Dit is een van de weinige romans van Simenon waarin een kind centraal staat. Jérome is het zoontje van een stoffenhandelaar in een Frans dorpje. Zijn ouders nemen een oude tante in huis, met het oog op een mogelijke erfenis. Tegenover de handelaar woont het gezin van een anarchist die door de politie gezocht wordt. Op zijn hoofd is een flinke som gezet. Tante, op de penning en gesteld op de gevestigde orde, wil het geld wel in de wacht slepen. Jérome vermoedt waar de vader' van zijn vriendje verscholen zit en wil zijn geheim tot iedere prijs bewaren ...
Georges Joseph Christian Simenon (1903 – 1989) was a Belgian writer. A prolific author who published nearly 500 novels and numerous short works, Simenon is best known as the creator of the fictional detective Jules Maigret. Although he never resided in Belgium after 1922, he remained a Belgian citizen throughout his life.
Simenon was one of the most prolific writers of the twentieth century, capable of writing 60 to 80 pages per day. His oeuvre includes nearly 200 novels, over 150 novellas, several autobiographical works, numerous articles, and scores of pulp novels written under more than two dozen pseudonyms. Altogether, about 550 million copies of his works have been printed.
He is best known, however, for his 75 novels and 28 short stories featuring Commissaire Maigret. The first novel in the series, Pietr-le-Letton, appeared in 1931; the last one, Maigret et M. Charles, was published in 1972. The Maigret novels were translated into all major languages and several of them were turned into films and radio plays. Two television series (1960-63 and 1992-93) have been made in Great Britain.
During his "American" period, Simenon reached the height of his creative powers, and several novels of those years were inspired by the context in which they were written (Trois chambres à Manhattan (1946), Maigret à New York (1947), Maigret se fâche (1947)).
Simenon also wrote a large number of "psychological novels", such as La neige était sale (1948) or Le fils (1957), as well as several autobiographical works, in particular Je me souviens (1945), Pedigree (1948), Mémoires intimes (1981).
In 1966, Simenon was given the MWA's highest honor, the Grand Master Award.
In 2005 he was nominated for the title of De Grootste Belg (The Greatest Belgian). In the Flemish version he ended 77th place. In the Walloon version he ended 10th place.
La finestra di fronte, per giocare con il titolo di un altro romanzo di Simenon, Le finestre di fronte. E questa a me pare una caratteristica frequente nella narrativa dell’ottimo Georges: lo sguardo che attraverso vetri di finestra, spostando o aggirando tende e tendine, oltrepassando come possibile vetri zigrinati, magari aspettando l’attimo in cui si apre una porta, per lasciar passare qualcuno che entra o esce, concentrandosi su superfici ristrette, la striscia che rimane libera tra due imposte, tra il margine di una tenda e uno stipite… Il racconto avanza più spesso sulle cose viste, sbirciate, intraviste, colte da uno sguardo indiscreto, interessato, piuttosto che sul dialogo. Mi pare una caratteristica che l’arte delle immagini in movimento, il cinema, deve amare molto.
Non so in quale altra occasione mi sia capitato di leggere un roman dur con il narratore omodiegetico, un elemento che mi ha colpito immediatamente. Insieme alla magistrale economia di racconto che in poche pagine, quelle che servono a comporre una novella, si può permettere di costruire perfino una cornice nella quale racchiudere gli eventi, o meglio quell’unico fatto che è il clou della storia: l’io narrante adulto che ricorda quello che accadde quando aveva sette anni. E nella condensata seconda linea narrativa, il narratore si permette pure di polemizzare con sua madre su chi ha più memoria e chi invece più confusione.
Quando torna allo ieri, a quando aveva sette anni, nonostante la lingua rimanga grazieadio quella di un adulto, è lo sguardo che s’abbassa, che diventa altezza d’occhi di un bambino di sette anni. Con quale efficacia! È da questa altezza, e con questa età, che leggiamo questa storia che coinvolge l’intero paese, la caccia all’anarchico attentatore, ma che si concentra su pochi personaggi, e solo attraverso loro ci fa vivere tutto quanto accade.
