Napoli, 1975. Ci vuole coraggio per fare la capofamiglia.
Quando Vincenzina rientra a casa dopo una giornata passata china sui libri universitari ancora non lo sa che la sua vita sta per cambiare. Il padre Ferdinando si è avvelenato i polmoni dopo anni di lavoro e lotte nell'acciaieria di Bagnoli, 'o cantiere , e quando deve arrendersi alla malattia tocca a Vincenzina prendersi cura di quello che resta della sua la madre Antonietta, che si chiude nel lutto lasciando il resto fuori, e la sorella minore Giulia, ancora troppo creatura per capire cosa sia il sacrificio. Vincenzina mette così da parte il sogno di vedersi laureata ed entra lei stessa nello la rabbia che ha in corpo per il destino perduto si trasforma però presto in coraggio quando si accorge che non è da sola. Tra quelle mura Vincenzina si fa forza grazie a donne che, come lei, la vita ha provato a piegare ma che in quella nuova sorellanza hanno trovato loro Piera, la caporeparto nerboruta che ama Pasolini, Anna, e i suoi occhi verdi e gentili nascosti dietro la visiera, Elena, che con le sue idee forti ispira le compagne a non arrendersi mai alle avversità. Siamo negli anni delle grandi contestazioni di piazza e degli scioperi nazionali, dei primi movimenti femministi e dei caschi gialli in cima ai cortei, che Maria Rosaria Selo racconta con una scrittura dall'irresistibile sapore mediterraneo, dando vita a una protagonista fiera e sfrontata. Vincenzina, che conosce il dolore ma guarda dritto il futuro.
Avevo tante aspettative per questo libro dopo aver letto “L’albero dei mandarini”.
Ma è sempre bene non avere aspettative. Perché i libri sono come le ciambelle: non tutte escono con il buco.
Stavolta le protagoniste sono delle donne: Vincenzina è un’operaia dell’Italsider di Bagnoli.
“Sono trascorsi nove anni da quel martedì nero che scavò il futuro. Un tempo profetico, le parole di Vincenzina che prevedevano la fine di un’epoca che avrebbe lasciato uno spazio immenso da riempire. E non solo come superficie di un terreno. Da quel discorso che aveva stretto gli animi, nel novembre del 1981, si era arrivati all’inizio della dismissione solo sette anni dopo. Un’agonia. ’O cantiere, in quel tempo di mezzo, era stato voltato e rivoltato come un cadavere sul tavolo dell’obitorio. La inutile riconversione, le mille discussioni politiche e poi i soldi buttati, tantissimi, oltre ottocento miliardi di lire. Il nuovo treno di laminazione era stato costruito e messo in lavorazione per soli cinque anni, con il personale dimezzato per la crisi e per il cancro. La fabbrica, dopo ottantaquattro anni di attività salvifica per molti, ora doveva chiudere a causa della crisi dell’acciaio e, per paradosso, accadeva proprio nel momento in cui era più produttiva e sostenibile dal punto di vista ambientale. Ma tant’è. La ferita è profonda. La città, tutta, sarebbe cambiata, non solo Bagnoli.
È l’inizio del giorno.
Quando arrivano al cantiere manca un quarto alle cinque. Gli operai, quelli che hanno tenuto duro in tutti quegli anni, sono all’interno dello stabilimento. Si scambiano parole basse, perché non hanno più niente da dire, se non aspettare che tutto finisca. Fuori albeggia con la solita luce incerta, forse più cupa degli altri giorni, perché contiene una fine, una tristezza. Spira un vento forte che passa dagli spifferi e le lamiere creano un rumore che pare un breve e costante lamento. Con l’ultima colata l’Altoforno Numero 5 viene spento, e tutta l’area a caldo del Centro Siderurgico di Bagnoli si ferma. Per la prima volta c’è un silenzio crudele, e a tutti pare di entrare in un altro mondo.”
Cosa non mi ha convinto: la storia di Giulia e della prostituzione minorile; gli aborti clandestini.
