I bambini fanno domande. A volte imbarazzanti, stravaganti, definitive. Vogliono sapere perché nasciamo, dove andiamo dopo la morte, perché esiste il dolore, cos'è la felicità. E gli adulti sono costretti a trovare delle risposte. È un esercizio tra la filosofia e il candore, che ci obbliga a rivedere ogni volta il nostro rassicurante sistema di valori. Perché non possiamo deluderli. Né ingannarli. Siamo stati come loro non troppo tempo fa. Dell'invecchiare, dell'essere fragili, inadeguati, perfino del morire parliamo ormai di nascosto. Ai bambini è negata l'esperienza della fine. La caducità, la sofferenza, la sconfitta sono fonte di frustrazione e di vergogna. L'estetica dell'eterna giovinezza costringe molte donne nella prigione del corpo perfetto e le inchioda dentro un presente mortifero, incapace di darci consolazione, perfino felicità. In questa intensa, sorprendentemente gioiosa inchiesta narrativa, Concita De Gregorio ci chiede di seguirla proprio in questi luoghi rimossi dal discorso contemporaneo. Funerali e malattie, insuccessi e sconfitte, se osservati e vissuti con dignità e condivisione, diventano occasioni imperdibili di crescita, di allegria, di pienezza. Perché se non c'è peggior angoscia della solitudine e del silenzio, non c'è miglior sollievo che attraversare il dolore e trasformarlo In forza.
Nata a Pisa nel 1963, da madre spagnola (di Barcellona) e padre toscano, è cresciuta a Livorno. In questa città studia al Liceo Classico Niccolini Guerrazzi; successivamente consegue la laurea all'Università di Pisa in Scienze Politiche. Frattanto inizia la professione nelle radio e TV locali toscane, entrando a Il Tirreno nel 1985, dove, per otto anni, lavora nelle redazioni di Piombino, Livorno, Lucca e Pistoia. Nel 1990 approda a la Repubblica, dove si è occupata di cronaca e politica interna. Nel luglio 2008 è al centro di una curiosa polemica. La rivista Prima Comunicazione rende note le anticipazioni di una sua intervista in cui ammette di aver accettato la proposta del neo editore de l'Unità, Renato Soru, di diventare direttrice del quotidiano fondato da Antonio Gramsci; nella stessa intervista Concita De Gregorio espone le linee guida della sua direzione. La notizia suscita clamore in redazione: il comitato di redazione protesta contro la via dell'«annuncio del cambio di direttore attraverso intervista». Il 22 agosto 2008 viene ufficializzata la nomina a direttrice de l'Unità, carica che ha ricoperto fino al 7 luglio 2011,quando ritorna a la Repubblica. È sposata con il giornalista Alessandro Cecioni, ed è madre di quattro figli maschi.
Lo stile di questo libro è molto giornalistico, veloce , scattante, colpisce nel segno e fa riflettere. Sul senso della vita e soprattutto della morte, sul senso di sé. Fa riflettere quando si perde la gioia di vivere e l’amore per la vita. Fa pensare all’importanza del condividere il dolore, senza lasciarlo dentro tutto per sé, per non farlo diventare rabbia o disperazione. Fa riflettere sul perché, da un certo punto in avanti, la vita è piena di quello che manca. Aiuta ad affrontare la paura della morte . Lo stile è un po’ troppo freddo e frammentato, non sono riuscita ad essere completamente coinvolta in una profonda riflessione. Ho apprezzato molto i riferimenti letterari sicuramente da approfondire.
"Credo che non esista il limite fra quello che si può raccontare e quello che no: è un confine elastico, dipende da come lo superi e per chi, con chi. Dal motivo per cui lo superi e dal risultato che ottieni. E' da lì, dalla coda, che si misura il senso".
Conoscevo Concita De Gregorio come giornalista e la ritrovo, scrittrice, con un libro scelto leggendo alcune recensioni molto positive che mi hanno spinta al grande passo. Mi è piaciuta fin dalle prime pagine, questa lettura, certamente inusuale per me, ma ricca di spunti di riflessione e, soprattutto , molto coinvolgente ed intensa. Con leggerezza, ironia e grande sobrietà l'autrice affronta il tema della morte e, in senso lato, quello della sofferenza e della malattia, parlando dei bambini e delle loro domande, di come sia necessario parlare loro semplicemente della morte come di un evento naturale, e ancora più importante prepararli alla sconfitta, al dolore e alla perdita che fanno parte della vita e possono trasformarsi in nuovi inizi. Concita racconta conversazioni coi bambini che cercano di "spiegare" la morte, le loro domande, esperienze vissute a vari funerali, letture dedicate all'infanzia che trattano il problema e molto altro ancora, in una carrellata scorrevole e fluida in cui traspare sempre la sua grande sensibilità per i temi trattati ed una grande competenza acquisita in tanti anni di lavoro giornalistico. Una lettura che strappa qualche sorriso e qualche lacrima, in un giusto mix, come capita in poche esperienze letterarie : un ottimo motivo per continuare con le altre sue opere.
