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Milano, Feltrinelli, 1960, 8vo cart. edit. cop. ill. pp. 228 (Prima edizione).

229 pages, Hardcover

First published January 1, 1960

28 people want to read

About the author

Giovanni Testori

86 books10 followers
Giovanni Testori, critico d'arte, poeta, autore teatrale e romanziere, è stato tra le personalità intellettuali più complesse del secondo Novecento. Negli anni Cinquanta ha raccontato la periferia milanese nel ciclo I segreti di Milano. Per il teatro, con la Trilogia degli scarrozzanti (L'Ambleto, Macbetto e Edipus), ha creato una personalissima lingua drammaturgica, proseguita con gli oratori di argomento sacro, quali Conversazione con la morte, Interrogatorio a Maria e Factum est, e culminata con la messa in scena del romanzo In exitu, uno dei suoi capolavori. La sua ultima opera, quasi un testamento fra teatro e poesia, è Tre lai.

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Profile Image for Davide.
509 reviews141 followers
January 13, 2024
Cara, dove si andrà – diciamo così – a fare l’amore?

Leggendo l'inizio dell'Arialda, dove tutti si incrociano continuamente, mentre si infrattano in un luogo indistinto, di confine: tra i «prati e le siepi intorno alla cava», con «sul fondo le ultime case» e «rumori di macchine» mi è venuto in mente come Enzo Jannacci cantava, su testo di Franco Fortini, Quella cosa in Lombardia . . Si può dire che uno dei temi fondamentali della letteratura “milanese” tra dopoguerra e miracolo economico sia stato proprio questo (di Testori vedere anche Il ponte della Ghisolfa, e aggiungere almeno Tempi stretti di Ottieri): data la situazione abitativa, sociale e culturale, la ricerca del luogo privato dove abbracciarsi risultava piuttosto pubblica.
Drammaticamente, comicamente o tragicamente pubblica.

Qui non siamo in un romanzo ma in un testo teatrale, quindi questo affollarsi dei personaggi nello stesso luogo è strettamente funzionale; e, anche se c’è qualche momento che fa sorridere, decisamente tragico. Ancora di più perché l’affollamento è aumentato dalla presenza opprimente dei morti.
Che non sono proprio anime: i deceduti sono sempre evocati con riferimenti alla decomposizione dei corpi, alle ossa e al marciume e “stanno addosso” con insistenza ai personaggi (in modo particolare alla protagonista, l’Arialda Repossi), condizionandone l’esistenza.
Se ci aggiungiamo una visione aggressivamente desolata del tempo presente, fatto di miseria e corruzione morale, con la coscienza che è un cancro che mangia dentro ma non spinge a cambiare comportamenti, non muta le decisioni crudeli, abbiamo una buona approssimazione al clima dell’opera.
E se ci aggiungiamo ancora una presentazione realistica di omosessualità e prostituzione nel contesto popolare, e un alto livello di scontro tra genitori e figli, con assenza di rispetto e turpiloquio, si può intuire anche perché l’Arialda, portato in scena nel 1960 con la regia di Luchino Visconti dalla compagnia di Rina Morelli e Paolo Stoppa, con musiche originali di Nino Rota, incorse nella censura, con accuse di oscenità («Grandemente offensivo del comune senso del pudore, per la turpitudine e la trivialità dei fatti»). Alla fine si ottenne il permesso per andare in scena ma con il divieto ai minori di 18 anni e il processo, contro l’autore e contro la Feltrinelli che aveva pubblicato il libro, si chiuderà solo nel 1964, con l’assoluzione.

Appendice 1
«Visconti sta lavorando a Rocco e i suoi fratelli, fin troppo liberamente tratto (nel senso di niente diritti) dal Ponte della Ghisolfa. Gli capita in mano il testo dell’Arialda e, entusiasta, lo fa rappresentare a Paolo Stoppa. Alla prima milanese, la compagnia è addirittura costretta a interrompere la rappresentazione. In sala, fischi, urla, insulti bigotti. L’editore è in piedi contro la folla inferocita: “Provocatori, smettetela, provocatori!”. La Commissione di sorveglianza per i copioni teatrali si mette in moto sotto il sole non ozonato del 1960.» (Carlo Feltrinelli, Senior service)

Appendice 2
Pasolini (Le belle bandiere) si pronuncia pubblicamente contro il sequestro, naturalmente, anche se dice che il dramma gli «piace molto poco», per la sua «angustia ideologica»: gli sembra esempio di neo-decadentismo come La notte di Antonioni.

