'La donna, esclusa dalle responsabilità della vita pubblica, dallo statuto stesso di umano - in quanto identificata col corpo, la natura, la funzione sessuale e riproduttiva -, è stata da sempre oggetto del sapere. Sono stati i saperi, oltre che i poteri della comunità storica degli uomini a definire che cosa è femminile, a esercitare, più o meno direttamente, sui corpi, sulla vita psichica e intellettuale delle donne, controllo, imperio, sfruttamento, violenza o, al contrario, esaltazione immaginaria. Attraverso i saperi passa la violenza manifesta di un dominio ma anche e soprattutto quella violenza più insidiosa, perché invisibile, che è l'interiorizzazione di un'immagine di sé dettata da altri: un modo di pensarsi, di sentire, di essere, che fa propria la lingua e la visione del mondo dell'altro.'