Propongo di far leggere Sciascia obbligatoriamente a scuola. Non possiamo noi italiani dimenticare un tesoro come le opere di questo grandissimo scrittore.
La storia ruota intorno alla morte di Giorgio Roccella, un diplomatico in pensione, che tornato improvvisamente in Sicilia, viene trovato morto nella sua villa da un brigadiere della polizia. E come in “A ciascuno il suo” il professor Laurana indagava su due morti apparentemente semplici, scontrandosi con l’omertà delle maglie strette di criminalità, mafia e politica, quale un ingenuo Don Chisciotte, così, in questo brevissimo romanzo, l’intelligenza del brigadiere giunge presto alla soluzione del “giallo”, che i personaggi di contorno, simili a burattini dai fili retti da un deus ex machina, etichettano come “una storia semplice”: il procuratore, il questore, il colonnello dei carabinieri e, non ultimi, il prete e il commissario di polizia. Il finale non è come quello di A ciascuno il suo, è diverso nella forma ma identico nella sostanza: gli intrecci stretti tra criminalità e potere sono sempre la base dei delitti misteriosi in Italia; la Verità non interessa nessuno; il depistaggio e l’insabbiamento di indagini sono la regola, ciascuno ci mette del suo: la polizia ed i carabinieri, in eterno conflitto ormai divenuto macchietta, i giudici che sono i primi a non voler arrivare in fondo; la coscienza civile è addormentata e nulla riesce a scuoterla, cosicchè il delitto è degradato a “una storia semplice”, banale ed inoffensiva. Un capolavoro di suspense e di equilibrio nella scrittura, dove ciò che conta è il non detto, il sottinteso; una storia brevissima che è al contempo un giallo, un affresco della realtà siciliana ed italica, un’opera che fa riflettere profondamente. Sono solo una sessantina di pagine, da leggere e rileggere.