Il giornalismo è, a mio parere, ciò che non vediamo anche quando ce l'abbiamo sotto gli occhi.
E la narrativa è, a mio parere, trovare l'umano compatire in ogni dove, anche la dove non lo vorresti trovare.
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Fatte queste personalissime e discutibilissime definizioni (come tutte le definizioni che escono dal mio rassicurante e peculiarissimo campo di battaglia) posso applicarle senza dubbi al libro, che può ridefinirsi come: giornalismo narrativo.
Giornalismo. La dove mostra che dietro un "mistero", anche dietro un mistero, si nascondono spesso un alternarsi di banalità come il perpetuarsi del potere, la lotta tra l'ego trabordante degli scienziati famosi, le sofferenze scontate degli umili, le storie di tante persone che, come tutti, vengono travolte dalla indifferenza della natura, tanto indefferente da sembrare no, proprio stronza, proprio determinata a ricordarci che non contiamo un cazzo.
Narrativa. Dove questo lago rosso viene spezzettato in campo di battaglia di passioni religiose e riscosse culturali, in punto di incontro tra Occidente e Africa e suo punto di scontro, la dove il lago, il mostro, viene colto nel suo trasformarsi in mito, quasi in Dio, appunto.
Molto ben scritto, ugualmente ben documentato, razionale con il mal di pancia, come sanno essere gli olandesi, giusto, a tratti, un po' freddino.
Mi ha convinto e ora, a breve, mi spingerà ad avventurarmi sull'Ararat. Via pagina.