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La valle delle donne lupo

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«La montagna, più che un luogo geografico, è un'esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale». E proprio come la montagna sono marginali e potenti le figure che l'hanno abitata, e che abitano questo libro. Sono le donne lupo, capaci di «affrontare a viso aperto il grave del mondo». Sono balenghe, diverse, eccentriche, «tutte falciate dalla stessa sentenza di emarginazione, servite alla comunità per mettere in scena sempre lo stesso canovaccio». Eppure, forse proprio per questo, cariche di un'oscura forza leggendaria.
Una ricercatrice s'inoltra per le valli piemontesi facendo interviste con il suo registratore. Le hanno parlato di una donna, la Fenìsia, che vive isolata nel Paese Piccolo, vicino al vecchio cimitero: è lei la memoria di quei posti.
È nata nel novembre del 1928, non ha mai vissuto altrove e «il lavoro della sua famiglia è sempre stato quello del sotterramorti ». Comincia così il rapporto tra la scrittrice e l'anziana donna e, scabro e incalzante, si dipana il racconto di una vita da cui emergono figure femminili impossibili da dimenticare: la madre Ghitìn, la nonna Malvina, la bionda cugina Grisa, «un bisquì di settebellezze», rinchiusa in manicomio per aver osato ribellarsi a un padre violento.
«Agli uomini il sudore e alle donne il dolore», la vita in valle è sempre stata durissima, specie per chi ha la sfortuna di nascere femmina.
Via via il ricordo produce un vortice di storie e un crudo sentimento di rabbia; vicende atroci vissute da ragazze e donne di ogni età, come quelle delle «balenghe », sotterrate nel prato che Fenìsia vede dalla sua cucina... una folla di fantasmi di cui può immaginare perfino l'aspetto, e a cui sente di appartenere.
Perché anche lei custodisce un segreto, e ha una convinzione: esiste «un puntino che è il posto della più grande lucidità e della più grande intimità con sé: lì dentro, ciascuno sa per scienza infusa, nella lingua dei segreti e dei sussurri, che la vendetta è la cosa più saggia».

249 pages, Hardcover

First published January 1, 2011

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About the author

Laura Pariani

63 books14 followers
Laura Pariani è nata a Busto Arsizio nel 1951. Ha esordito nel 1993 con la raccolta di racconti Di corno o d'oro (Sellerio, Premio Grinzane Cavour). Ha poi pubblicato, per Sellerio, Il pettine (1995) e La spada e la luna (1996). Presso Rizzoli sono usciti La perfezione degli elastici (e del cinema) (1997, Premio Selezione Campiello), La signora dei porci (1999, Premio Grinzane Cavour), La foto di Orta (2001, Premio Vittorini), Quando Dio ballava il tango (2002), L'uovo di Gertrudina (2003, Premio Selezione Campiello), La straduzione (2004). Ha inoltre pubblicato per Effigie Il paese dei sogni perduti. Anni e storie argentine (2004) e Patagonia blues (2006), per Casagrande Il paese delle vocali (2000) e Tango per una rosa (2005), per Alet I pesci nel letto (2006).
Per Einaudi ha pubblicato Dio non ama i bambini (2007), Milano è una selva oscura (2010), La valle delle donne lupo (2011), Questo viaggio chiamavamo amore (2015) e «Domani è un altro giorno» disse Rossella O'Hara (2017).

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Displaying 1 - 22 of 22 reviews
Profile Image for Gauss74.
474 reviews102 followers
April 21, 2020
L'edizione audio di questo "La valle delle donne lupo" mi ha dato la possibilità di leggere un libro che era in lista da tempo; soprattutto perchè mi aveva attirato la sua vocazione ad incontrare di nuovo quel sottobosco arcano, pagano, fantastico dell' Italia rurale che purtroppo man mano che ci lasciano i nostri nonni sta sempre di più scomparendo. Siamo nelle alte valli alpine, quelle che si sono andate via via spopolando, quelle che hanno però un immenso patrimonio di cultura al quale non si vuole rinunciare, come la triste vicenda della valle Susa ma anche romanzi come "Resto quì" dimostrano con evidenza.
L'ottantenne Fenisia vive abbandonata a se stessa in un paesino disabitato, e coglie l'occasione di una visita per raccontare al narratore la storia di una vita intera da ribelle, da "strega", da persona che ha avuto il coraggio di dire no ad un sistema che schiacciava le donne in una posizione di schiavitù e tutti quanti alle superstizioni cristiane alle quali in realtà nessuno crede.

