Bè che dire, parla Bonatti...e quando è lui a parlare bisogna solo ascoltare.
Certo ci sono molte descrizioni tecniche delle sue imprese che per molti potrebbero essere noiose ma tra le pagine di questi suoi diari c'è anche tanta poesia.
Toccante il racconto della tragedia del Pilone centrale del Freney.
Che cosa c'è di meglio che riaccostarsi alla natura semplice e generosa per risentirci esseri umani? lo credo fermamente nell'insegnamento della natura, perciò sono convinto che la montagna con le sue bellezze, le sue leggi severe, costituisca oggi ancor meglio di ieri una delle più valide scuole del carattere: perché lassù si impara soprattutto a soffrire.
L'alpinismo effettivamente può essere più pericoloso di alcune altre attività umane, però se ci si avvicina alla montagna coscienziosamente preparati e si osservano le giuste regole della prudenza, l'avventura alpinistica diventa una cosa totalmente diversa dalla folle temerarietà. Purtroppo, come in tutte le cose, anche in montagna esiste l'imponderabile che può portare alle più gravi tragedie, ma ciò non significa che gli alpinisti siano votati alla morte. Al contrario, essi sono degli entusiasti della vita; amano accostarsi al massimo alla natura, sfiorando magari i margini estremi della vita stessa per assaporare la voluttà del vivere intensamente, attenti sempre a non oltrepassare mai i limiti delle loro possibilità.
Se abbiamo deciso di affrontare questa parete è perché abbiamo creduto che solamente l'impon- derabile avrebbe potuto arrestarci. E dove non esiste l'imponderabile? Varrebbe dunque la pena di rinunciare all'esistenza in cui si crede per il timore che il destino si mostri avverso?
Mentre, con questi pensieri mi accingo a ritornare al rifugio, vedo una povera farfalla portata fin qui dalla calda giornata, che con un ultimo colpo d'ali si abbatte sulla neve poco distante da me. Povero essere vivente che per sventura ti trovi a morire in un mondo crudele, di cui non avresti mai sospettato neppure l'esistenza! In questo tuo ultimo battito d'ali io vedo interpretato un dramma quasi umano. Chissà, penso, con quale terrore i tuoi piccoli occhi hanno assistito al tramonto dell'ultimo raggio di sole, alla metamorfosi repentina dei colori e chissà con quale orrore i tuoi sensi hanno avvertito i primi morsi del gelo, l'atroce certezza di morire e come me gli stessi infiniti rimpianti. Povero insetto, fratello mio di sventura in un luogo di morte, come mi sento simile a te in tutto! La tua tragedia è la mia, ciò che io vado cercando attraverso il superamento del Dru equivale all'ebbrezza che ti ha trasportata fin quassù e quel Dru che sto per affrontare altro non è per me che quell'ultimo raggio di sole che da poco hai visto tramontare! Se domani non riuscirò a sorreggermi, farò la tua stessa fine.
La montagna è una grande maestra che insegna anche a perdere.