Proprio come quando feci la mia prima confessione, ero un angioletto di puro futuro.
Non di facile lettura, si rimane come incantati di fronte all'amore innocente e adolescenziale povato
dall'autore per Maggie Cassidy (Mary Carney).
Scritto nel 1953, quando ormai aveva quarantun'anni, ritroviamo fra le pagine di questo breve, ma
intenso racconto, tutta la struggente malinconia per la Lowell della sua infanzia, una nostalgia e un
rimpianto che non lo abbandoneranno mai, che lo terranno per sempre legato alle sue radici.
Ci sono i ricordi del calore familiare, dei gatti, degli amici, dei primi sogni di gloria per un futuro da
atleta e, per finire, del primissimo impatto con la New York che cambierà il suo destino.
Questa M.C. non era poi un granchè, anzi, una vera stronza, se solo avesse smesso di
rimpiangerla e di idealizzarla, avrebbe anche potuto instaurare rapporti migliori e più edificanti con
le successive donne della sua vita.
Ragazzo e ragazza, le braccia allacciate, Maggie e Jack, nella triste sala da ballo della vita, già
a testa bassa, gli angoli della bocca all'ingiù, le spalle cadenti, accigliati, già avvisati di ciò che li
attendeva - l'amore è amaro, la morte è dolce.
I suoi stati d'animo misteriosi e contorti, filosofici, profondi, lievemente animaleschi come la tortura di teschi e di mammelle di gatti, come l'affogare di idioti che è quello che siamo giunti ad aspettarci adesso dalla nostra primavera, la mano abbandonata dubbiosa sul fianco in sintonia con il capo che scrolla solo una lieve incredulità attenuata o meglio una vaga espressione sgradevolmente incredula di follia carnale di femmina indulgente, ricciolo di crudeltà paradistica, avrei voluto squarciare la sua bocca e ucciderla, l'improvviso sgorgare interiore di una tenerezza profonda, dolorosa, oscura, che faceva aggrottare le ciglia sulla fronte lattea, nascere lune con una congiura delle mani alzate dal fondo di quel pozzo che è il ventre, la natura, la zolla, il tempo, la morte, la nascita.
A quattro chilometri da casa cammino ancora nella mezzanotte di metà inverno, questa volta non
a passo svelto, o gioioso, ma scoraggiato, nessun luogo dove andare e niente alle spalle - tutto
quello che la notte fa alla fine di una strada è aumentare la distanza.
- sono a letto nella notte nera emanando fumetti di dialogo bianchi per i miei sogni scolpiti d'oro -
- Da bambino mi aveva già portato a New York a vedere la metropolitana, Coney Island, il Roxy -
All'età di cinque anni avevo domito nella tragica metropolitana traballante di gente sepolta nell'aria
nera della notte.