Sullo sfondo di un panorama tante volte visto, quello delle sofferenze e dell'ignoranza dell'Italia contadina prima del miracolo economico e della migrazione nelle città, si innesta quindi una storia tutta nuova. Quella di un' Italia arcana, pagana, sovversiva, che porta avanti un' immagine matriarcale quasi druidica che non piega la testa a nulla. Bellissime sono le storie di antichità secolare che per bocca della Fenisia vengono restituite al lettore, quelle storie che sono davvero ciò per cui vale la pena di leggere questo libro.

La lettura sociale del libro invece mi sembra troppo faziosa. Peraltro ciò non sorprende, se mi risulta che Laura Pariani è affine a quel mondo culturale femminista radicale che fa capo a figure come Loredana Lipperini o Laura Pugno, per dirne due: ma questo non giustifica una deformazione ed un travisamento di fondo. Con questo non sto dicendo che l' Italia contadina non fosse patriarcale e che in essa le donne non vivessero una condizione di servitù ancestrale ormai insopportabile: ma non posso neppure accettare che tutti gli uomini della valle nessuno escluso fossero un branco di porci ubriaconi e fannulloni, buoni solo a farsi baciare i piedi dalle donne di turno. Per capire bene questa terra e questo tempo, questo libro mi sembra davvero troppo parziale. Le mostruose sofferenze che riducevano gli uomini a bestie sono invece molto ben raccontate ne "Il mondo dei vinti" di Nuto Revelli, opera che si ambienta nello stesso spazio e nello stesso tempo, ma che mantiene un punto di vista anche maschile. La lente deformante di Pariani arriva addirittura a ridurre e sminuire l'effetto che la ritirata di Russia ebbe su queste colline (dal piemonte partirono la Cuneense e la Torino, distrutte nelle steppe innevate della Russia, giova ricordarlo).

La lettura ferocemente negativa del cristianesimo e del suo ruolo nella società contadina è accettabile, tenendo conto che sta parlando una "strega", una donna ribelle che non accetta le sovrastrutture che la chiesa ha imposto alla propria vita: "noi donne si nasce con lo stampino, e chi in quello stampino non ci entra"? Ma anche qui, la visione è parziale e sleale, non sprecando nemmeno una riga sul ruolo assolutamente decisivo che il mondo cattolico ebbe nel mantenere la coesione sociale di un mondo che altrimenti si sarebbe disgregato nella sua stessa miseria. Le pagine in cui emerge la triste sofferenza spirituale di Fenisia, costretta dalla sua ribellione e dalla cecità del prete obeso a rinunciare alla sua spiritualità cadendo nel più nero nichilismo, sono autentica poesia. Pure, la feroce negazione di qualunque senso e di qualunque valore (a cui pressochè tutti gli atei coerenti arrivano), in questa vecchia non riese a vincere l'ansia di sopravvivenza, di sentimento, di umanità di questo bellissimo personaggio uscito dalla penna di Laura Pariani. Ed allora fino all'ultimo nella sua casetta sopravvivono gli spiriti, le balenghe che non si sono piegate, a fianco ai santi che si continuano a pregare lontano dalle chiese, in una commistione tra cristiano e pagano che varrebbe la pena approfondire di più.

Con Fenisia Laura Pariani ha creato un bellissimo personaggio, capace di dare vita con sentimento e poesia ad una narrazione che era necessaria, quella di un popolo che conserva le sue radici ancestrali e delle donne che non si sono rassegnate ad entrare nello stampino mariano.
Ma per raccontare le sofferenze e la vita nei campi e nelle chiese di una società intera che è andata avanti per secoli, c'è bisogno di altrettanta rabbia ma di più equilibrio. C'è bisogno di Nuto Revelli, c'è bisogno di Cesare Pavese.

