Ci aspettiamo che costeggiando l’isola di Paxos si finisca per solcare mari che conducano al tempo anteriore, a quello che precedeva il messaggio funebre, al tempo della presenza vitale di Pan, al mondo di satiri e ninfe dominati da quella divinità e cantati dal poeta”. Uno strano narratore racconta, con stile avvolgente e ipnotica raffinatezza di tocco, una strana navigazione verso l’Oriente. È un viaggio che avviene nello spazio ma anche tra le epoche, sovrapponendo, incrociando, intrecciando presente e passato. L’uomo tiene a mostrarsi come un turista tra tanti su una nave da crociera ma ricorda in modo spiazzante il poeta Ovidio mandato in esilio venti secoli prima. È attratto da una donna che ascolta racconti nella vasca jacuzzi della sua cabina – e se la donna, a propria volta, nascondesse un segreto, una metamorfosi? Se fosse una ninfa? Perché, come sapevano bene gli antichi, lo spirito di Pan si occulta e si svela all’improvviso, nei luoghi e nei tempi più impensati. Filippo Tuena, guida impareggiabile, ci invita alla riscoperta del mito e del suo fascino ancora oggi così potente.
Filippo Tuena si è laureato in Storia dell'Arte alla Sapienza di Roma. Fino al 1996 ha lavorato nell'antiquariato. Da allora si occupa di libri. Vive gran parte dell'anno a Milano. Scrive narrativa e dirige una collana per l'editore 'Nutrimenti'.
This wavering novel is a bit of a compendium of what I dislike about modern Italian literature: little storytelling, much navel-gazing on the part of the author, who has to show how good and cultured he is at holding up a story on several levels and time planes. Only: the characters are two-dimensional when it goes well, the supposedly intentional confusion is very real and everything is a pretext, underneath which there is very little. What's more, punctuation is very often missing. I mean: one can write without punctuation, but one has to be able to do so without it being missed, and this is not the case. Pan is dead again.
" Così provoca il brivido l'accadere / Di una divinità alternativa / Ritenuta estinta e ricomparsa / A soddisfare desideri repressi"
Chi è Pan? Una divinità minore romana che ricalca le orme di Bacco e ne eredita i poteri di eccitazione del corpo e dell'animo. Ma a un certo punto muore, dice Plutarco, là nell'isola di Paxos dove risiedeva. "In cerca di Pan" vuole ripercorrere dunque un tragitto, quello di Ovidio esule, per riportare Pan dove era, perché in fondo nel nostro oggi quell'eccitazione deve tornare nelle nostre vite ed essere di nuovo protagonista. Ne abbiamo bisogno, ne sentiamo la necessità, perché siamo tutti persi. Curioso però che la ricerca debba avvenire proprio mediante una crociera, quanto di più umiliante vi sia per l'avventura del viaggio. È questo il fondo triste del libro di Filippo Tuena, che mescola prosa e poesia, recuperando il meglio del Pavese di "Dialoghi con Leucò" e il Ransmayr di "Il mondo estremo" nel loro ritorno personale e nella loro ricostruzione di una mitologia perduta tra gli scaffali polverosi di una biblioteca. Il risultano non è del tutto esaltante come capacità di catturare pienamente il lettore, ma la potenza evocativa è sicuramente potente.
Invito al viaggio (...in quel paese che t'assomiglia tanto)
L'autore compie un viaggio per mare verso la Grecia prima e poi alla volta di Tomi, antica meta dell'esilio imposto ad Ovidio dal benemerito Augusto. Con lui percorrono le distese marine uomini e donne animati dal medesimo desiderio: scovare il nascondiglio di Pan, mitico ibrido dietro cui si cela il Desiderio ferino, l'invasamento, la follia istintuale ridotta a deprecabile malattia da sanzionare e annientare nella società del razionale e del consumo. Sono strani questi compagni di viaggio, anch'essi a metà strada tra Reale e Mito: c'è l'aedo cantastorie; l'uomo che si perse nei boschi arcadici e ne torna irrimediabilmente sconvolto e sconnesso dal presente (avrà trovato Pan?); la femme fatale che ascolta le storie della compagnia a porta chiusa della cabina, immersa in una Jacuzzi dorata. Sarà forse la versione moderna di una ninfa? La sera si raccontano storie di dee e uomini e allora tornano a vivere l'infelice Atteone, sbranato dalla muta dei suoi stessi cani, l'inflessibile ed algida Artemide e altri, più o meno legati all'onnipresente (mai raggiunto) Pan. I capitoletti in prosa hanno il titolo dei luoghi raggiunti e visitati: il porto di Galaxidi, quello di Katakolo, il Peloponneso, Mykonos, Rafina e così via. La parte narrativa è continuamente interrotta da 'poesie' in cui antico e nuovo tentano una fusione, intervallata da fotografie scattate da Filippo Tuena ai luoghi e agli oggetti artistici di cui parlano i versi e le sezioni poetiche. E' questa la sezione che ho trovato più debole, spesso vuota di senso e in qualche modo posticcia, mentre la prosa di viaggio è affascinante; riporto di seguito un esempio 'poetico', il meno peggio a mio avviso. (p. 76) "Andromeda è detta costellazione autunnale Poiché si mostra più facilmente d'inverno Deludendo l'abituale osservatore cittadino Di un cielo contaminato dai fiumi e dalle luci Poco adatto ad ammirare la notte Analoga meraviglia mi prendeva Osservando il vicinissimo clitoride Della donna amata pressoché infinito anch'esso".
In questo caso, niente fotografie.
Ecco: è questo un caso in cui il troppo stroppia. La forma del prosimetro è sempre rischiosa, perché densissima e ridondante di suo: occorre, a mio avviso, una perfetta padronanza di entrambe le forme di scrittura, prosa e poesia. Qui l'autore, bravo nella narrazione, non lo è particolarmente nel profluvio di versi narrativi, che nel tentativo di evocare e suggestionare in realtà mi hanno confuso e, talvolta, irritato.
L'incessante dialogo tra mondo antico e moderno si fonde col racconto, a metà tra la suggestione mitica e il racconto autobiografico, di una crociera sulle coste orientali, tra ninfe/donne autoconfinatesi nelle Jacuzzi, echi dell'esilio ovidiano e le avventure di Pan. Il tutto inframezzato da molti versi che risemantizzano il materiale classico e lo rielaborano alla luce di una, nuova, sensibilità contemporanea.
Un libro da leggere tutto d’un fiato, tra prosa e poesia, mito, viaggi in mare, arte e un tempo ondivago e mai fermo nel presente. Semplicemente fantastico