È il 1967 quando Serena Vitale, all'ultimo anno di università, arriva nella Mosca brezhneviana, in piena Guerra fredda, con una borsa di studio e un incondizionato amore per la cultura russa. Capisce subito che prima di occuparsi di letteratura dovrà imparare a non cadere nelle trappole dell'assurdo quotidiano, a farsi accogliere come amica da chi, morto Stalin da ormai quindici anni, ancora ritiene criminale intrattenere rapporti con una borghese in paltò di lapin sbarcata da un'ignota kapstranà (Paese capitalista). E a tenere la bocca chiusa le orecchie del KGB sono dappertutto - ma gli occhi ben aperti. Offrendoci, attraverso la straordinaria lente della letteratura, uno sguardo acutissimo su ogni figura, ogni parola, schivando le tentazioni della prosa autobiografica e dosando con sapienza i registri dell'ironia e del grottesco, Serena Vitale ci conduce attraverso quarant'anni di storia russa in una galleria di racconti che sono come i movimenti di un'unica un romanzo felicemente inconsueto che restituisce l'immagine viva della Russia sovietica, negli aspetti più paradossali e tragicomici della vita di ogni giorno come in quelli più drammatici dell'ideologia, della cultura, della censura, fino ai nostri giorni, alla generazione dei nuovi ricchi e dei milioni di poveri senza voce.
Serena Vitale è una scrittrice e traduttrice italiana, vincitrice del Premio Bagutta nel 2001 con La casa di ghiaccio. Venti piccole storie russe, Premio letterario Piero Chiara e Premio Napoli nel 2015.
Pugliese d'origine, si trasferisce nel 1958 a Roma con la madre e uno dei fratelli.
Allieva di Angelo Maria Ripellino, si avvicina allo studio della lingua russa, trasferendosi dal 1967 al 1968 a Mosca per approfondirne la conoscenza. Proprio nella casa di Ripellino incontra per la prima volta il poeta Giovanni Raboni nel 1969. L'anno seguente inizia con lui una lunga convivenza, che culmina con le nozze del dicembre 1979.[1] Il matrimonio naufragò due anni più tardi, quando Raboni si lega sentimentalmente a Patrizia Valduga.
Nel 1972 è a Genova come docente di lingua russa presso la locale università.
Professore ordinario di letteratura russa presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, vive nel capoluogo lombardo.
Carriera letteraria Autrice dai primi anni settanta di saggi e approfondimenti su autori quali Josif Aleksandrovič Brodskij, Aleksandr Sergeevič Puškin, Vladimir Nabokov, Marina Ivanovna Cvetaeva, Sergej Esenin, Michail Bulgakov, Sergei Timofeevič Aksakov, Isaak Babel' o Jurij Valentinovič Trifonov, Vladimir Majakovskij.
Nel 1979 pubblica Testimone di un'epoca: conversazioni con Viktor Sklovskij.
Ha tradotto anche Bella Achmadulina, Ladislav Fuks, Ludvik Vaculik, Vladimir Majakovskij, Milan Kundera, Osip Mandel'štam, Vladimir Zazubrin, Vasilij Makarovič Šukšin, Andrej Platonov e Fëdor Dostoevskij.
Nel 1995 scrive per Adelphi Il bottone di Puškin, che ottiene successo internazionale e viene tradotto in sei lingue.
Nel 2000 con Arnoldo Mondadori Editore pubblica La casa di ghiaccio. Venti piccole storie russe, che si aggiudica il Premio Bagutta ed il Premio Chiara.
Nel 2006 ancora con Arnoldo Mondadori Editore pubblica altri venti racconti in L'imbroglio del turbante.
Si cimenta anche con il romanzo, sempre per la medesima casa editrice: esce nel 2010 A Mosca, a Mosca!.
Una lettura nella quale si affoga, progressivamente e piacevolmente, soprattutto se interessati all'argomento. Un pastiche davvero splendido di ricordi, sensazioni, scoperte, immagini, situazioni, sentimenti, vicende umane, incontri, maturati in tanti anni di studio e di viaggi nella capitale dell'URRS, prima, e... in quella della nuova Russia capitalista, dopo. In bella conversazione descritti. Amabilmente raccontati. Sullo sfondo, sempre dolente, una terra amara; lontana; faticosa; dal clima inospitale. E un popolo dolce ma indurito; ospitale ma racchiuso; colto ma austero. Sempre molto sensato, per tutte queste ragioni. E per altre di cui è superfluo dire.
molto interessante questo memoir di serena vitale sulle sue molteplici esperienze in russia dagli anni 60 a oggi. attraverso le esperienze e gli incontri descrive una realtà insieme tragica e grottesca- quella dell'unione sovietica e del cambiamento verso il capitalismo esasperato e la follia dei nuovi ricchi. mi sono piaciute moltissimo le testimonianze della gente "comune" costretta ad arrabattarsi per sopravvivere. consigliato agli amanti della letteratura russa.
Aneddoti tratti dalla lunga permanenza della studiosa a Mosca appunto, spiragli sulla società, la politica, la cultura russa sovietica e post-sovietica. Molto ricco e interessante, a tratti anche divertente, drammatico, tragico. Comunica un grande amore per questo mondo difficile, pieno di contraddizioni (ma solo loro?) e fa venir voglia di saperne di più.
