In modo diretto e concreto, Francesco Remotti conduce il lettore nel complesso e ricco mondo dell'antropologia attraverso i grandi continenti, dall'Africa all'America e all'Oceania, descrivendo usanze, riti e forme di umanità. Francesco Remotti è docente di Antropologia culturale presso la facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Torino.
Francesco Remotti insegna Antropologia culturale all’Università di Torino. Si è occupato delle principali opzioni teoriche in ambito antropologico e ha condotto ricerche sul campo tra i Nande dello Zaire. Tra i suoi scritti: Lévi-Strauss. Struttura e storia (Einaudi, 1971); Antenati e antagonisti. Consensi e dissensi in antropologia culturale (Il Mulino, 1986); Contro l’identità, Prima lezione di antropologia e Contro natura. Una lettera al papa (Laterza, 1996, 2001 e 2008). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Luoghi e corpi. Antropologia dello spazio, del tempo e del potere. Con Ugo Fabietti ha curato il Dizionario di antropologia. Etnologia, antropologia culturale, antropologia sociale (Zanichelli, 1997).
Remotti inizia questa Prima Lezione spiegando cosa sia l'antropologia culturale e sociale attraverso una attenta analisi della materia e di tutto ciò che la diversifica da altri studi. Questo breve ma ricco viaggio, di nemmeno duecento pagine, rappresenta una finestra sull'affascinante studio dell'uomo sull'uomo. L'essere umano trascorre la vita nel tentativo di divenire tale, rincorrendo una completezza ed una perfezione che, forse, non solo non sono di questo mondo, ma che probabilmente non raggiungerà mai. Alcuni fra gli uomini studiano questo processo di antropopoiesi, offrendo all'umanità intera i mezzi per conoscere se stesso attraverso i meccanismi della società cui egli appartiene.
per questo libro non ho una review ma una serie di appunti pazzissimi - mi è sembrato un sogno psicadelico perché ho dovuto leggerlo in meno di 48h: - non mi è piaciuto molto lo stile. estremamente ripetitivo e ingiallante. non penso di aver mai visto la parola "foggia" coniugata in così tanti modi diversi a distanza di due frasi (ripartiamo dalla puglia!). - odio che sia davvero diventato interessante nelle ultime 8 pagine. - remotti is just a girl in her teens perché io queste cose le scrivevo nel mio diario segreto in seconda superiore. - nonostante tutto qua e là è stato costruttivo e mi mancava leggere qualcosa di così filosofico.
"Il punto decisivo è riconoscere che modalità di riflessione sugli esseri umani sono diffuse praticamente in tutte le società, anche se non è detto che tutte si premurino di definire mediante una categoria apposita questo tipo di riflessione e quindi di tenerle distinte e separate da altre, allo stesso modo in cui tutte le società “fanno” musica, ma non tutte elaborano una categoria corrispondente."
Non è una chiara introduzione all’antropologia, è un flusso che ti lascia sconvolto, un largo insieme di concetti, situazioni e riflessioni relative all’uomo e alla società. Non c’è il famoso filo conduttore che lega il tutto, è come se Remotti lanciasse ad ogni capitolo riflessioni senza curare molto le connessioni con quelle precedenti e con quelle che verranno. Esse tuttavia sono interessantissime, si hanno dei picchi poetici e filosofici straordinari.
Partiamo dall’inizio, in cui viene evidenziata la difficoltà nel descrivere questa branca di studi, e che in sé l’antropologia, lo “studio dell’uomo” può essere molto altro, partendo dalla medicina fino alla psicologia, dalla storia alla letteratura. Queste in realtà si muovono all’interno dell’uomo. L’antropologia invece è un sapere di frontiera, studia i confini dell’umanità. Fa un ragionamento bellissimo sui confini che l’uomo può o non può concepire, vedere, raggiungere e valicare. Questa disciplina studia le tappe attraversate dall’uomo e il loro impatto filosofico e storico, partendo dallo stato selvaggio fino a quello legato alla più moderna civiltà.
In seguito divide le varie antropologie e secondo me, nonostante sia comunque intrigante, si perde un po’. Sono sicuro che i lettori che cercavano una pura introduzione all’antropologia per neofiti sono caduti in questo pezzo, perché macchiato da un linguaggio fin troppo tecnico e da riflessioni forse troppo specifiche.
