Il caldo dell’Arabia ci raggiunse come una spada sguainata e ci colpì improvvisamente. Era un mezzogiorno dell’ottobre 1916.
Questo libro mi è stato regalato, per arricchire lo scaffale di storia militare. In effetti, in libreria avevo vari tomi relativi a armi e battaglie antiche o medievali, mentre mi mancava un testo su questo particolare periodo. Peraltro, avevo visto il (celeberrimo) film dedicato a Lawrence d'Arabia, il Leone del Deserto, ma non avevo mai letto questa sorta di autobiografia-saggio sulle proprie imprese, conosciuto anche come "I sette pilastri della saggezza".
In realtà, ho scoperto un uomo carismatico, brillante, pieno di interessi e con un senso dell'onore pazzesco.
Oltre alla base classica (tradusse l'Odissea, ad esempio), Lawrence nutriva una grande passione per l'archeologia e, grazie e alla sua tesi sui castelli crociati, ebbe modo di visitare i territori arabi, assorbendone lingua e costumi.
Nel 1916 era ufficiale dei servizi segreti inglesi, stanziato al Cairo, e fu scelto dai suoi superiori come personaggio ideale per convincere le tribù della penisola araba a sollevarsi e unirsi con uno scopo nazionalistico, per cacciare i dominatori ottomani (comunque turchi) liberando il territorio sino alla Transgiordania.
Combatté al fianco delle tribù per due anni, mentre in Europa infuriava la prima guerra mondiale, dormendo in tende o all'addiaccio, muovendosi a dorso di cammello o in moto, o attraversando le dune insieme a lunghissime carovane, tra giorni infiniti di caldo e sete, violente battaglie, crudeltà e morte.
Il suo è un racconto concreto, che descrive i personaggi con nome e osservazioni personali, che vede la poesia delle notti stellate e del vento e delle tempeste di sabbia, ma anche la meschinità di tribù che non riescono a collaborare, o di alleanze che si sfaldano per invidia e avidità, e l'ipocrisia e il razzismo tra inglesi e arabi o tra arabi e turchi.
Eppure, ci ha creduto sino in fondo: nelle pagine si avverte il suo entusiasmo per le piccole vittorie e l'avanzata, la riconoscenza per uomini che sono stranieri ma compagni d'armi, il rispetto per usanze tribali ma che stima.
E ho trovato notevole che, in quel periodo, trattasse con tenerezza e piena comprensione la presenza di relazioni omosessuali tra i combattenti (di certo, senza esprimere alcun dubbio sul fatto che questo sminuisse il valore all'interno della truppa).
Alla fine l'insurrezione cacciò i turchi ma non a favore degli arabi: Inghilterra e Francia si spartirono la terra, non riconoscendo l'indipendenza e creando quel protettorato in Palestina che fu foriero di tanto sangue successivo.
Lawrence ne fu così deluso che rifiutò di far carriera e respinse titoli e onori, compresa la Victoria Cross che il re gli stava porgendo durante una cerimonia solenne.
Ma è facile capirlo dopo aver letto questo libro: il racconto di un grande sogno o, meglio, di una grande illusione.
L’essenza del deserto è l’individuo che si muove solitario, il figlio della strada, separato dal mondo come in una tomba. Le truppe che si muovevano in gregge come lenti montoni, non sembravano degne del privilegio dello spazio.