Sulla vita a Mosca ai tempi dell'URSS vista da italiani lì residenti esistono svariati libri, quasi tutti scritti da giornalisti, gli unici in effetti che godevano di una parvenza di status "libera circolazione". Tra tutti cito Terzani, la moglie Angela Staude e Renata Pisu. Il libro della Vitale è diverso in quanto narra delle sue molteplici visite prolungate nell'arco di quasi 40 anni per approfondire la conoscenza della letteratura e lingua russa (lei è docente all'Universita Cattolica di Milano). La sua torre di osservazione è stata quindi diversa, e diversamente focalizzata, rispetto a quella dei giornalisti. Il resoconto è simile ma i personaggi incontrati sono diversi, come diverso era il campo di azione. Ne risulta una descrizione a tratti inquietante (e di pericolo vero) ma sempre alleggerita dalla sua voglia di raccontare più che di raccontarsi. Mi ha meno convinto la frammentarietà della prosa con frequenti digressioni e cambiamenti stilistici che hanno appesantito la lettura.
Curioso il fatto che io decisi di acquistare il libro dopo avere ascoltato una sua intervista in cui raccontava di come approfittasse dei prezzi popolari al Bolshoi (comprensivi di cibo altrimenti meno facilmente accessibile) sebbene tale episodio sia in verità assente nel libro.
Serena Vitale ha visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Frequentando Mosca dal 1967, anno in cui, studentessa all’ultimo anno di università si trasferisce in URSS per un Erasmus ante-litteram (ironia del cognome…) e recandosi successivamente per decenni e decenni in cui ancora era tirata la cortina di ferro, ne ha decisamente tante da raccontare su amici e conoscenti, vecchie glorie e mostri sacri, ex-contesse e kaghebesnik. I suoi aneddoti sono sempre godibilissimi anche quando sono drammatici, farseschi, assurdi o degni di una spy-story. Riescono a coinvolgere, intrattenere e far riflettere allo stesso tempo. Ci raccontano di un URRS e di una Russia che cambia man mano che sfilano i suoi soggiorni e la Storia si mette in moto. Il quadro che ne esce è ridicolo e sublime, grottesco e tragico.
Il primo verso della Marcia dell’aviazione sovietica recita: “Siamo nati per trasformare la favola in realtà”. L’ironia popolare ha storpiato la retorica in “Siamo nati per trasformare Kafka in realtà”, giocando sull’assonanza del russo “skazka” (favola) e Kafka. A certe latitudini, con certi chiari di luna, il confine tra i generi è molto labile. Il salto da fiaba a racconto dell’assurdo è molto breve.
"Tutto quel bianco smangiava gli occhi, allargava il cuore." Parlo da studentessa che ha trascorso il quarto anno di liceo in Russia. Il libro mi è piaciuto moltissimo, ma è sicuramente ostico in alcune parti per coloro che non hanno alcuna dimestichezza con la lingua e la storia russa o una conoscenza almeno vaga della cultura. Consigliato soprattutto a chi, come me, ha già avuto contatti con questo popolo dalle mille contraddizioni.
Mah, che dire? Mi è piaciuto. Avventure tragicomiche nella vecchia unione sovietica. Si stava meglio quando si stava peggio? Anche se, cara Serena Vitale, non è che se mi scrivi la corretta pronuncia dei nomi russi poi quando leggo me li pronuncio esattamente andando a leggermi la fonetica... come viene viene!!
'Ci hanno tolto il passato:"la storia è cominciata nel' 17", e il presente è soltanto l'anticamera del radioso avvenire, di un futuro impossibile che ormai nessuno, loro per primo, aspetta più... Ora, segui il mio ragionamento, senza l'attesa non esiste più il tempo... [...] I bolscevichi hanno inventato lo slogan "tutto il potere ai soviet" e poi glielo hanno fregato, quel potere. E noi viviamo sotto la Sovetskaja vlast' [...] quando giochiamo a fare i congiurati... Sudditi di qualcosa che non esiste: il potere dei Soviet. Perché il vero potere da settant'anni ce l'ha il Partito. E se non esiste la Sovetskaja vlast', nostra signora è padrona, non esistiamo neanche noi. Concludo: hai ragione tu, sono un fantasma'.
Così dice Aliosha, completamente ubriaco, alla sua amica italiana che continua ad andare e venire nella sua Mosca, nella sua Russia.
A mosca, a mosca!, Serena Vitale, Mondadori
Ho letto prima la Russia di Anna Politkovskaja e poi la Russia di un'italiana che ha continuato ad andarci, a farne parte, dalla fine degli anni '60 ad oggi, la slavista Serena Vitale. Un libro che ho trovato per caso, da cui non mi aspettavo moltissimo e che, invece, mi ha trascinata con sé. È il racconto di un Paese complicatissimo, di individui a loro modo complessi che instaurano rapporti di amore e odio con Mosca, con la sua letteratura, i libri che diventano forse esistono e forse si potrà copiare, con le sue strade scivolose, i suoi gatti al guinzaglio, le sue spie, le sue violenze e i suoi compromessi per poter, nonostante tutto, esistere.
Mi è rimasto l'amaro della consapevolezza di aver fatto finta di non conoscere alcuna di queste storie. Mi è rimasto l'amaro di chi se ne frega, perché sopravvive a modo suo altrove. Che miseria.
Interessantissimo racconto-reportage composto da una serie di aneddoti vissuti dall'autrice nella sua frequentazione di Mosca dagli anni '60 ai '90, come studiosa di letteratura russa. Una Mosca difficile, di regime, piena di assurdi controlli e in cui non ci si poteva fidare di nessuno. Eppure l'autrice stringe amicizie con personaggi che a loro modo sfidano le restrizioni alla libertà imposte dal comunismo. Leggerlo oggi dà ancora comunque i brividi.