non so se sono cambiata io, perchè i tempi sono cambiati... ma quanto ho rimpianto il libero parlare di qualche anno fa!
Credo di non essere l'unica a percepire una sorta di castrazione collettiva. Il limite fra la critica e l'offesa è diventato labilissimo, se non annullato. Di conseguenza è un continuo disclaimer, degno di un bugiardino farmaceutico e si pesano le parole come fossero piombo: nelle storie social, nei video di youtube, negli articoli, nelle guide... è tutto toccato con i guanti, con le distanze, avendo cura di sottolineare il SECONDO ME, TRANQUILLI, SOLO DAL MIO PUNTO DI VISTA E PER LE MIE NECESSITÁ.
E invece no... sparare a zero, ma quanto è liberatorio? Dire la propria senza aver paura di urtare gli altri (perchè non è quello il tuo scopo, stai solo condividendo la tua visione), quanto è bello?
Certo sono la prima che non amo esser offesa, sono la prima che sta attuando attenzione alle parole in perfetta comunione col periodo.
Ma non posso fare a meno di pensare che tutto ciò ci opprime, e ci rende meno liberi.
Dov'è finita Aosta? Tutti in casa a vedere la Bibbia alla tivù? Mah. La provincia continua a essere un mistero insondabile. Ci arrivi e pensi: qui non si può che morire. Poi leggi sul giornale che quelli vivono meglio di tutti, piccoli paradisi borghesi che al confronto le metropoli sono inferni. Sarà.(...) Intorno il vago fastidio di quando capiti in quei posti in cui l'italiano è la seconda lingua.
(...)sono finito a Bologna, dove invece di piazza Chanoux c'è piazza Maggiore, ma sempre paesone è .