Molto buona la lettura di Giusy Frallonardo, che riesce a dare ulteriore spessore e vita al personaggio di Fenisia.
Profile Image for Frabe.
1,220 reviews59 followers
July 25, 2018
“La lingua di una femmina deve stare al sò posto, sostiene la tradizione della valle.”
Fenìsia non è per niente d’accordo. Pensa: “Quand’una nasce, la famiglia è già pronta con uno stampino, come quello delle torte. Ma evidentemente qualche bambina ha una forma che non si adatta allo stampo.” Ecco, lei - come sua cugina Grisa, peraltro - è così: non si adatta, va controcorrente. Replica, combatte. Poi... finisce per starsene lassù, fuori dal mondo, nella vecchia casa accanto al cimitero, “tutta soligna”. Per la gente della valle è la “strìa”, o la “lupa”. Ma “strìa” non si addice a Fenìsia, “lupa” sì.
“Dicono che le donne somigliano alle bestie più dei maschi. C’è chi le paragona all’ape lavoratrice nel suo andirivieni, alla formichina che tiene tutto da conto, alla cicala sfaticata che canta all’estate, alla mula che riceve bastonate sul groppone. Lei pensa che se c’è un paragone che si può fare, esistono solo due tipi di donne: quella che somiglia alla pecora smarrita nel fosso, folle di paura. O l’altra ch’è più vicina alla lupa (…), che affronta a viso aperto il grave del mondo.”
Fenìsia è una donna lupo.
Profile Image for Gattalucy.
392 reviews172 followers
September 19, 2017
donne per sempre
Sono tornata indietro nel tempo con le donne della Pariani, grazie anche a quel linguaggio tra dialetto, gergo e lingua orale che mi ha rapito, correndo dietro ai racconti di mia madre, delle storie delle mie nonne, o delle donne del mio paese, mai conosciute ma così vive sotto la mia pelle tra i racconti tramandati al caldo delle stalle nelle notti d'inverno delle mie antenate.
L'ho letto d'un fiato, e per un bel po' non ho avuto il coraggio di commentarci sopra nulla.
Ma una cosa mi è rimasta dentro e la voglio scrivere, perchè alla fine mi è rintronato nella mente il verso di una poesia di Bertolt Brecht:
Fra i vinti la povera gente
Faceva la fame..


Ecco, parafrasando quelle righe a me è rimasto dentro, dei racconti della vita delle donne in montagna, ma come anche in pianura, là dove l'ignoranza, e la miseria, e l'isolamento la fanno da padroni, questo pensiero:
"Tra i poveri, comunque le donne sopportano i pesi, e le colpe, e le ingiustizie più grandi".

...e grazie a Linda per questo regalo tanto inaspettato quanto apprezzato. ...
Profile Image for Viviana.
90 reviews53 followers
November 8, 2019
Diverso (e dichiaratamente, sin dal titolo) il focus, ma mi ha ricordato La chimera. Meno documentaristico di quanto fossi stata portata a pensare (chissà perché poi). Ben scritto.
Profile Image for Dany.
540 reviews75 followers
June 25, 2017
Devo premettere che se non fosse stato per l'esame di Letteratura italiana, non lo avrei mai letto. Devo portare una parte progredita sulla montagna e dovevo leggere un libro a scelta. Mentre controllavo che fossero disponibili nelle biblioteche più vicine a casa, ho scoperto che questo era il più recente dell'elenco che il professore aveva fornito. Ne sono rimasta piacevolmente colpita: il libro è un romanzo in cui vengono unite tante cose come i ricordi di tante persone raccolte nel tempo dall'autrice e da un amico, quelli della nonna della scrittrice e così via. Raccoglie le storie di una signora dell'alto Piemonte, Fenisia, raccontate ad un'intervistatrice lombarda. I capitoli sono divisi in due tipologie: quelli in cui viene raccontata tutta la vita di Fenisia e quelli in cui l'intervistatrice trascrive quello che le viene raccontato. L'ho apprezzato tantissimo per tanti motivi: viene raccontata una storia totalmente verosimile che riprende tante cose che una nonna qualsiasi potrebbe raccontarci,il personaggio di Fenisia è uno di quei personaggi estremamente forti ed esemplari. Non in tutto ma di sicuro il decidere di essere diversi da come la tradizione vuole, è una decisione da premiare. Fenisia decide di non essere più la ragazza che tutti vorrebbero che fosse, ovvero sottomessa agli uomini, sempre a testa china per obbedire e seguire le regole e ciò che un Dio, a cui lei non crede più, ha dato e sono state prese e modificate a piacere dal clero e dalle varie menti del paese. "Vivere da morta. Patire da muta. Obbedire da cieca. Amare da vergine." Ecco cosa dovrebbe fare una donna in quel paese estremamente misogino e dalla mentalità chiusa come spesso accade nei piccoli centri dimenticati da tutto il resto del mondo. Ho amato la storia delle Donne lupo, le Balenghe, ovvero coloro che come lei non sono state come la tradizione voleva e il suo legame con loro.
Un'altra cosa bellissima è stato il vedere l'evoluzione di un intero paese con i suoi occhi, vedere come il progresso influisce sui piccoli centri che finiscono sempre per svuotarsi completamente.
Una cosa che potrebbe impedire a tanti di leggere questo libro, è il fatto che sia scritto in buona parte in un dialetto italianizzato e, se non si è del nord o non si ha mai avuto contatti con la parte dell'estremo settentrione, risulta difficile comprendere il significato di moltissimi modi di dire (di cui il libro è pieno) e di tante altre espressioni, se non il libro in sè.

