La storia della rivoluzione (1791-1804) che portò gli schiavi neri della principale colonia francese delle Americhe a costituirsi come Stato indipendente, scardinando il sistema coloniale basato sulla schiavitù. Dopo aver descritto brevemente la storia della presenza coloniale francese a Saint-Domingue, il libro si sofferma sulla società schiavista che aveva fatto le fortune dei coloni e della madrepatria, senza mancare di evidenziare le sue contraddizione rispetto ai principi della rivoluzione francese. E sarà proprio sulla scia della rivoluzione che gli schiavi di Saint-Domingue riusciranno ad ottenere prima l'emancipazione e poi la formale abolizione della schiavitù, per arrivare poi all'indipendenza dopo aver avuto la meglio sull'esercito napoleonico, intenzionato a riprendere il pieno controllo dell'isola.
Tra le varie figure descritte da Popkin risalta quella del leader nero Toussaint Louverture, uno dei padri dell'indipendenza di Haiti, fautore di una società in cui neri, liberi di colore e bianchi potessero coesistere pacificamente, ma non senza inclinazioni autoritarie. Abile politico e stratega, Toussaint seppe anticipare il vento della storia, dapprima alleandosi con i francesi e consolidato il suo potere a Saint-Domingue e poi riconoscendo la minaccia rappresentato dai progetti di Napoleone per l'isola. Incarcerato con l'inganno e trasferito in Francia, il condottiero nero non vivrà abbastanza a lungo da assistere al raggiungimento dell'indipendenza, poi raggiunta nel 1804 sotto gli ordini del suo sanguinario generale Jean-Jaques Dessalines. Tuttavia, i problemi di Haiti, esacerbati da anni di divisioni e lotte intestine, erano solo agli inizi.