Un paese della Normandia, un borgo immerso nel grigio, nella pioggia, nel vento, nell’ardesia. Un nucleo familiare ridotto all’essenziale, padre madre e figliolo: più l’ospite sgradito, insopportabile, intollerabile, l’anziana ingombrante biliosa zia. Una casa minuscola: il negozio, la cucina, due stanzette da letto separate da un tramezzo. Succede tutto tra queste mura, con questi personaggi, attraverso quelle finestre e la porta dell’esercizio commerciale. E anche questa volta l’avidità borghese – in questo specifico caso piccola borghesia – è la molla scatenante. Una taglia, un’eredità contesa. Il Simenon che conosco, con qualche aspetto inconsueto: l’io narrante, il punto di vista di un bambino.
3 un romanzo familiare avvolgente; l'elemento della pioggia è ricorrente, proprio come il ticchettio delle gocce questa parola ti accompagna per tutto il libro. un libro piacevole ma che non mi ha entusiasmata.
Protagonista: un bambino e la sua prospettiva, anche se il racconto è senz’altro il ricordo esercitato da un uomo adulto. Interessante seguire il percorso compiuto consapevolmente e inconsapevolmente per arrivare alla coscienza di sé e delle proprie doti, per conquistare la consapevolezza del mondo circostante e della propria individualità nonostante i limiti di conoscenza imposti dalla sua età. In Pioggia nera si incontra uno dei personaggi più maturi di Simenon, nonostante sia anagraficamente il più giovane
All’età di 7 anni Jerome, a casa da scuola per evitare un’epidemia di scarlattina, passa il tempo guardando, dalla sua camera, la finestra dell’appartamento di fronte in cui vivono, in condizioni disagiate, un bimbo tubercolotico e sua nonna. La vita di Jerome e dei suoi genitori è scombussolata dall’arrivo improvviso della vecchia zia Valerie, una ricca parente, che sconvolge le abitudini della famiglia. Nel frattempo, in un’epoca difficile e piena di tensioni sociali, il padre del bimbo dell’appartamento di fronte compie un attentato che porta alla morte di un poliziotto e, braccato dalla polizia che ha messo una taglia di 20.000 Franchi sulla sua testa, cerca rifugio ovunque. Jerome intuisce dove si trova ma cerca di nasconderlo alla zia; che però capisce dov’è il nascondiglio e, attirata dalla taglia e anche per dare un dispiacere al nipote, informa la polizia.
L’ambientazione è meravigliosa, le descrizioni sono precise e realistiche; la pioggia, l’odore del combustibile per accendere la stufa, l’umidità e l’inclemenza del tempo, presenti in tutto il romanzo, si percepiscono come reali. Bellissima anche l’analisi psicologica dei protagonisti: la rappresentazione della vecchia e “cattiva” zia è esemplare.
Uno degli aspetti che mi è piaciuto di più è la narrazione che è basata sui ricordi del protagonista di fatti avvenuti quando era bambino, talvolta precisi, talvolta confusi, a volte anche ingigantiti. Fatti ritenuti importantissimi agli occhi di un bambino e quindi scolpiti nella memoria, di cui gli adulti nemmeno si ricordano.
Interessante anche il contrasto che si evidenzia tra il mondo dei bambini e quello dei grandi: i primi si inventano storie mediante l’osservazione precisa dei dettagli di ciò che li circonda, mentre i secondi si ammazzano di lavoro senza vedere e capire nulla del contesto.