Link: http://lamenteaffilata.blogspot.com/2...
Profile Image for Elalma.
944 reviews109 followers
June 16, 2012
L� dove ci sono valli perdute nelle montagne, c'� isolamento e il "tempo perduto" viene fissato nella memoria, come se il gelo e il freddo preservassero anche i ricordi. Questo libro � la storia di una valle e delle sue donne "balenghe", streghe, lupe, solo per aver avuto voglia di ululare no alle regole tradizionali. Qual � la caratteristica della donna lupo? Che affronta a viso aperto il grave del mondo. Che non sopporta la stoppa che rimpinza di gonfio il fantoccione cascante del quieto vivere. Ma non c'� solo questo, c'� la natura silenziosa, la solitudine la voglia di ritrovare un tempo vuoto per ogni cosa. Mi � piaciuto tanto questo libro, mi piace la lupa, simbolo di una libert� che si pu� intravedere e mai afferrare.
Profile Image for Ffiamma.
1,319 reviews148 followers
May 25, 2013
vita quotidiana in un piccolo paese di montagna del piemonte, raccontato dalla vecchia fenìsia, rimasta ultima abitante e custode non solo del cimitero- ma anche dei ricordi e delle tradizioni. tra storie di povertà, ignoranza e sopraffazione descrive alla "sciura milanese" la condizione femminile, la vita quotidiana dura e ridotta all'essenziale, le chiusure di una comunità ristretta in cui bastava niente per essere bollati come "diversi" e pericolosi. iperrealista e magico, un libro che indigna e che incanta. (quant'è brava la pariani, sempre)
Profile Image for Babette Brown.
1,160 reviews32 followers
May 29, 2020
Roberta Ciuffi per il Blog di Babette Brown.
‘La valle delle donne lupo’ non l’ho letto, ma ascoltato. Mi è piaciuto, mi ha commosso, mi ha fatto arrabbiare, mi ha incuriosito. Non è una storia moderna ma non è una storia antica. È la storia di come convenzioni e tradizioni che definirei medievali possano continuare a resistere al passaggio del tempo. Raccontata perlopiù da Fenisia, montagnina, che tra tanti racconti in realtà narra della cosiddetta devianza femminile, il cui vero nome è donna. Perché ci sono luoghi e tempi in cui basta essere donna per essere considerata deviante. E allora ecco la mano correttrice del padre, del marito, della società nella figura di istituti religiosi o psichiatrici. A meno che non impari a tacere, stare calma, non protestare. E chi non ci riesce, oltre all’ostracismo in vita, subisce il bando perfino dopo morta: la sepoltura nel prato delle balenghe, esclusa dalla terra benedetta.

Un romanzo che mi ha più volte fatto esclamare: Che bellezza, che i figli non siano più costretti a rispettare i genitori! Che bellezza che non siamo più costrette a piegare la testa davanti alla chiesa! Che bellezza questa selvaggia libertà che possiamo scegliere, se vogliamo, alla faccia dei moralisti che rimpiangono i bei tempi passati, quando si rispettava questo e quello…
Insomma, un romanzo che ha risvegliato una mia vena anarchica un po’ addormentata.
Molto apprezzato anche l’uso dei termini dialettali, per me così estranei da sembrare una lingua straniera.
Profile Image for Caterina.
293 reviews32 followers
September 26, 2020
Per una volta, la montagna raccontata dalle donne: tra superstizione, ignoranza e pettegolezzi, senza i simboli o gli ideali che di solito riempiono le narrazioni di montagna. Le vicende della protagonista si mescolano nei suoi ricordi alle storie e leggende di tante altre donne. Donne, non persone: trattate dalla famiglia come serve senza volontà e dalla religione come maligne peccatrici, per sopravvivere possono solo decidere di diventare balenghe, streghe, lupe.
Per il mio gusto personale ci sono alcuni punti in cui ci si dilunga più del dovuto, soprattutto verso la fine. Tuttavia ho apprezzato tantissimo la sensazione di vivere in una dimensione altra, quasi magica, data anche dalla forma di racconto trascritto e dagli inserti in dialetto. Questi ultimi non sono mai tradotti e spesso lasciano dei dubbi di comprensione che però non tolgono, ma anzi aggiungono strati e sfumature alla narrazione.
Profile Image for Eleonora Voltolina.
Author 3 books16 followers
February 10, 2021
Un libro triste e cupo - e triste, e cupo.