Insomma, mi sembra che abbia voluto mettere troppa carne al fuoco…
I vicoli di Forcella sono ragnatele infilate nel cemento. Sottili, asfissianti. Quartieri che si accavallano dal Pendino a San Lorenzo, a ridosso di via Duomo fino a Spaccanapoli. Bisognerebbe guardare dall’alto per capire come districarsi, non perdersi. Dai balconi spunta di tutto, dalle teste d’aglio alle gabbie di canarini, dai grappoli di pomodori ai panni stesi. E sopra, grondaie di amianto che riparano dalla pioggia e dal sole. Nessun colore è uguale all’altro, in una cromaticità selvaggia e prepotente. Chi ha di più lo mostra, e cambia pure il colore del palazzo a suo piacimento, oppure infila mattoncini alle pareti esterne e dipinge la ringhiera. Di sotto, attaccati al marciapiede, i bassi. Bocche spalancate e senza denti. Ingressi custoditi da vecchie che sanno tutto di tutti, ma se chiedi loro di qualcuno non conoscono nessuno.
Bagnoli anni '70 la scrittura della Selo ti porta direttamente dentro l'Italsider con Vincenzina che rimasta orfana di padre prende il suo posto in fabbrica. Proprio lì questa giovane studentessa che sognava di laurearsi imparerà a vivere, lottare scioperare ed a esserci per gli altri. Una scrittura piena di emozioni pur non essendo melensa misurata evocativa un romanzo che ti riporta alle lotte delle femministe ai diritti dei lavoratori ai buoni sentimenti
Leggibile, scorrevole, affronta argomenti interessanti, soprattutto per una napoletana 😉 Mi piace come l'autrice abbia tratteggiato i personaggi, ma in alcuni punti ho trovato discorsi e riflessioni, come dire, insinceri, forzati, un dettato lezioso e retorico.
Scritto benissimo, forse è la motivazione principale per cui lo consiglio, se si comincia a leggere la storia di Vincenzina non si smette, ci si affeziona alla dolcezza sgangherata di Antonietta, all'imprudenza di Giulia, ci si perde nel fumo della fabbrica di Bagnoli e nei vichi di Forcella... e quanto è bello il dialetto napoletano, anche quando è appena accennato in qualche espressione. Però penso che con un talento per la scrittura così grande questa sia anche stata un'occasione sprecata, perché tanti temi importanti come la lotta di classe e le rivendicazioni sociali sono appena accennate e sono giusto di contorno all'ambientazione che invece è più incentrata su vicende sentimentali e di amicizia. Insomma, estremamente godibile, ma mi è mancato qualcosa.
A queste parole Vincenzina sente il peso delle responsabilità. Sua madre Antonietta, non può lavorare perché per un difetto dalla nascita, zoppica. Giulia, sua sorella ha sedici anni, deve badare anche a lei, specialmente ora che è in un'età complicata. Cosa deve fare Vincenzina ? Dovrà rinunciare agli studi universitari, a due anni dalla Laurea?
Ma una cosa Vincenzona ora lo sa, andrà a lavorare nello stabilimento di Bagnoli dove lavorava il padre e che lo ha portato alla m*rte a causa della malattia ai polmoni.
Sarà da lì che lotterà contro le ingiustizie dei lavoratori.
Maria Rosaria Selo racconta una pagina importante della storia italiana: quella che riguarda l' acciaieria Italsider di Bagnoli a Napoli e le morti di cancro ai polmoni degli operai causate dall'esposizione con l'amianto. Ambientato a Napoli nei quindici anni che vanno dal 1795 all'ottobre del1990, anno in cui lo stabilimento vede la sua fine.
Selo ci porta a vivere immensamente quel tragico periodo e lo fa con una scrittura passionata che profuma di mare, dal sapore mediterraneo.
I capitoli brevi rendono la lettura piacevole e scorrevole. Ma non per questo facile da leggere a livello emotivo.
Selo infatti anche se in forma romanzata, ci consegna una denuncia che indaga in questo triste pezzo di storia. Non rinuncia a sollevare ideologie politiche, a sostenere tesi e riprodurre il più fedelmente possibile il clima dell’epoca incentrato maggiormente sulle divergenze sociali della popolazione: la borghesia avida da una parte e le lotte operaie dall'altra.
Un romanzo godibile che farà fiorire emozioni forti nel lettore, in particolare a chi è ideologicamente vicino al comunismo e le lotte operaie e sindacali. . Se questi argomenti in letteratura vi interessano, vi consiglio di recuperare questo libro, scritto molto bene e con una storia che vi conquisterà. . Complimenti all'autrice per questo nuovo romanzo Avevo già avuto modo di apprezzare la sua scrittura nel suo meraviglioso libro: 𝐿'𝑎𝑙𝑏𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑖 .𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎𝑟𝑖𝑛𝑖.