Non conta la trama, qui conta l’atmosfera: umida, piovosa, pesante come quella della Normandia dove è ambientato questo breve romanzo; e poi c’è la fine analisi psicologica dei personaggi, che come al solito stupisce. Rapidi e sfilacciati ricordi di infanzia sono assemblati da un Jerome adulto in un racconto che ha il sapore della solitudine di un bambino amato e protetto ma al tempo stesso abbandonato a sé stesso da due genitori che si amano e lo amano, ma di più ambiscono ai soldi della megera,la zia Valérie, una vecchia bisbetica che occupa il ruolo che nella fiabe ha il mostro cattivo che mangia i bambini: grassa, sudicia, trasandata, zia Valerie odia i bambini, che non ha avuto. Jerome non ha amici, a parte i suoi pupazzi e i giochi; come in una fiaba si crea un amico nella sua mente, un bambino che esiste veramente, Albert, abita di fronte casa sua, ma non si sono mai parlati e probabilmente Albert, che non esce mai di casa perché malaticcio, non l’ha mai neanche visto. Ma Jerome sì, lo guarda ogni giorno col naso attaccato sul vetro della finestra, guarda lui e sua nonna, carpisce dai genitori poche notizie su suo padre, un rivoluzionario anarchico che ha trascorso la vita quasi sempre in galera, e su sua madre, che “fa la vita”… Jerome, con fervida fantasia, si allea –senza mai incontrarlo- con il piccolo Albert contro il mostro cattivo, la zia Valérie, che vuole scoprire il nascondiglio del padre di Albert, scappato alle mani della polizia dopo un attentato. Una favola, forse così si potrebbe definire questo romanzo, una favola nera come la pioggia che cade incessante e che non termina con il classico “e vissero tutti felici e contenti”…
E’ un piccolo gioiello questo Simenon, un virtuosismo stilistico in cui l’autore, senza una vera trama e attraverso lo sguardo di un bambino narrante che osserva il mondo da una finestrella a mezzaluna, ricrea l’umanità brulicante di una piazza del mercato di un paese normanno con poche pennellate ma con un’efficacia sbalorditiva che andrebbe studiata nelle scuole di scrittura.
La solitudine rende l’attenzione del piccolo Jérome straordinariamente acuta e lo aiuta a cogliere e talora a prevedere lo svolgersi degli eventi attraverso dettagli che la penna di Simenon ci porta a “vedere” come se scaturissero dalla nostra stessa memoria.
Non so che altro dire ed evito di descrivere i personaggi e le scene per non banalizzarle; fatto sta che dopo poche pagine, come in una magia, si è lì a guardare quel mercato, le figurine che vi si muovono, a percepire gli odori e i suoni, ad intuire i drammi e le commedie, le abitudini e le novità che d’improvviso scuotono quel microuniverso.
Non c’è Maigret, nella sua amata Parigi del Quai des Orfèvres e del Pont Neuf… Simenon, in questo breve romanzo, ci trasporta in una piovosa Normandia dove, con frasi essenziali e pennellate di parole, ci racconta, con la voce del piccolo Jerome e dei suoi ricordi da adulto, una storia semplice, fatta di scorci ed episodi in una famiglia di piccoli commercianti, di spunti di vita vissuta, di attesa per qualcosa che incombe e che sembra angosciante… come la pioggia nera che si spande nelle pagine del libro.
Una finestra sulla strada dove si affacciano misteriosi dirimpettai, le tensioni sociali dell’epoca, gli scioperi, i contrasti in famiglia a causa della arcigna zia ospite prepotente, una “vecchia foca” incattivita dagli anni e dalla solitudine, i colori, persino gli odori e l’umidità dell’aria emergono dalle righe grazie alle sintetiche e perfette descrizioni dell’autore.
Simenon è un maestro anche nella caratterizzazione dei personaggi, scolpiti con poche parole e qualche aggettivo come se non servisse altro per farci conoscere i loro caratteri e le loro emozioni.
“Ma c'è solo una cosa che non sapevo, e che ho saputo solo ieri: che in fin dei conti a decidere tutto fu una questione di porri.”