"Anche io sono sicura che le persone che ci hanno lasciato siano nelle cose che ci hanno insegnato, nei loro pensieri da finire di pensare, nei gesti che ripetiamo ogni giorno quando prepariamo il pranzo e curiamo i fiori, nella capacità di dire di no quando serve e di restare integri anche in loro nome."
L'autrice ci parla della morte - inevitabilmente anche della vita - prendendo spunto da amici, chiacchierate al bar, libri e film, arte o fatti realmente accaduti, più o meno noti.
È stato diverso da come me lo aspettavo ma non brutto. I micro capitoli offrono un'accurata panoramica sull'argomento e ampio spazio di riflessione. Non l'ho trovato eccessivamente patetico o in cerca della lacrima a tutti i costi, mi è sembrato un raccontare sempre molto centrato... Era facile cadere nel pietismo o nel ripetersi delle solite frasi dette e ridette invece alla fine risulta una buona lettura, interessante e originale nel modo in cui è strutturata.
La morte come non l'avevo mai letta (o meglio ascoltata, visto che ho sentito l'audiolibro). Tanti punti di vista nuovi e riflessioni profonde, esposti superando le barriere di questo tabú che molti, fra cui io stessa, faccio ancora fatica a pronunciare. Sicuramente lo rileggeró per attutire la tristezza quando mi affliggerá l'assenza.
Ecco alcune delle frasi che piú mi hanno colpito: “Le persone che ci hanno lasciato sono nelle cose che ci hanno insegnato, nei loro pensieri da finire di pensare, nei gesti che ripetiamo ogni giorno quando prepariamo il pranzo e curiamo i fiori, nella capacità di dire di no quando serve e di restare integri anche in loro nome.”
“L’assenza è una piú acuta presenza. Vale per la voce, per l’udito. Vale per le persone che c’erano e non ci sono piú. Vale per noi che non smettiamo un momento di cercare ciò che non c’è. Di desiderare quello che manca.”
"se nell'800 l'argomento tabù era il sesso, nel nostro secolo lo è diventato la morte". Lodevole tentativo di "sdoganare" l'argomento, che è sempre scomodo, al pari della malattia, dell'invecchiamento. La patetica ricorsa al giovanilismo, così tipica della ns epoca, il rifiuto di accettarsi nelle varie fasi della maturità. Tentativo lodevole, risultato un po' meno, l'ho trovato un po' slegato, ma comunque godibile e fa riflettere. E' c'è un capitolo verso la fine che mi ha lasciato lo stomaco chiuso x 2gg...
La morte vista da diverse angolature, racconti di vita, riflessioni, analisi e confronti. Un trattato, bibliografato, che affronta il tema più caldo di questo secolo, quello di una generazione di adulti che rifiuta l'idea della vecchiaia e della morte come se il rimanere giovani fosse un antidoto.
Ti sei mai fatto domande sulla morte? E quando hai iniziato? Hanno detto anche a te, da bambino, che tuo nonno è partito per un lungo viaggio e che non torna più? ⠀ Concita De Gregorio fa riflettere su questo: se non diciamo ai bambini la verità, finiscono per illudersi. Aspettano il nonno che torna da questo viaggio e non se ne dimenticano, perché i bambini sono fatti così, e se gli dici che prima o poi torna, questa per loro è una promessa. E quando scoprono cosa è successo davvero, non sono sempre in grado di affrontare la delusione che ne deriva. ⠀ Concita De Gregorio scrive anche che la chirurgia estetica rappresenta uno dei tanti espedienti che ci creiamo pur di non avvicinarci alla morte. Allora tra qualche anno avremo nonne che somigliano alle loro nipoti, giovani tatuati o con i piercing che cercano di distinguersi dalla massa e anziani che invece cercheranno l’approvazione degli altri, cercheranno di omologarsi. ⠀ Queste sono le premesse di questo libro: è proprio l’autrice ad accennarle nel prologo. Ma il problema è che non le approfondisce in seguito. La divisione in capitoli è, in realtà, la suddivisione di argomenti o di aneddoti riferiti agli argomenti stessi. Ma non c’è mai una storia che vada al cuore del problema. È sicuramente una lettura che offre tanti spunti di riflessione -sul tabù della morte, su come questo sia presente non solo nella vita di tutti i giorni ma anche nell’arte- eppure non mi ha convinta. Mi aspettavo qualcosa di più, viste le premesse. Peccato.