Alla morte del padre, Vincenzina è costretta a lasciare l'università per andare a lavorare come addetta alle pulizie a 'o cantiere, la fabbrica siderurgica di Bagnoli in cui aveva lavorato anche suo padre.
All'inizio, questo lavoro viene vissuto da Vincenzina come uno smacco della vita da accettare con rassegnazione ma, piano piano con le sue colleghe si instaura un rapporto sincero e 'o cantiere diventa una seconda famiglia a cui ci si affeziona e su cui può contare.
La storia della vita di Vincenzina, della mamma Antonietta, della sorella Giulia e delle sue colleghe conosciute a 'o cantiere ha come sfondo le prime manifestazioni sul diritto dell'aborto in Italia e sull'abuso di potere dei padroni a cui non si deve abbassare la testa ma bisogna lottare uniti per cambiare le cose.
Romanzo scritto bene e che si fa leggere con piacere.
Bello, scorrevole, forte e umano. Ci si sente parte della vita e della famiglia di Vincenzina. Cose che cambiano all'improvviso e che rivoltano la vita che hai conosciuto fino a quel momento. A malincuore Vincenzina si sforza di diventare capofamiglia, poi cresce. Cresce nel contatto con la fabbrica, con gli altri operai, con donne dalle storie simili e difficili. Ognuno è vittima in certi contesti ma tutte queste persone imparano presto una cosa: non lasciarsi abbattere. Prendere quel buono che c'è nella realtà, nei rapporti umani. La forza di reagire e di lottare contro le ingiustizie. Quella forza che dà carica, riempie la vita. Bel romanzo davvero, consigliato.
Libro molto scorrevole, che con chiarezza e lucidità racconta una dimensione di fabbrica che diventa famiglia, di lotta per i diritti dei lavoratori e delle donne, di speranza per un futuro migliore, di denti stretti e tenacia per ottenere quello che vogliamo dalla vita.
Nonostante gli argomenti trattati siano diversi, e tutti introdotti in modo capillare, la superficialità con cui vengono narrati si sposa perfettamente con una storia che intrattiene e apre ampio spazio a riflessioni personali successive.
Ho letto con piacere tutti i libri di Rosi Selo, compreso "Vincenzina ora lo sa". La vita (e la morte) degli operai della grande acciaieria di Napoli - che gli addetti chiamano 'o cantiere - è molto ben descritta e si capisce che l'autrice si è documentata a fondo e ha raccolto testimonianze dirette su quegli anni in chiaroscuro. Mi ha molto turbato la storia della sorella minore di Vincenzina che mi ha letteralmente incollato alle pagine.
Cosa mi è piaciuto: la finestra su un pezzo di storia italiana che non conoscevo; la scrittura, sicuramente scorrevole, non ridondante.
Cosa non mi è piaciuto: la banalità con cui vengono trattati e risolti temi che forse meritavano maggiore approfondimento (gli errori di Giulia e la sua magica redenzione, l'aborto clandestino). Mi è sembrato un voler mettere sul tavolo tanti temi, per poi risolverli in modo un po' frettoloso.
Mi è piaciuto. Sicuramente è scritto bene e questo lo rende godibile per tutta la durata del libro. Le tematiche sono interessanti. Potevano magari essere approfondite meglio le questioni degli operai che rimangono soltanto accennate ma il libro si concentra sugli avvenimenti che accadono alle donne protagoniste . Mi è piaciuto e lo consiglio
Molto carino, a tratti commovente, ci sono alcuni punti in cui si storce il naso per alcune banalità e alcune scelte narrative un po’ eccessive che sembrano messe lì solo per fare scena, dal momento che non aggiungono nulla alla narrazione principale, tutto sommato un buon libro, voto 3.5
Lettura piacevole. Le tematiche importanti trattate sono tante, anche se non approfondite, ma forse non è un male, rimane un assaggio di quello che è stato e forse ancora un po' è.
Libro con trama scorrevole e probabilmente se non avessi avuto audio non lo avrei finito. Pieno di luoghi comuni e ideologia politica: lotta operaia, femminismo, aborto, prostituzione minorile e tutto condito da buonismo. Zuccheroso e superficiale. Onestamente credo sia uno dei pochi libri che ho trovato davvero stucchevole forse perché mascherato da profondità che non possiede.