Non è un giallo, non è un noir vero e proprio anche se ne ha tutte le caratteristiche; questo è un romanzo di atmosfera. Dove l’atmosfera è dettata dalla pioggia che il giovane protagonista definisce “nera” perché oscura tutto, interni ed esterni: in casa, nella piccola stanza dove vive ma anche negli altri locali, e fuori fino a dove può spingersi lo sguardo attraverso il vetro di una piccola finestra a mezzaluna. Quello che ho apprezzato di più è che la storia è raccontata da un adulto, ma con riferimenti a fatti e situazioni vissuti da un bambino di sette anni, senza perdere in freschezza e genuinità. Una memoria infallibile scossa appena da piccoli dubbi o vuoti temporali, probabilmente frutto di emozioni forti. E di emozioni il piccolo Jérome ne vive eccome, a cominciare dalla venuta in casa della zia paterna Valérie: una vecchia foca, grassa, acida, cattiva, con i baffi sul labbro superiore, che probabilmente nemmeno si lava dal momento che su di lei permane un odore di vecchiaia e di odio; ha occupato la sua stanza, in un impeto di collera ha distrutto i suoi giocattoli, critica la madre per la cucina e il lavoro che fa nel negozio sottostante, domenica compresa. E poi ci sono le notizie sui giornali letti dalla zia, riportanti le tensioni sociali dell’epoca e in parte vissute direttamente con il fiato sospeso: gli scioperi, gli attentati degli anarchici e le repressioni della gendarmeria a cavallo, l’assedio della polizia alla casa dove abita il piccolo e malaticcio Albert, bambino vero ma amico immaginario del narratore, dove si nasconderebbe il padre ricercato, fino all’arresto dello stesso avvenuto più o meno discretamente per ovviare ad un linciaggio. Piccoli spaccati di vita quotidiana tramite i quali vengono caratterizzati e analizzati con brevi tratti e poche parole essenziali i singoli personaggi e le loro azioni, che si concluderanno con la ribellione (finalmente!) del padre di Jérome in difesa della moglie, e con la zia fuori della loro porta di casa.
Ma c’è solo una cosa che non sapevo, e che ho saputo solo ieri: che in fin dei conti a decidere tutto fu una questione di porri.
Scrittura ineccepibile, anche se da questa storia mi aspettavo qualcosa di più duro, di più sconvolgente. Ma va bene così: 3,5/5
🗣 Parola del mese (set/23): nero 🌍 LdM - Sfida 2023: Francia 🇫🇷 ✍️ GS
An earlier Simenon, this one is both unusual and distinctively Simenonesque. It's told from the point of view of a man of undisclosed age relating a memorable series of events from his childhood. His father is a travelling merchant and his mother is a shopkeeper. They have a small house in the marketplace, right above the shop. From his little room on top, the boy watches the goings-on in the marketplace; he also glimpses another little boy in the house opposite. A boy whom he never meets but, in his solitary, somewhat deprived world, comes to think of as a friend.
At the time of this narrative, the boy's hideous, cantankerous aunt has moved in with the family. She is immature, selfish and cruel, constantly finding fault with everyone around her. Meanwhile, anarchists are fulminating revolution all over France and one such terrorist has been linked to the family of the boy in the window opposite our narrator's. Events come to a head as tensions grow in the town and in the little home above the shop.
Filled with telling detail and delicate, precise impressions of small facets of human emotion that many writers would be unable to convey with such unaffected precision, this is a more empathetic narrative than I am used to from Simenon. But it still operates in the same overall world as his other work. An excellent book that adds an element of diversity to Simenon's body of work.
Un’epidemia di scarlattina costringe il piccolo Jérôme a casa. E proprio in quei giorni -secondo quanto ricorda il protagonista- tensioni sociali si ripercuotono fino all’angolo di piazza che vede dalla sua finestra, un pericoloso fuggiasco si aggira nei paraggi ed arriva qualcuno a scombussolare la rassicurante routine domestica. Questo, a grandi linee, l’intreccio, ma in questo romanzo breve, o racconto lungo, c’è di più. C’è l’atmosfera che si respira, c’è quella pioggia nera che è la scenografia perfetta per l’angoscia crescente del narratore, ci sono le descrizioni dei pur pochi personaggi. Solitudini, affetti, odori che riaffiorano alla memoria insieme ai ricordi, adulti che sono più immaturi dei bambini, bambini che hanno più risorse di quante gli adulti possano immaginare e che, nonostante questo, sono ancora piccoli.