9! E’ un’ impegnativa, intensa, sorprendentemente gioiosa inchiesta narrativa La morte fa parte della vita. Merita di essere “vissuta”, accettata. Compresa e non compressa.In un mondo di precariato esistenziale occorre educare alla responsabilità individuale, straordinario il capitolo dedicato alla bellezza estetica “Se non c’è ieri né domani sul viso finirà per non esserci nella mente e nell’anima. Il tempo è il metro che definisce le responsabilità: esistono merito e colpa perché esistono le conseguenze delle proprie scelte (…). Un mondo fuori dove il tempo non esiste corrisponde a un mondo dentro dove non c’è colpa né merito, regola né reato, dove tutto è lecito perché domani sarà dimenticato. Dove la memoria è un difetto, dove non si paga per gli errori e non si colgono i frutti del merito. Dove vince chi inganna. Il nostro mondo, quello là fuori. Un inganno”. Racconta l'affascinante incontro di chi per mestiere fa "l'accompagnatore", il testimone degli ultimi istanti Parla dei bambini che fanno domande. A volte imbarazzanti, stravaganti, definitive. Vogliono sapere perché nasciamo, dove andiamo dopo la morte, perché esiste il dolore, cos'è la felicità.E gli adulti sono costretti a trovare delle risposte. È un esercizio tra la filosofia e il candore, che ci obbliga a rivedere ogni volta il nostro rassicurante sistema di valori.Perché non possiamo deluderli. Né ingannarli.Siamo stati come loro non troppo tempo fa. "Ma quando uno muore, muore per tutta la vita?"
Primo libro che affronto di questa autrice e mi è piaciuto molto. Il tema di cui si parla è un tema scomodissimo e quasi mai affrontato, la morte, la malattia, i funerali. Con una penna delicata e con stile, pagina dopo pagina l'autrice, citando anche altri libri e rendendo partecipe il lettore di frammenti di vita familiare, cerca di sfatare i mille tabù attorno alla parola morte e vecchiaia, in un mondo occidentale che rincorre sempre il bello e l'estetica. Viviamo in un mondo dove si è accettati solo se si è giovani, belli e in forma, dove la parola anziano non si può dire, dove non si può essere cicciottelli e bruttini, pena lo scherno e il rifiuto, dove tra iniezioni di botulino, trattamento estetici, diete dimagranti ecc è una gara perenne. Concita cerca di rispondere anche alle mille domande che i bambini fanno nel modo più semplice possibile riguardo alla morte, spiegando la differenza tra morte reale e morte "finta" come nei film, a teatro o nei cartoni animati. Due domande su tutte che sentiamo spesso: "ma quando si muore dura per tutta la vita? " oppure "ma posso scegliere se morire prima o dopo colazione?"... Ascoltato in audiolibro e consigliato.
E' un librino sicuramente ricco di spunti, il problema è che diventa un elenco vagamente ricamato di cose da leggere assolutamente o film da vedere assolutamente. Trovo un po' irritante il tipo di prosa scelto. Molto veloce. Molti punti e con un vago eccesso di virgole. L'idea di parlare della morte, in sè, di quella dei nostri cari, della nostra, era davvero bella. Ma non penso che la De Gregorio ne sia stata in grado, un po' per mancanza di argomenti e un po' per la sua incapacità di saperli mettere insieme seguendo un filo logico. Ne è venuta fuori una sorta di rassegna di pensieri, se così la si può definire. Sebbene non l'abbia trovato un libro così necessario, ci tengo a ribadire che alcuni titoli da lei citati me li sono appuntati.
C'è infine da aggiungere, Concita, che per scrivere un libro bisogna anche tirare fuori le proprie di parole e non abusare di quelle degli altri. Pure il titolo lo hai preso da un altro libro. Dai, uno sforzo in più!