Quanto dolore nella storia delle protagoniste, quanta ingiustizia. La vita nella valle sperduta, fredda, sconnessa dal resto del mondo; la vita nel manicomio, spogliata della dignità e del futuro. Gli altri continuamente a mettere il naso, a valutare, a giudicare. Il maschilismo invincibile, il dovere di stare al proprio posto.

La scrittura di Laura Pariani è interessante. L'escamotage narrativo alla base del romanzo - mettersi in scena in prima persona, una scrittrice che va a intervistare una vecchia - non è tra i miei preferiti, mi suona sempre come un tentativo di buggerare il lettore, di fargli credere ciò che non è. Che la Fenisia, la protagonista, esista davvero. Ma in questo caso funziona, anche grazie alla nota dell'autrice a fine libro, molto sincera.

Non è un libro che rileggerei, non è un libro che regalerei, ma sono comunque contenta di averlo letto.
Profile Image for Mary.
320 reviews7 followers
January 22, 2019
Ho faticato a leggere questo libro, avrei voluto abbandonarlo subito ma poi ho deciso di continuare mettendoci un po’ di tempo. Prima di tutto non mi è piaciuto il modo in cui è scritto con tutti questi termini dialettali che mi anno creato fastidi nella lettura. La storia poteva essere interessante ma non è stata scritta in modo da catturare il lettore.
Profile Image for mic.
14 reviews
April 9, 2025
peccato che un libro cosi bello perderebbe valore nell’essere tradotto, meriterebbe di essere letto da chiunque ma forse la bellezza è sentirsi un po’ una lupa durante la lettura… e questa esperienza non è universale
Profile Image for Mara Cattaneo.
37 reviews
May 25, 2026
Libro piacevole, ma non particolarmente coinvolgente se non nelle ultime pagine
Profile Image for Gabriella Zuccarello.
434 reviews5 followers
April 17, 2023
Una ricercatrice si reca per le valli Piemontesi intervistando i paesani con il suo registratore e qualcuno le parla di questa donna, Fenisia, che vive ormai da sola nel Paese Piccolo e che sicuramente lei ricorderà tante cose degli avvenimenti accaduti in quei posti. Inizia così il racconto di Fenisia, dalla sua nascita, alla sua vita con la cugina Grisa, alla vita nel paese con le sue credenze, fino a quando lei sarà l’unica ad abitare ancora in quei posti.

Mi sono imbattuta in questo libro con il gruppo di lettura della biblioteca della quale faccio parte ormai da qualche anno. Sicuramente è uno di quei libri che non avrei letto facilmente in quanto lontano dalle mie solite letture. La storia è particolare in quanto mette insieme la vita di una ragazza di montagna con le credenze che ci sono all’interno delle valli piemontesi.

“<<(…) …Questa è la vera sposa cristiana: paziente, sottomessa, lavoriera, che si lascia mansuetamente mettere in croce. Guai alla donna che si fa prendere dalla collera, che getta fiamme dagli occhi! Il barometro del suo cuore segna cattivo tempo, la disobbedienza coniugale discende sempre più in basso e l’ultimo grado di abbassamento è la tempesta: perdita di ogni divozione, ferali proponimenti… non c’è bisogno che l’indetti io: sapete tutti che non si potrà darle sepoltura al cimitero>>”

Il libro racconta la storia dal 1928 al 2007. Il racconto viene scritto alternando la terza persona nei capitoli dove vengono poste le domande e capitoli dove Fenisia racconta la sua vita con suo padre, lo zio e la cugina Grisa con cui ha un rapporto molto importante che le porterà a vivere una parte della loro vita lontane. A tutto questo si incrociano le credenze popolari del luogo, il dialetto, il modo di vivere di quel periodo con tutte le dicerie del paese visto anche che vivono a ridosso del cimitero e che la famiglia di Fenisia se ne è sempre occupata.

