«Non è facile sopportare pensieri così intelligenti, audaci e impertinenti» scriveva Freud a Groddeck nel febbraio del 1920 a proposito dello Scrutatore d’anime. Questo singolare romanzo, l’unico che Groddeck abbia scritto, era stato fino allora rifiutato da vari editori, piuttosto scandalizzati dal suo contenuto, e fu proprio Freud a farlo accogliere fra le pubblicazioni della casa ufficiale del movimento psicoanalitico, il Psychoanalytischer Verlag, e con tutti gli onori: «Dobbiamo tutti dirle grazie per il sorriso delizioso con cui, nel suo Scrutatore d’anime, ha rappresentato le nostre indagini sull’anima, altrimenti tanto serie». La straordinaria idea di Groddeck, nello Scrutatore d’anime, è di fare dell’Es il protagonista di un romanzo. Il romanzo psicoanalitico annunciato nel sottotitolo diventa allora innanzitutto uno sfrenato romanzo picaresco, scosso da una inesauribile comicità e allegria, cronaca del grave sconquasso prodotto dall’irruzione dell’Es nei più vari ambienti della Germania prussiana – nelle birrerie e nelle prigioni, fra principi e truffatori, socialisti e femministe, militari e medici, donne leggere e signore prudes. Portatore, eroe e vittima dell’Es è qui un borghese di mezza età, scapolo e benestante, che conduce una vita quieta e lievemente ottusa fino al giorno in cui una rivelazione improvvisa lo convince ad abbandonare ogni sua idea precedente e perfino il suo nome e a gettarsi all’avventura, trasformandosi in un geniale buffone, totalmente privo di senso del pudore e della dignità, insieme regredito all’infanzia e asceso alla saggezza, pronto a diffondere ovunque una buona novella che tutti giudicano assolutamente sconveniente, ma da cui tutti, in qualche modo, rimangono contagiati. Il contagio interiore è, di fatto, il grande mezzo con cui l’Es opera nel mondo le sue mirabili trasformazioni. Ed è proprio questa la folgorante visione che ha fatto del borghese August Müller il trickster Thomas Weltlein. Nel corso di una snervante lotta da lui ingaggiata contro un esercito di cimici che avevano invaso la sua camera da letto, il signor Müller prende la scarlattina, delira e, una volta guarito, si accorge che la sua malattia ha sterminato le cimici, che ne sono rimaste contagiate. Scocca a questo punto la scintilla della rivelazione, August Müller diventa Thomas Weltlein e comincia a vivere una nuova vita, guidato dall’Es. Da quel momento attraverseremo con lui una galleria di personaggi disparati (che compongono fra l’altro una satira scorticante della Germania), subito coinvolti da Weltlein in conversazioni intimissime e irriverenti, e ben presto apparirà chiaro che non solo i discorsi di Weltlein espongono le teorie di Groddeck, talvolta in formulazioni ‘selvagge’ che solo in questo testo ha osato, ma che anche altri tratti di questo incantevole personaggio rimandano alla persona Groddeck. Mai, infatti, come attraverso il suo felice alter ego «scrutatore d’anime» Groddeck è riuscito a parlare senza riguardi verso il persecutorio buon senso, accettando con tranquilla ironia il ruolo del folle. E mai, soprattutto, è riuscito a comunicare con altrettanta intensità quel sentimento di esilarante liberazione che la scoperta dell’Es suscitò in lui – e dovrebbe suscitare nella vita di tutti.
Il cammino che si compie, sdraiati o seduti, di spalle o frontali, le ore e gli anni che trascorrono in quelle stanze, si caratterizzano anche per alcune letture: succede che il doc o la doc ne consiglino. A me di solito succedeva di prenderne scrupolosamente nota, leggere, arrivare in fondo e chiedermi “perché mai mi ha consigliato ‘sto libro?”. Intanto, comunque, il semino era piantato e in qualche modo cresceva.
La battuta è scontata: con Lo scrutatore d’anime Groddeck scrive due romanzi in uno. Il primo, e l’ultimo. Il resto della sua opera fu saggistica, scritta da quello “psicanalista selvaggio” che si riteneva. Scritta, immagino (ho letto solo questo e sfogliato Il libro dell’Es), senza quell’approccio all’apparenza irriverente, sicuramente spiritoso, divertente, e, perché no, birichino – tutto meno che “serioso”, come invece questo titolo e il suo sottotitolo, e come così pure tutto il resto della sua opera lascia intendere
Il protagonista August in una notte, per combattere un’invasione di cimici, si trasforma in Thomas “Piccolo Mondo”/Weltlein. La trasformazione contempla la liberazione dell’Es, e cioè “la voce della natura nell’animo dell’uomo”, secondo la definizione freudiana. Alias, l’inconscio. Per la cronaca, Freud adottò una definizione coniata proprio da Groddeck, per il quale l’Es si configurava come “le forze ignote e incontrollabili dalle quali veniamo vissuti”.
La trasformazione scatena istinti e pulsioni di August che così diventa Thomas, personaggio che dà spazio alla sua carica erotica, inebriante irrefrenabile irrazionale (e alla sua aggressività, al suo spirito autodistruttivo…). Il cambiamento trasforma August l’ascoltatore in Thomas il logorroico, che parla e straparla, non si ferma davanti a niente e nessuno. E così facendo scatena una teoria di equivoci, gaffe, situazioni imbarazzanti, figuracce, imbarazzi, che portano la gente intorno a lui a considerarlo pazzo.
Metà Pinocchio metà Pierino, questo uomo ritornato, o forse diventato, bambino, è l’incarnazione della libertà, è il superamento dei freni inibitori, il rovesciamento del buon senso. Romanzo più divertente che effettivamente bello – qua e là ci sono buoni momenti, ma ben altra cosa il capolavoro di Svevo - non lo considererei un grande romanzo, quanto piuttosto un romanzo curioso e interessante, una raccolta di situazioni e pensieri “intelligenti, audaci e impertinenti”, la cui importanza è più psicanalitica che letteraria.
Noi siamo vissuti da forze che non conosciamo, blateriamo di libero arbitrio e con la nostra volontà non sappiamo neppure dirigere una crosta di pane; tutto accade senza che noi lo comprendiamo.
Este libro lo leí en el año 2014 y sólo recuerdo que no me gustó. No entendí los planteamientos de este científico que fue uno de los fundadores del movimiento psicoanalítico. Me pareció denso y pesado. Ininteligible. Si lo leo de nuevo, seguro encontraré cosas más valiosas de las que encontré entonces.
Testo assai volgare e scurrile, perciò adorabile. É un crudo assaggio del vero, del reale. Un libro che almeno una volta nella vita deve essere letto, che sa intrattenere, far ridere, far pensare e far piangere. Raramente un romanzo mi ha così tanto scosso quanto emozionato. L'ho adorato (e divorato).