corpo, coi suoi desideri e le sue pulsioni, è l'unica cosa che non dovrebbe essere posseduta e regolamentata e "normalizzata" da nessunissima istituzione politica o religiosa.
Infine: un romanzo, un grande romanzo, deve piacere al pubblico? No. Un romanzo deve aprire gli occhi, deve gettare squarci di luce sulla misera mostruosità dell'essere umano, deve spalancare le porte della nostra coscienza, ferendoci irrimediabilmente. I libri di Aldo Busi fanno proprio questo - come i libri di Céline, Henry Miller, Martin Amis e, più recentemente e secondo il modesto parere, Christos Tsiolkas. Solo che adesso, chi più chi meno, questi scrittori, a parte le solite censure e i soliti scandalucci, sono osannati in patria. Aldo Busi, essendo Italiano, no.
prima di tutto lo stile: aldo busi è un grandissimo cesellatore di frasi e di periodi, sa benissimo di esserlo e ci tiene a ricordartelo ad ogni pagina. certo, c'è sempre il rischio di venire sommersi da una scrittura purtroppo oggi poco battuta, ma a goderselo pian piano questo "vita standard..." è una gran bella esperienza. poi ci sono i personaggi: angelo, troppo onesto per la melma (ehm....) in cui viene trascinato, troppo puro nonostante tutto, troppo legato ai suoi valori e ai suoi affetti, e il temible lometto, ignorante e ricco, capace di qualsiasi truffa pur di mantenere le apparenze, vero e proprio prototipo dell'arricchito all'italiana che crede solo nel valore della sua furbizia, entrambi costruiti perfettamente, talmente verosimili da far quasi credere che busi si sia ispirato a qualche personaggio davvero conosciuto chissà dove; di contorno poi altre figure, ciascuna capace di apparire viva tra le pagine. e poi c'è il contesto: un paese dove la furbizia è superiore alla ricchezza (e angelo lo sa, e lo spiega allo stesso lometto), dove tutti sono in vendita, così anni '80 eppure ancora così presente, tanto da rendere "vita standard..." ancora attuale. romanzo perfetto? forse no, ma avercene di sguardi così feroci su questo paese, sulle dinamiche di potere che lo governano...
Il moralista immorale Due periodi diversi della vita di Angelo, il venditore provvisorio di collant, sono raccontati in parallelo. La cosa curiosa è che alla fine del romanzo, i due racconti sfalsati temporalmente e paralleli, convergono in un unico momento: ma è un paradosso solo apparente. La vita di Angelo è segnata da un Evento che stabilisce un prima e un dopo. Prima dell'Evento la vita corre veloce e il tempo con essa: Angelo e l'imprendotore del nordest si incontrano e si attraggono, viaggiano per l'Europa, trovano clienti, vendono milioni di collant, annichiliscono gli avversari, si vince, si vende, si tromba, si vive. Dopo l'evento, Angelo si fa introspettivo. Il racconto si fa linguisticamente contorto, cervellotico, confuso. Il tempo si ferma. I due piani narrativi, quello vitalistico pre Evento e quello introspettivo post Evento, sono alternati in brevi capitoli, quindi c'è un continuo confronto diretto tra l'Angelo fattivo, produttivo, veniale del Prima e l'Angelo riflessivo, immobile, paranoide del dopo . Il racconto del periodo pre Evento continua finché l'Angelo pre Evento non raggiunge l'altro, che ha già vissuto l'Evento ed è lì ad aspettare. I "due Angeli", finalmente riuniti, si avviano verso il finale allucinatorio. In alternanza si incontrano capitoli veloci, tutti azione, e capitoli stagnanti, incomprensibili. La scelta è strumentale, Busi non sta facendo il Gadda: è il personaggio che cambia, lo stile si adegua. Del resto il romanzo è in terza persona, ma è come fosse in prima: un lungo flusso di coscienza in terza persona. "Il moralista immorale" è una frase pronunciata dall'imprenditore del nordest e rivolta ad Angelo. È insieme vera e falsa: senz'altro vera dalla prospettiva dell'imprenditore del nordest e la sua morale di facciata. Angelo non è immorale: ha una "sua" morale, che non concorda con quella di tutto il resto dell'umanità che popola la provincia. È gay, post-ideologico, post-moderno quindi necessariamente immorale (non crede nelle leggi divine, nelle ideologie e nel senso della vita), ma è aggrapparto a un paio di punti fermi -non uccidere e non rubare. Questo fa di lui un dissociato che non vuol saperne di sentirsi compartecipe di certi orrori di nessunissima rilevanza, perciò è anche moralista, perché fa il maestrino con l'imprenditore del nordest sulle suddette questioni di nessunissima rilevanza.
