Non riporto mai, qui, gli albi illustrati che leggo per lavoro. Questo profilo si riempirebbe di consigli di lettura che non interesserebbero a nessuno e probabilmente non avrei neppure il tempo di starci dietro davvero - tolto che, il tutto, il più delle volte, si risolverebbe in una rapida attribuzione di stelline giacché per sopravvivere ai costi della vita "vera" devono catalogarne di decine alla volta.
Su questo, però, mi sono dovuto fermare.
Me lo sono dovuto annotare, qua, per archiviarlo a lungo termine in questa memoria digitale che è il mio giornale di lettura e, quindi, per tangenza, un diario di vita.
In questo albo, pieno di un vuoto bianco e silenzioso, c'è imprigionata una qualche forma di straordinaria gentilezza. Lo sfogli quasi con timore, perché dalla prima pagina sai quale sarà la conclusione "perché così è la vita", e questo ti si stringe addosso come un abbraccio inaspettato. Faccio fatica ad accettare la realtà del fatto che, davvero, ogni frase di Erlbruch lascia intravedere sempre molto altro.
Trenta facciate sul tema più sfuggente dell'umanità che, per quella magia propria solo dell'arte, sono in qualche modo perfette. Straordinario.
[Nella brevità ci si può avvicinare alla completezza. Una completezza che viene perlopiù dalla sottrazione.]