Ottima la premessa e alcune idee alla base, purtroppo il libro manca di approfondimento e contributo personale, spesso sembra solo un collage di citazioni di altri libri o film, dove però non si capisce davvero cosa l'autrice volesse comunicare, o se abbia un'opinione personale che vada oltre l'essere d'accordo con la persona citata nel capitolo. Ho trovato comunque molto toccanti i capitoli riguardanti il rapporto dei bambini con la morte, le loro domande e risposte, ma anche lì non era chiaro dove si volesse andare a parare. Mi è anche sembrato che i capitoli fossero troppo slegati tra di loro, è vero che il libro si presenta da subito come una serie di riflessioni e aneddoti legati alla morte, ma mi sarebbe piaciuta una maggiore organicità nel passare da un tema all'altro, mentre invece il tema della morte fa sì da collante, ma non è sufficiente per rendere il libro davvero coeso.
adoro questa donna! libro pieno di spunti di riflessione notevoli, su un argomento, quello della morte e del lutto, che in Italia è tabù. non ho difficoltà ad ammettere che in qualche modo mi ha aiutata. super-consigliato, a tutti.
" Non sono un'esperta nel maneggiare la vecchiaia, e neppure la morte. Lo sono - lo sono diventata - nel cercare vie d'uscita al dolore. La principale delle quali, ho imparato anche scrivendo, consiste nell'attraversarlo, nominarlo, domarlo e trasformarlo in forza. "
Nel libro si trovano alcune interessanti riflessioni sulla percezione della vita e della morte e sulla percezione del sè nel momento storico in cui viviamo. Non dà soluzioni tuttavia e chi può darcele !?
Ascoltare la voce di Concita De Gregorio che legge i suoi libri è un regalo bellissimo. In questo libro ci parla di argomenti scomodi per la nostra società quali l'invecchiamento (soprattutto delle donne), la morte, la morte spiegata ai bambini, la bellezza, la chirurgia ecc... e lo fa con uno stile avvincente e raccontando storie appassionanti da approfondire. Sicuramente acquisterò il cartaceo perché voglio approfondire i riferimenti.
Un viaggio in cui si intrecciano storie di persone, artisti, scrittori, film sull'accetare del dolore, il tempo che passa, la morte la vecchiaia. Un libro che continuava ad aprirmi sempre nuove porte, ed io attraversavo ogni porta a cercare e imparare e capire Di una bellezza intensa
Parlare di morte è difficile, oggi. Per scrivere un libro che ne parli e farsi leggere con piacere servono coraggio e una capacità di scrivere non da poco, doti che alla De Gregorio non mancano.
Se l’autrice scrivesse un libro di ricette, amerei anche quello. Un libro su come la morte è vista e affrontata da persone diverse. Un libro che aiuta a pensare: cos’è la morte?
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Una fonte sorprendente di risorse e riflessioni sul fine vita e sulla realtà sconcertante della "pedagogia dell'infinito". Parole raffinate che con estrema familiarità risuonano di essenziale verità. Da sottolineare, rileggere ma soprattutto consigliare per uno pensiero senza fronzoli sulla Vita.
“Le persone che ci hanno lasciato sono nelle cose che ci hanno insegnato, nei loro pensieri da finire di pensare, nei gesti che ripetiamo ogni giorno quando prepariamo il pranzo e curiamo i fiori, nella capacità di dire di no quando serve e di restare integri anche in loro nome.”
bello, si legge in fretta e con piacere, anche se non mi ha convinta della bellezza della morte di persone care. cita film e libri che conosco, parla della sparizione della vecchiaia e della morte nella nostra società doverosamente giovane sana e bella, spiega come sia sbagliato nascondere il procedere e la fine della vita. sono d'accordo quasi su tutto, salvo che - talvolta - sulla sintassi.
Un libro che parla della morte e della sua accettazione. Sia per gli adulti che per i bambini. Più che una storia una rassegna di libri ed autori che ne hanno già parlato. Deludente.
Libro bellissimo! Tratta temi profondi in modo fantastico, ci sono capitoli che sono vere perle di bellezza. Un bellissimo libro che tratta in modo concreto e emozionante il tema della morte.
Ogni capitolo narra qualcosa che - secondo la De Gregorio - avrebbe a che fare con la morte. In realtà, il libro sembra essere una raccolta raffazzonata di suoi appunti personali (trame di film, commenti di libri, descrizioni di episodi a cui l'autrice ha partecipato...) esposti senza alcuna riflessione o approfondimento e raramente collegati al tema della morte. Quel che è peggio è che non sembra esserci alcun filo logico tra i capitoli. A dispetto del sottotitolo ('Imparare a dirsi addio'), il libro non solo non dà alcuna risposta su come sarebbe meglio affrontare il tema della morte, ma non pone nemmeno delle domande. Insomma, un libro illogico e abbastanza inutile. L'unica cosa positiva che ho tratto da questo libro sono alcuni (pochi) riferimenti ad altri libri che, forse, trattano il tema della morte in maniera più efficace.