Ancora una volta Adelphi mi priva della soddisfazione di aver letto un Simenon non ancora tradotto da noi.. grazie a loro, infatti, questo romanzo breve del '40 è stato in effetti tradotto.. "solo" 62 anni dopo. Non è forse strano che un autore che ha passato la vita a indagare gli aspetti più torbidi dell’animo umano abbia conservato un rispetto reverenziale per la purezza dell’infanzia, tanto rimpianta; e che i suoi protagonisti se ne facciano difensori, mostrando come i bambini sappiano vedere verità scomode che gli adulti preferirebbero nascondere, oppure intraprendere eroiche azioni in difesa di chi li ha amati.. Così in bei racconti come “Sept petits croix dans un carnet” (presente nel « Natale di Maigret”) o “Le témoignage de l’enfant de choeur” (in “Maigret et l’inspecteur malgracieux”), oltre che nei rimpianti di personaggi come il protagonista di “Les autres”. In questo caso abbiamo un romanzo breve, o meglio forse un lungo racconto, data l’unità di luogo; e un bambino sognatore, tenuto in casa da una madre ansiosa che teme le epidemie, che si consola immaginandosi un’amicizia con un coetaneo, parimenti recluso, che osserva nella finestra dirimpetto. La recensione di Orsodimondo dice già quasi tutto quello che c’è da dire; vorrei aggiungere che in questo racconto del ’40 più che una satira della vita borghese (i genitori sono brave persone, per quanto sempre in affanno per il lavoro; lavoro che forse, a detta dell’acida zia possidente, porta più spese che guadagno..) c’è la scoperta del Male da parte del bambino che è sempre stato in casa a giocare con i suoi animaletti: il Male che non sono solo gli “anarchici che gettano le bombe e tagliano i garretti ai cavalli della polizia”, anzi: il bambino, una volta che avrà intuito il nascondiglio dell’anarchico ricercato, farà del suo meglio (che purtroppo non sarà un gran che, data l’età) per nasconderlo agli adulti; sia per simpatia verso il suo “amico” e la di lui nonna, parenti del ricercato; sia perchè forse ha intuito un anelito di libertà in quell’uomo braccato in tutta la Francia. No, il Male è altro: il Male è la malignità della zia del padre, installatasi in casa loro perchè la figlia adottiva l’ha scacciata di casa, e tollerata finchè c’è la speranza di ereditare da lei quella medesima casa.. la zia che distrugge i suoi giocattoli per rabbia, che parla male di tutti, che legge la cronaca nera con odio verso gli anarchici e godendo a spaventare il bambino; la zia che in bagno non si lava.. e che con una sua spiata rivela l’intuizione del bambino alla polizia (già allertata da un’altra spiata.. bello il mondo degli adulti!), portandoli alla definitiva cattura del ricercato. Bella anche la cornice del racconto, narrato dallo stesso bambino da adulto, che discute con la madre dei loro ricordi di allora analizzando i meccanismi della memoria (c’è molto di autobiografico nella storia). Nota di traduzione: il titolo italiano “Pioggia nera” è indubbiamente evocativo della storia, ma l’originale “Il pleut bergère”, titolo di una famosa aria di un’opera del 1780 poi diventato filastrocca infantile, poteva quindi essere tradotto “Piove, piove, la gatta non si muove”..