Fortunatamente si riprende con gli Efe e i Lese, con quei concetti legati al piccolo villaggio e alla foresta circostante, all’unione di opposti e al Kunda, una sorta di parassita che infetta gli abitanti, “noi”, il male umano e disumano. Potentissimo e teatrale. Metto una citazione che descrive la minaccia della selvaggia foresta e il disperato tentativo di sottrarsi da essa degli uomini del villaggio, una specie di paranoia compulsiva, loro sono speranzosi di essere superiori, diversi dalla furia animale, ma in realtà essa colpisce anche l’uomo, e ne rivela l’intima natura: “quando l'erba comincia a crescere vicino alle case dei Lese e quando la vegetazione arriva alla periferia del villaggio, i Lese dicono che la foresta "si sta avvicinando" e deve essere abbattuta”.
Poi si parla di Antropopoiesi, letteralmente “costruire l’umanità”. Umanità culturalmente costruita, finta se inteso con il significato latino di fingere “modellare”. Su tutti c’è la formazione del “macho”, dell’uomo virile e forte che ha la meglio sugli altri, riuscendo a conquistare l’altro sesso, come una vera selezione sessuale animale. Ci sono degli interessanti esempi tribali, che ovviamente servono da exemplum per l’intera umanità, anche per quella nostra, che sembra apparentemente distaccata da quelle primitive dinamiche.
Il libro procede con un elenco delle varie categorie o mode antropopoietiche, interventi estetici sul corpo che ne modificano l’aspetto. Da quelli più lontani, che fanno quasi paura, fino a quelli più vicini a noi. Bellissimo l’esempio dell’Ilàjù tra gli Yoruba nigeriani, che sono ferite incise sul viso per determinare l’appartenenza dell’individuo a quel lignaggio. Ma ilàjù rimanda anche ai segni che una popolazione lascia in generale ad un territorio per renderlo vivibile e abitabile. Volti come territori, cicatrici come canali, segni di un passaggio di civiltà. Sono interessanti anche gli esempi religiosi, partendo dagli ebrei e dalla loro circoncisione.
Remotti tuttavia non riesce a concludere magistralmente e quello che rimane è un amaro in bocca di occasione sprecata, perché c’era una folgorante base da cui partire. Come accusavo prima, non credo rispetti il titolo del libro. L’ho riassunto personalmente in qualche riga, questo è il succo del saggio di Remotti: “Varie riflessioni sull’antropologia, una scienza ampia e aeriforme che riguarda l’uomo, il suo cambiamento nei secoli e millenni e le sue innumerevoli credenze, azioni e movimenti in società variegate e cangianti come lui stesso. L’uomo è un rapido mutaforma, un dinamico essere che modella il mondo e se stesso alla ricerca di un senso che non esiste”
“Possiamo individuare delle fasi progressive in questo studio e soprattutto possiamo dire a che punto - a quali risultati - gli uomini sarebbero pervenuti in questa loro avventura conoscitiva? Hanno portato a termine la loro impresa antropologica? Sanno dire finalmente chi sono e come sono fatti, oppure brancolano ancora nel buio e comunque il cammino appare ancora lungo e incerto? Infine, perché gli esseri umani si sarebbero imbarcati in questa avventura?”
Illuminante Un libro che presenta brevemente l'antropologia, partendo dal concetto stesso di studio dell'uomo, definendolo come un'esplorazione dei confini dell'umanità. L'autore prende poi in considerazione concetti di umanità diversi portando esempi di come le varie etnie concepiscono l'essere umano e l'essere non umano, quindi cosa ci rende umani e quali rituali sono necessari (riti di iniziazione) per essere considerati umani. La costruzione dell'umanità passa spesso attraverso violenza e dolore per rendere le persone semplicemente "più belle", quindi viene analizzata l'idea di moda antropo-poietica ed elencati tutti quei metodi di manipolazione corporale (dalla toilette ai tatuaggi all'infibulazione) che portano l'essere umano non completo a un tipo di incompletezza diversa (costruire umanità significa tagliare la disumanità spesso in modo disumano). L'antropologia è, dunque, un'analisi e un confronto di come gli esseri umani concepiscono loro stessi e di cosa (e come) sono disposti a fare per essere accettati dalla loro società.