I personaggi sono molto forti. Fenisia che cresce senza la madre, con un padre che si impone sempre e aggressivo ma a stretto contatto con la cugina Grisa. Fenisia ne passa tante, questo sicuramente fa sì che il suo carattere si rafforzi tantissimo e le permette di affrontare tutto. Sicuramente un altro personaggio che fa parte del gruppo #maiunagioia. Racconta molto bene come venivano viste le donne in quell’epoca.

“<>.
Dunque bisogna lavarsi con la camicia addosso; la stoffa si incolla fredda e vischiosa sulle gambe bagnate. La mano scivola sotto la camicia e, con uno sfregamento di salvietta, tenta di asciugare approssimativamente la pelle. poi occorre vestirsi con vere e proprie acrobazie, per non mostrare all’angelo pudoroso neanche un centimetro di pelle. Contorsionandosi per infilare maglia e gonna sotto la camicia: solo allora si può levarsela di dosso. Naturalmente sono vietatissimi gli specchi.”

Il libro l’ho trovato interessante, mi è piaciuto come è stata raccontata la vita della protagonista allacciata alla vita degli altri personaggi e la storia del paese con le sue superstizioni. Queste donne che non sono forti, ma sono delle lupe che si fanno valere.

Consiglio questo libro a tutti coloro che amano i libri di narrativa con al suo interno storie di vita vissuta.
Profile Image for Chiara Ciccarelli.
54 reviews1 follower
December 10, 2016
Fenisia, ormai anziana, racconta la sua vita e altre storie del suo paesino di montagna ad una "sciura milanese" che raccoglie vecchie tradizioni orali. Uno spunto narrativo semplice per raccontare uno spaccato di vita che inizia dopo la prima guerra mondiale e arriva quasi ai giorni nostri. E' un libro durissimo e amaro sulla condizione femminile, dove la "libertà e la modernità" che conosciamo noi sono arrivate tanto in ritardo (o non sono arrivate mai). Bellissimo e pregevole il linguaggio contaminato dal dialetto locale, un misto di piemontese e lombardo. Mi è piaciuto davvero tanto.
Profile Image for Gabriele  Menegalli.
18 reviews1 follower
August 18, 2021
Meraviglioso.
Scritto con la tecnica dell'intervista, ci riporta nelle memorie di Fenísia, una donna anziana rimasta l'ultima abitante del Paese Piccolo un gruppo di case arroccate sui monti piemontesi.
La sua è una storia di oppressione, conformismo, maschilismo, che schiaccia chi va controcorrente. La ribellione è lenta, guardinga, silente come i passi di una lupa nel bosco, ma non di meno potente e devastante.

"Di me rida il mondo río,
Il suo scherno io prendo a scherno,
Muova guerra a me l'inferno,
Io disprezzo il suo furor."

Consigliato a tutte le donne controcorrente e a chi non le teme.
Profile Image for icaro.
502 reviews50 followers
October 19, 2015
Bel libro, ma niente ipocrisia: se non ci fosse la Pariani con la Fenisia e la Grisa non prenderei nemmeno un caffé. Noi (quasi tutti) siamo 'il paese', loro sono le lupe, libere, ma selvatiche...
La loro estraneità respinge e noi - è terribile, certo - evitandole da lontano non avremmo mai il sentore delle insopportabili ingiustizie le hanno fatte come sono.
Il libro non mi è piaciuto del tutto, ma ringrazio la Pariani che mi ha obbligato a scavalcare il cancello della casa del becchino e sedermi nel freddo della stanza per ascoltare la voce della lupa.

[audiolibro]
Profile Image for Pippicalzelunghe.
230 reviews71 followers
August 24, 2017
Racconto di vita quotidiana di un paesino piemontese da parte dell'ultima abitante rimasta, custode del cimitero ma anche delle tradizioni, delle storie degli abitanti, delle donne in particolare. Bello mi sembrava di sentire i ricordi di mia nonna.
141 reviews3 followers
January 8, 2015
molto coinvolgente, anche ben scritto.
Una lettura consigliata, anche se forse un vocabolario esplicativo sarebbe stato necessario, considerazione di un piemontese.
Displaying 1 - 22 of 22 reviews