127 pagine per descrivere una vicenda ambientata in un piccolo paese della Normandia dove gelo e pioggia sono sempre presenti. Una famiglia, padre, madre e il loro figlio, il piccolo Jérôme di appena 7 anni, che si muove all’interno di una piccolissima casa, negozio di tessuti e cucina al piano terra e appena due camera sopra. Questo piccolo spazio viene letteralmente invaso dalla zia Valerie, enorme, una vecchia foca agli occhi di Jérôme. La vicenda è narrata da Jérôme oramai adulto ma che riesce a mantenere lo sguardo acuto del bambino di 7 anni che era. È interessante come descrive con acutezza l’idillio della famiglia prima dell’arrivo della famigerata zia, e del clima di crescente tensione che si instaura tra lui e la zia capricciosa e cattiva. E poi c’è una piccola finestra a mezzaluna posta al primo piano attraverso la quale Jérôme spia quello che succede nella casa di fronte abitata dal gracile Albert e dalla sua nonna. Questa finestra è il fulcro del libro.
This work of one of the great authors of crime literature, romantic crime literature, of the beloved Belgian writer by many, Georges Simenon, was published exactly 80 years ago, during the Second World War. The book is gorgeous. It's hard to love a detective story because in them, almost always someone dies... And death is a tragedy. But a good writer can and should be loved. This work is an example of great art, the art of mastering an excellent literary word. This novella is soft in French, very interesting, and original. In this book, the reader will have to plunge into the gloomy atmosphere of the life of "little people", inhabitants of workers' quarters. If there is someone who has not read the works of Georges Simenon, then after reading this story, he/she will immediately fall in love with him and promptly demand from himself to quickly find the rest of the author's books and read, read, read...
la solita provincia francese descritta con maestria, i ricordi, le intuizioni infantili, le logiche a volte schiaccianti della famiglia (pronte a saltare per una piccolezza qualsiasi). finora il simenon meno amato, sebbene mi abbia regalato un paio d'ore di lettura piacevole.
"La pioggia nera rimane per me qualcosa di speciale, di intimamente legato alla nostra cittadina normanna, alla piazza del mercato dove abitavamo, a un certo periodo dell'anno, persino a certe ore della giornata."
La narrazione di Simenon è uno sguardo che attraversa i vetri di una finestra, un gioco di ricordi tra le gocce di pioggia che "brillavano le luci della piazza".
In un'epoca difficile e piena di tensioni sociali, Jérôme è solo un bambino eppure, dopo tanti anni, rammenta ancora alla perfezione l'arrivo della zia Valérie - una donna sgradevole, sudicia e cattiva, che irrompe bruscamente nella vita della famiglia Lecœur. E' molto interessante il fatto che l'autore lasci narrare la storia proprio al piccolo protagonista, mescolando la sua immaginazione alla realtà. A susseguirsi sono infatti i suoi ricordi, a volte ingigantiti dal suo punto di vista da bambino ma non per questo meno autentici, altre arricchiti da dettagli all'apparenza irrelevanti che la sua memoria comunque conserva. Il ritratto psicologico dei personaggi è gestito con maestria e per nulla scontato. Così come spesso accade nei romans durs di Simenon, la vera protagonista è l'ambientazione: il buio e l'umidità della pioggia, l'odore soffocante del combustibile per accendere la stufa, la claustrofobia delle piccole stanze sopra al negozio - le descrizioni sono così ben fatte da coinvolgere davvero tutti i sensi. Eh sì, il buon Simenon difficilmente sbaglia un colpo.
tres veces les he hablado a mis amigos de este libro, tres veces me han preguntado qué tal está y las tres veces no supe qué pollas responderles.
tiene toquecitos de introspección y alguna que otra reflexión interesante, pero en general me ha dejado bastante ice, frio, hielo.
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“De pronto me pareció que todo podía ocurrir, que todo era negro, áspero y perverso, que pegarían y matarían, que rodarían por el barro en un espantoso desorden.
No sé por qué extraña asociación de ideas, era mi tía Valérie la que dominaba en este desorden, la que en cierto modo lo orquestaba todo, con su ancho rostro bigotudo, su bocaza húmeda y sus ojos anegados en agua.”
