Un giallo che cerca di essere fuori dagli schemi dove non solo il colpevole è noto (fatto ormai non insolito) e non ha particolari scusanti ma il lettore è portato a stare dalla sua parte. Ambientato in una clinica di Zurigo nella ordinata (e grigia) Svizzera, Sonder è un anziano patologo oncologico che rientra al lavoro poco prima della pensione reduce da un cancro al polmone e si scopre accantonato con un nuovo incarico insignificante e considerato ormai un malato da monitorare a fini statistici. Ex cacciatore non si rassegna al destino e vuole cadere lottando come il cinghiale che aveva colpito anni prima al polmone e che lo aveva ferito alla gamba prima di crollare stecchito. Il suo desiderio è compiere un ultimo viaggio in Africa per salire sul Kilimangiaro fino a non poterne più scendere; prima però si vendica nei confronti di un medico arrivista reo di avergli bloccato la carriera e causato il cancro fumando costantemente (vabbè...). Il delitto è bislacco nelle modalità ma riesce a creare più di un imbarazzo a due potenti intoccabili, il direttore della clinica, un trombone saccente e pieno di sé e un altro medico tronfio e senza scrupoli. Le indagini sono affidate a un commissario flemmatico e attempato che lavora sulle intuizioni e sensazioni trasmesse dai luoghi del delitto più che con interrogatori stile terzo grado. Un giallo dove si rovesciano i ruoli tra vittime e carnefici la giustizia non sempre è quella stabilità dalla legge. Ricorda Dürrenmatt anche se non ha la stessa logica stringente; una trama piacevole e anche divertente ma anche inverosimile e un po' slegata nella successione degli eventi: commedia e dramma allo stesso tempo senza mai decidersi per uno dei due, ma comunque non banale e scontato come tanta letteratura di genere. Tre stelle e mezzo