Don't get me wrong Aldo Busi's got it, but this one just struck me as a bit backwards in its form.
Getting into the book I was struck by the boucing hard vowels and frequent dipthongs, this wordplay and notably good writing was soon abandoned into nothing short of narrative disorganization. It's ark was somehow backwards and yet it ran out of time, or Busi ran out of steam and was too tired to finish the story and instead just wrapped up. Nobel laureate Alice Munro often used the "let the reader imagine the ending" technique to brutal effect, but Busi rather tired of his character's wild theatrics and wanted to get to lunch, or get on with his life.
This was a truly grueling experience that I wouldn't want to duplicate. One of the longest-winded philosophical treatises leading nowhere that I've ever had the displeasure of having to read. The best part of this book is the title. I was warned that Aldo Busi was disgusting, probably based on the idea of graphic homosexual ruminations, but the old queens in this book were just boring, the sex far from graphic and the characters buffonish and clumsy as opposed to funny. I want my time back!
Penso che il personaggio Aldo Busi abbia negli anni oscurato lo scrittore Aldo Busi. Lo si ricorda ospite di tanti salotti televisivi (e ahimè anche dell'isola dei famosi...) eterno provocatore, tra polemiche e finti scandali, tutto a vantaggio dell'audience e dei giornali che ne scrivevano. Un personaggio anche indisponente, ma certamente un grande scrittore, uno che non scrive sciocchezzuole leggere da classifica, ma romanzi impegnativi, non banali e che non lasciano indifferenti, senza mezze misure per giudicarli (o piacciono o si detestano). Vita standard, il suo secondo romanzo, si incentra sull'incontro scontro dei due assoluti protagonisti, Angelo Barizovi e Celestino Lometto. Angelo, studente laureando anche se oltre la trentina, vive di traduzioni letterarie e di altri lavoretti per mantenersi. Di bell'aspetto è un omosessuale dichiarato che frequenta le spiagge gay del basso Garda e i locali per soli uomini ogni volta che può, ha incontri e relazioni sessuali. Viene assunto come interprete per i viaggi d'affari in nord Europa da Celestino, industrialotto dei collant, dirigente d'azienda con tanto di laboratorio in nero. Buffo, grottesco, tirchio e accorto, che si esprime solo in dialetto, grezzo all'inverosimile, uno che si presenta con una pancia debordante in canottiera, pantaloncini e scarpe con la para... È il "furbo" che tira sul prezzo, rubacchia in autogrill e conosce tutti i trucchi per frodare il fisco, senza alcun principio morale se non quella del potere dei soldi, tanto che i suoi traffici si rivelano spesso ai limiti della legalità . Angelo, che si ritiene "intelligente" e moralista nei principi, riesce comunque a rintuzzare Celestino, trattandolo senza tanti riguardi: si detestano e litigano ma anche si ammirano, si cercano, in una strana amicizia. Conosce la famiglia di Celestino, la moglie e i tre ragazzini maschi, con una passione per l'arte di imbalsamare gli animali (e potessero, non solo quelli). Una famiglia che mangia pane e salame per risparmiare ma con manie di grandezza, tanto da voler far partorire la moglie a New York accompagnata da Angelo, e la storia diventa a tinte fosche quando invece che il maschio nasce una bambina con la sindrome di dawn, onta da far sparire a tutti i costi... In definitiva una storia di provincia nell'Italia dei primi anni ottanta, della corruzione dilagante prima di tangentopoli, dei furbi "ignoranti" a far soldi e dei pochi "intelligenti" sprovveduti a far la morale, ma questi ultimi imparano presto la lezione. Però è anche altro: grottesco e triviale, idealistico e aulico, tra cameratismo, intrighi, stoccate e sesso, dai boschetti alle saune, insinua il lato oscuro, l'altra faccia della luna di ognuno di noi, una sottile linea che con il tema della bambina (anzi le bambine) attraversa il romanzo dall'inizio alla fine. Non lascia indifferenti fino a un finale surreal horror, aperto a molte interpretazioni, che personalmente mi ha lasciato perplesso. Per questo motivo solo quattro stelle, comunque meritatissime. N.B. Ho letto la prima versione del romanzo pubblicata nel 1985. Successivamente Aldo Busi lo ha rivisto, ampliato e forse cambiato il finale (e prima o poi leggerò anche questa versione...)