Ci sono ricordi, odori, sensazioni che rimangono impressi in noi e che ci portiamo dentro. Per Jérome, il ricordo della pioggia nera è "qualcosa di speciale, qualcosa di intimamente legato alla cittadina normanna dove vivevamo", lo rimanda alla sua fanciullezza, alla sua infanzia serena e tranquilla fino all'arrivo di zia Valérie, con la quale ha un rapporto conflittuale e ostile, un rapporto di odio, a tal punto che arriva a distruggergli i suoi amati pupazzi. Simenon ci trasporta grazie a una dovizia di particolari, dettagli, odori, sapori nel mondo di Jérome in rapporto con il mondo adulto e la sua insensibilità che continuano a ripetergli "Tu non puoi capire, capirai quando sei grande", mentre la "pioggia nera" che Jérome guarda dalla sua finestra continua a cadere inesorabilmente.
Me atrapó muchísimo y no lo pude soltar hasta el final unas horas después. El día a día de ese niño que no va a la escuela sino que tiene que pasarse el tiempo mirando por su ventana me enterneció. Además suelo envidiar a aquellos que pasan sus tardes sentados en la vereda viendo el ir y venir de la gente en la calle; será porque nadie pasa por mi puerta, será porque creo fervientemente que con solo observar detenidamente a cada transeúnte -cómo se viste, qué hace, hacia dónde va- se puede deducir casi todo, el caso es que me interesaron los comentarios del niño que solo mira y que lo sabe todo de todos. Solo con mirar.. Es fácil entrar en su piel y sufrir hasta el final por su suerte.
Ammiro i libri ben fatti in cui l'io narrante è un bambino: in questo caso si tratta di Jérôme Lecoeur, un bambino astuto di sette anni, figlio di commercianti e senza amici, che filtra attraverso una finestra e mediante la sua lente "infantile" il mondo politico, sociale e familiare degli adulti. Zia Valérie è un personaggio odioso dall'inizio alla fine, quindi ben delineato (personalmente amo i personaggi che si fanno odiare perché sono resi così reali!!!) Ad Albert ho voluto molto bene.
In generale credo che Simenon piace tanto oppure non piace per niente. A me piace molto.
Simenon a regardé tomber la pluie bergère par la fenêtre un peu comme Hergé avait recherché les bijoux de la Castafiore. Une histoire construite autour de pas grand-chose, un suspense vide, un soufflé tenant juste le temps du service. Un exercice de style en creux.
Oui, ça fonctionne presque et c’en devient même fascinant, hypnotique. On regarde avec Jérôme cette pluie noire avec attention, on la sent même sur la peau, pesante, froide, oppressante. Autant que la repoussante tante Valérie.
El narrador describe sus recuerdos vistos por su ventana cuando apenas era un niño, un episodio que le quedó marcado, una época donde su tía abuela vivía con él y su familia y en la plaza del pueblo, que mira a través de la ventana existe cierta agitación por huelguistas y policías que se alternan, por un anarquista prófugo, con el telón de fondo de la lluvia negra...
8/30/2018 - A nice little book about the local world, as seen by a young boy and exquisitely remembered by his adult self. Simple and refreshing
9/15/2016 - "My memories of my early years, even of the very early years, are precise to the point of cruelty … Of course there are gaps and perhaps errors in sequence … My mother remembers what she has been told. I only remember what I have seen and heard."
With these words, paraphrased rather than quoted, Jerome LeCoeur recalls a traumatic period in the dreary and wet winter of his seventh year, prior to the onset of World War I. Insurrection and murder are in the air and rich Aunt Valery comes to live with them. A bittersweet tale, vintage Simenon at his best."
Prosegue anche la mia saga Simenon e ogni suo romanzo che leggo, benché non tutti siano riuscitissimi, è capace di quello sguardo profondo, acuto, disincantato su diverse sfaccettature dell’animo umano che fa riflettere, forse talora lascia un velo di malinconia. Molto belle anche le descrizioni dei luoghi, in grado di trasmettere un silenzio, un’attesa, a volte indifferenza a volte tristezza, che ben s’accordano con la narrazione.