Invito al viaggio (...in quel paese che t'assomiglia tanto)
L'autore compie un viaggio per mare verso la Grecia prima e poi alla volta di Tomi, antica meta dell'esilio imposto ad Ovidio dal benemerito Augusto.
Con lui percorrono le distese marine uomini e donne animati dal medesimo desiderio: scovare il nascondiglio di Pan, mitico ibrido dietro cui si cela il Desiderio ferino, l'invasamento, la follia istintuale ridotta a deprecabile malattia da sanzionare e annientare nella società del razionale e del consumo.
Sono strani questi compagni di viaggio, anch'essi a metà strada tra Reale e Mito: c'è l'aedo cantastorie; l'uomo che si perse nei boschi arcadici e ne torna irrimediabilmente sconvolto e sconnesso dal presente (avrà trovato Pan?); la femme fatale che ascolta le storie della compagnia a porta chiusa della cabina, immersa in una Jacuzzi dorata.
Sarà forse la versione moderna di una ninfa?
La sera si raccontano storie di dee e uomini e allora tornano a vivere l'infelice Atteone, sbranato dalla muta dei suoi stessi cani, l'inflessibile ed algida Artemide e altri, più o meno legati all'onnipresente (mai raggiunto) Pan.
I capitoletti in prosa hanno il titolo dei luoghi raggiunti e visitati: il porto di Galaxidi, quello di Katakolo, il Peloponneso, Mykonos, Rafina e così via.
La parte narrativa è continuamente interrotta da 'poesie' in cui antico e nuovo tentano una fusione, intervallata da fotografie scattate da Filippo Tuena ai luoghi e agli oggetti artistici di cui parlano i versi e le sezioni poetiche. E' questa la sezione che ho trovato più debole, spesso vuota di senso e in qualche modo posticcia, mentre la prosa di viaggio è affascinante; riporto di seguito un esempio 'poetico', il meno peggio a mio avviso.
(p. 76)
"Andromeda è detta costellazione autunnale
Poiché si mostra più facilmente d'inverno
Deludendo l'abituale osservatore cittadino
Di un cielo contaminato dai fiumi e dalle luci
Poco adatto ad ammirare la notte
Analoga meraviglia mi prendeva
Osservando il vicinissimo clitoride
Della donna amata pressoché infinito anch'esso".
In questo caso, niente fotografie.
Ecco: è questo un caso in cui il troppo stroppia. La forma del prosimetro è sempre rischiosa, perché densissima e ridondante di suo: occorre, a mio avviso, una perfetta padronanza di entrambe le forme di scrittura, prosa e poesia. Qui l'autore, bravo nella narrazione, non lo è particolarmente nel profluvio di versi narrativi, che nel tentativo di evocare e suggestionare in realtà mi hanno confuso e, talvolta, irritato.