Appendice 3
Ne ho visto una rappresentazione il 28 ottobre 2017 al Teatro Gobetti di Torino, con regia di Valter Malosti, che puntava molto sulla recitazione non realistica, caricata, sul grottesco e l’espressionista, con urla, gesti, fino a rendere a volte incomprensibile il testo. Comprensibilmente eliminava alcuni personaggi secondari (la madre di Arialda, Eros). Molto meno comprensibile, invece, la trasformazione del Lino, che in Testori rappresenta il sogno di giovinezza incontaminata, di purezza per Eros, e che era invece rappresentato come un vizioso debosciato, facendo inoltre scomparire la fondamentale differenza di età tra i due. L’unica idea registica pienamente condivisibile era quella di far comparire fisicamente i morti che l’Arialda sente continuamente presenti (Andrea Triaca nella parte muta del fidanzato morto dell’Arialda, alto pallido magrissimo, in scena con solo un paio di slip bianchi, era perfetto).

Appendice 4
Intervistato da Tullio Kezich proprio nel 1960, Testori spingeva gagliardamente in avanti il suo empito balzachiano: «Il mio mondo è stato finora quello della periferia di Milano, ma nei prossimi libri conto di estenderlo ai paesi, a Como, al Varesotto, in un ciclo più ampio che volevo intitolare La commedia lombarda

Appendice 5 (Giovanni Della Casa, Capitolo sopra ’l nome suo)
«Anche chi ’nsegnò far lessi i marroni,
Chi trovò i citriuoli e ’l cacio fresco
Credo che fosse un Giovanni, e de’ buoni.»

Profile Image for  amapola.
282 reviews32 followers
October 1, 2018
Testo teatrale durissimo, L'Arialda (del 1960) suscita grande scandalo per la sua presunta oscenità, perché venato di tematiche omosessuali.

Il 15 novembre, per protestare contro la censura e il divieto di rappresentazione dell'opera, il regista Luchino Visconti e gli attori Rina Morelli, Paolo Stoppa e Umberto Orsini si rivolgono al Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi che si rifiuta di riceverli. Nel 1961, con la regia di Visconti, L'Arialda viene alla fine messa in scena, ed è la prima interpretazione rilevante di Umberto Orsini; sono nel cast anche Pupella Maggio e Lucilla Morlacchi. (Fonte: Wikipedia)

Ambientate nella periferia milanese a cavallo fra gli anni ’50-’60, con un linguaggio ruvido, dialettale, provocatorio e polemico, vengono rappresentate le storie di Arialda (camiciaia zitella), Eros (suo fratello, omosessuale), Lino (di cui Eros si innamora), Gaetana (una spiantata meridionale), ognuno, a modo suo, alla (vana) ricerca di una via di fuga dallo squallore in cui è costretto a vivere, fatto di umili stanze d’appartamento, osterie, cavalcavia, da uno squallore fatto di passioni sfrenate, rivalità e segreti, voglie d’amore strazianti, legami torbidi.
Tra luci e ombre, speranze e miseria nera, passione e compassione, assistiamo a questa “tragedia plebea”, poetica e concretissima.
Straordinaria.

https://youtu.be/cD-zMp3obxI
Profile Image for ALEARDO ZANGHELLINI.
Author 4 books33 followers
August 2, 2021
Heavy-handed in its attempt to work itself into a tragedy of truly classical proportions. There is a curious disconnect between the pedestrian style used in the characters' speech (which I suppose is more or less necessary, given their milieu) and the violent passions that move them; somehow, it has the effect of underscoring the formulaic nature of the drama as a 'proper' tragedy and, as a result, one fails to be moved.
It may be an important piece of work (the back cover credits the play with the first treatment of the legitimacy of homosexual love 'in the Italian cultural landscape', which may or may not be true); but memorable it is not.
114 reviews
December 4, 2021
Testori realizza una bellissima rassegna di storie d'amore, spesso interessate o frustrate, utilizzando un linguaggio vivo e forte (spesso censurato). L'autore quindi racconta l'Italia del boom economico, soffermandosi su coloro che ne sono tagliati fuori (popolo, prostitute/i, omosessuali, piccoli criminali). Al centro poi il tema della vendetta amorosa, che sfocia in tragedia.
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