Dzieje małego chłopca i jego rodziny podczas straszliwych lat okupacji faszystowskiej w Polsce zobrazowane są w tym dzienniku z całą prostotą dziecinnego stylu, tym większe też czynią wrażenie. To, co opisuje mały Dawidek, może się wydać dziś komuś niezrozumiałym koszmarem —jest jednak obrazem rzeczywistości, przez którą musiały przejść miliony ludności polskiej i żydowskiej w tamtych ciężkich latach.
Wszelki komentarz jest zbędny, ale przed jednym się nie powstrzymam: nie wiem, jak można pisać o tej książce, że lekko zawiodła, że momentami nudzi, że czegoś zabrakło. Naprawdę, osoba, która opublikowała coś takiego musi nie mieć nie tylko taktu, ale i serca.
Mi sono lasciato prendere dai sogni Dopo un po' mi sono reso conto che erano soltanto miseri sogni.
Di questo diario avevo sentito parlare da Enzo Biagi nella sua "Lettera d'amore a una ragazza di una volta". Proprio dalle pagine di quel diario E.B. aveva tratto, nel 1961, un interessante documentario intitolato "Il giudice" perché quel bambino scomparso era il vero, il solo giudice della Storia. Dawid era un bambino ebreo polacco. Aveva dodici anni nella primavera del 1940 quando ha cominciato ad annotare, con bella scrittura su un quaderno dalla copertina nera, la piccola cronaca, il mutare delle stagioni, le ore animate dalla speranza o segnate dalla morte. Continuerà per due anni con pagine sempre più frequenti, più particolareggiate e intense. Aggiunge E.B.: Dawid non è Anna Frank, è un piccolo contadino, forse non è mai stato in un cinematografo né ha ascoltato la musica al pianoforte [...] Non scopre, come Anna Frank, l'amore, ma capisce il dramma che il suo villaggio sta vivendo e trova, nell'ingenuità dei suoi sentimenti, la rassegnazione e la forza per accettarlo. La scrittura e le osservazioni di Dawid sono infatti semplici, come la sua vita; aveva però una forte sensibilità e le sue descrizioni, pur essenziali, sono acute e commoventi. Si legge nella "Nota al testo": i cinque quaderni contenenti questo diario furono trovati dopo la guerra in una casa sventrata della cittadina polacca di Bodzentyn, e conservati in quel municipio con altri documenti relativi allo sterminio degli ebrei nella zona. Un piccolo libro, dunque, ma con una efficace testimonianza; misere giornate di una famiglia di contadini ebrei sotto l'occupazione nazista in Polonia; pochi giorni del diario di un bambino a documentare intere pagine recenti di Storia. --- 29 aprile [1942] Ieri mi mettevo a letto e era estate, oggi mi alzo e è inverno. E' nevicato così forte, come se fosse la fine di gennaio e non di aprile. Non basta che il Signore Iddio ci mandi tante pene, ne ha mandata ancora un'altra: un inverno lungo. I lavori dei campi dovrebbero essere già finiti e invece non sono neanche cominciati. Ora tutto avrebbe dovuto diminuire di prezzo, invece è il contrario, tutto rincara [...] Non si può spaccare la legna nel cortile e altre piccolezze, che non vale neanche la pena di parlarne. Ma adesso siamo in un tempo che non c'è nemmeno da parlare, solo da sopportare tutto in silenzio... Il diario ritrovato si interrompe un paio di mesi dopo questa pagina. Si sa che, a metà settembre, tutti gli ebrei di Bodzentyn furono deportati e condotti forse a Treblinka II, ma poi di Dawid si sono perse le tracce.
diceva lucarelli che per quanto orribile possa essere un pensiero, da qualche parte del mondo c'è qualcuno che l'ha messo in pratica. allo stesso modo mi sono accorto che ci sono azioni talmente orribili che il pensiero non è capace di accettarle. l'estate scorsa, a belgrado, mi son sentito dire da un trentenne serbo che non credeva che le storie della pulizia etnica fossero vere. non credeva che ci fossero veramente fosse comuni, non credeva che i cecchini serbi sparassero sui civili e che i soldati violentassero le donne musulmane, perché non era possibile un orrore del genere. come bambini che si coprono gli occhi per non essere visti. è troppo orribile, non riesco a pensarlo, quindi non è accaduto. è troppo orribile, non riesco a pensarlo, quindi non sta accadendo: credo che fosse per questo, che nei mesi precedenti alle deportazioni di massa degli ebrei, e probabilmente anche durante le deportazioni, l'orrore che si stava svolgendo non era percepito. davanti ai furti, alle fucilazioni, ai lavori forzati, alla perdita dei diritti più elementari, al freddo e alla fame, la priorità restava sempre e comunque la vita quotidiana. nemmeno chi ne era coinvolto aveva veramente la percezione di quello che stava succedendo. è un meccanismo di tolleranza: chi tollera un'angheria, dopo un po' l'avrà accettata, e allora riuscirà a tollerare la successiva. il disegno globale era talmente oltre l'immaginazione di un popolo pacifico, che non lo si vedeva. non ci si ribellava. si subiva in silenzio, appellandosi alla pietà di dio. è così che vanno avanti le persecuzioni. facendo sembrare normale quello che normale non è, perché viene messo in pratica in una successione di piccoli passi, su una strada a senso unico. è per questo che quando qualcuno dice che non potrà succedere mai più, non gli credo.
Troszkę się zawiodłam. Książka zapowiadała się dobrze, jednak czułam jakiś niedosyt. Czegoś mi zabrakło. Jest zapisem listów Dawida Rubinowicza, małego chłopca żyjącego w czasach II wojny światowej. Poznajemy jego historię tuż przed wrześniem 1939.
Pamiętniki (a właściwie zeszyty w których pisał wydarzenia ze swojego życia) są przytoczone toczka w toczkę. Jeśli mowa o tym czy książkę ciekawie się czyta to miałam wrażenie takiej huśtawki. Niektóre fragmenty są napisane w sposób ciekawy (szczególnie te, gdy pisał w młodszym wieku - bo oddają spojrzenie małego dziecka na to, co się działo wokół niego, a czego nie rozumiał). Jednak dalsze losy na przemian to nużą, to interesują i tak w kółko.