Certe pagine di Busi sono capolavori assoluti. Non tutte, non è uno di quegli scrittori che vanno giù lisci tutti s’un sorso. Almeno io lo trovo a tratti ostico e ho la sensazione che quel suo stile perfettamente rifinito e ricercato a tratti divenga fine a se stesso, ma poi ti mette lì una zampate delle sue e ti infila pagine meravigliose e geniali che giustificano qualunque sforzo. L’etica, si fa per dire, dell’imprenditore Lometto, esposta dallo stesso per giustificare le proprie evasioni fiscali e gli inganni ai suoi stessi soci diventa universale, facendo di Lometto l’idea platonica dell’imprenditore evasore e approfittatore, il prototipo del furbetto all’italiana. E poi di Busi amo l’amore che dimostra per i suoi personaggi, pur giudicandoli e mettendone a nudo i limiti con assoluta ferocia, si averte un fondo di umana comprensione e accettazione.
Ho letto questo libro quando avevo 18-19 anni, negli anni '80, nella sua primissima edizione e non ricordo niente di più brillante e arguto. Non è mia abitudine rileggere un libro. A meno di non averlo finito e quindi dimenticato, non sono una persona che va a rileggersi un libro già letto. Però una cosa voglio dirla. Se mai per assurdo mi obbligassero a scegliere un libro da rileggere, non ho alcun dubbio che sarebbe questo. La sola cosa che mi lascia perplessa è che Busi l'abbia totalmente rivisto e ripubblicato negli anni a seguire.
Like a collaboration between Of Montreal and Phillip Roth but with less funk, 'The Standard Life of a Temporary Pantyhose Salesman' marries a crawl along the seedy underside of Italian culture - blackmail, incest, murder, ableism - with the sort of remorselessly verbose prose where it helps to have a dictionary handy for every tenth word. This Greenaway-ish blending of formal style and crass subject matter reflects the dichotomy prevalent in our hero, Angelo Basarovi, a polyglot and champion of the underdog who cruises gay beaches and finds love impossible, if not tasteless. Short on cash, Angelo accepts a job with Celestino Lometto (check the divinity of those names), a pantyhose magnate fond of penny-pinching but low on social graces, and finds himself slowly drawn further and further into Lometto's deceptions and dark secrets.
The aimed-at satirical contrast between Angelo, incorruptible yet an outsider in society, and the corrupt high-roller Lometto is guillotined by the flashback-laden format, uneven pacing (Book One is twice the length of Book Two and Book Three combined) and brutal wordiness of the style. The tart squabbling between Lometto and Angelo is easily the highlight of the book, and some of the metaphors are so bonkers you marvel at the imaginative leaps ("I never cry into the plate I'm eating from", "his body was a nation in decline", "you're a little fish that leaks from all sides"), but this alone cannot atone for the interminable nature of the book. A novel that expands one's vocabulary almost as much as it stretches one's patience.
Un libro profetico sullo stato dell'Italia di oggi, sulla mentalità meschina di una parte di società fatta di persone che non vedono al di la del proprio piede. Arricchito da un improbabile finale da romanzo giallo che non rappresenta comunque il punto più alto del romanzo, raggiunge invece la prosa più alta nello scavare a fondo i caratteri dei personaggi mettendone a nudo i lineamenti con una rara sapienza e ironia. Un libro da leggere per chi vede il mondo anche attraverso la lente d'ingrandimento della letteratura.